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Società di ingegneria: nel 2015 la produzione perde il 10%

Il bilancio dell'attività della società di ingegneria e architettura nel 2015, nel rapporto Oice-Cer: calo del valore della produzione, aumento della committenza privata e dell'occupazione, attività all'estero determinante

Engineer inspecting rock crusher at a construction site
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Alterna luci e ombre la 32esima edizione della Rilevazione annuale sulle società di ingegneria italiane, curata dall’Oice, l’Associazione aderente a Confindustria che raggruppa circa 400 società di ingegneria e di architettura, con la collaborazione del Cer-Centro Europa Ricerche. Complessivamente i dati del 2015 non vengono valutati in modo positivo, rendendo ancora netta la sensazione di difficoltà in cui si è mosso il settore delle società di ingegneria e architettura italiane negli ultimi anni.

Prima di tutto, è stata netta la riduzione (circa il 10%) del valore della produzione registrata nel 2015 rispetto al 2014 (si è passati dai 1.938 milioni di euro del 2014 ai 1.733 del 2015) ben lontana dalla soglia psicologica dei 2 miliardi di produzione; in prospettiva però le stime per il 2016 danno invece un recupero quasi ai livelli del 2014 (1.907 milioni) con un aumento di importo percentuale analogo rispetto al 2015.

Sembra invece confortare il dato sull’occupazione, in aumento dell’1,1%, raggiungendo le 13.411 unità, con un risultato più ampio per le imprese con meno di 50 addetti: l’1,5% in più (con un incremento a 5.368 unità) contro lo 0,7% delle imprese con più di 50 addetti (salite comunque a 8.043 unità).
Il dato dell’occupazione in controtendenza rispetto a quello della produzione si può probabilmente leggere come effetto del Jobs Act che ha permesso, a molte aziende, l’emersione di parte delle “partite iva non strutturali” che difficilmente figuravano nel computo degli addetti.

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Preoccupa il fronte estero che nel 2015 rappresenta il 30,6% (per circa 531 milioni): emerge infatti una diminuzione del valore della produzione sia nel 2015 (-12,1% sul 2014) sia nelle previsioni per il 2016 (-13,2% pari a 461 milioni di euro, meno di un quarto del valore totale previsto per l’anno in corso).
Anche l’andamento del portafoglio ordini evidenzia delle criticità: dopo la sostanziale tenuta tra il 2014 ed il 2015, si registra infatti una diminuzione del 18% nelle stime 2016, che si traduce nel passaggio da 3.174 a 2.604 milioni di euro.
Dato positivo invece per quanto attiene ai contratti acquisiti che dovrebbero raggiungere 2,2 miliardi nel 2016, grazie soprattutto all’apporto delle società di maggiore dimensione, con un incremento del 18,9% sul 2015.
Questo potrebbe essere il dato dal quale ripartire per una possibilità di ripresa.
Rimane consistente la quota di attività delle società di ingegneria e architettura sul mercato privato, anche se in calo: si è passati da 944 milioni di euro nel 2014 (48,7% del totale) a 736 milioni di euro nel 2015 (42,4%), ma per il 2016 si prevede un recupero a 899 milioni (47,1% del mercato complessivo).

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Dal punto di vista geografico appare significativo notare come la produzione all’estero, concentrata nel 2014 per quasi il 50% fra Penisola arabica e Asia, diminuisce nel 2015 in queste due aree ma aumenta per quel che riguarda l’Unione europea, con un trend in ulteriore aumento nelle stime del 2016 (si passa quindi dal 8,4% al 31,1% nel 2016).
Si è in presenza quindi di un deciso riposizionamento della produzione all’estero delle imprese Oice, in risposta al mutamento della domanda internazionale.
E’ un dato positivo, il fatto che l’ingegneria italiana viene riconosciuta di assoluto valore dai mercati evoluti europei che possono diventare una nuova “frontiera” di export.

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Fra i problemi che affliggono il settore, il 61% degli associati Oice segnala l’insufficiente livello della domanda pubblica (molto ridotta rispetto al resto dei paesi europei), oltre al tema dei ritardati pagamenti percepito in peggioramento rispetto all’anno precedente da molte società.

Per l’ing. Gabriele Scicolone, Presidente Oice, “Non siamo ancora fuori dalle secche della crisi; ce lo confermano i dati 2015 che un anno fa avevamo previsto in moderata crescita, ma che la realtà dei fatti ci dice che sono invece in arretramento. Le dinamiche internazionali vedono all’orizzonte diverse incertezze e anche gli spostamenti nella collocazione delle nostre società sui mercati esteri confermano l’estrema dinamicità e incertezza del contesto globale. Siamo però moderatamente ottimisti per l’anno in corso, che dovrebbe vedere un forte recupero annullando la riduzione del valore della produzione del 2015. Dobbiamo quindi rimboccarci le maniche: per sfruttare al meglio le opportunità che sembrano offrirci i mercati internazionali, dobbiamo fare passi avanti in quei processi di crescita delle nostre eccellenti società di ingegneria, per renderle appetibili alle grandi committenze internazionali, al fine di creare un circolo virtuoso che permetta di investire in progetti all’estero e “riportare ricchezza in Italia”.

Sul fronte interno invece la competizione è ancora feroce; ma salutiamo con favore la riforma degli appalti che, mettendo al centro il progetto e il progettista ed accantonando il pernicioso “massimo ribasso” oltre a tante altre novità, ci fa ben sperare per il futuro anche nell’auspicio che vi sia un aumento delle risorse destinate al settore delle infrastrutture e delle opere pubbliche.

Infine occorrerà cogliere le opportunità derivanti dalle sfide tecnologiche che si aprono per le società di ingegneria. L’Associazione è pronta a muoversi su questo fronte a fianco dei propri associati.”
Per il Cer, il Direttore Generale Stefano Fantacone, “Premesso che l’evento Brexit rende difficile qualsiasi previsione, quella che si va prefigurando è una fase di stabilizzazione dell’economia italiana intorno a tassi di crescita contenuti, tanto che a fine 2019 i livelli di attività pre-crisi non saranno ancora recuperati. Il passo della ripresa, d’altronde, è rallentato proprio dalle incertezze del quadro internazionale, di cui Brexit è parte, che depotenziano le misure di sostegno ciclico adottate dal nostro paese nell’ultimo biennio. L’Indagine Oice di quest’anno riflette tutti gli elementi di vischiosità che stanno caratterizzando il passaggio dal lungo periodo di recessione a un’espansione che si realizza in presenza di un indebolimento della domanda mondiale.”

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