Sopralluogo post sisma, l’architetto si fa male? La protezione Civile non risarcisce | Ingegneri.info

Sopralluogo post sisma, l’architetto si fa male? La protezione Civile non risarcisce

Secondo la Corte di Cassazione il professionista in questo caso specifico non è assimilabile ai dipendenti tecnici della pubblica amministrazione

image_pdf

Il libero professionista si infortuna mentre sta svolgendo un sopralluogo dopo un evento sismico? La Protezione Civile non è tenuta al risarcimento dei danni. E quanto emerge dalla sentenza n. 27865/2017 del 23 novembre della Corte di Cassazione: se l’architetto o l’ingegnere di turno non ha un rapporto di lavoro subordinato con l’ente, non può configurarsi alcuna responsabilità per la Pubblica Amministrazione. Ma ecco i fatti.

La vicenda

Un architetto aveva chiesto il risarcimento dei danni alla Protezione Civile in quanto, nelle operazioni di verifica a seguito di un terremoto, era scivolato in una strada a forte pendenza, procurandosi la rottura del ginocchio. Il ricorrente si appellava espressamente al quadro normativo vigente, in particolare all’art. 6 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, secondo cui “concorrono all’attività di Protezione Civile i cittadini e i gruppi di volontariato civile, nonché gli Ordini ed i Collegi professionali”. Chiamato in causa anche l’articolo 15 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3253/2002, in quanto la Protezione civile “è autorizzata a stipulare polizze assicurative a garanzia di eventuali danni in favore di liberi professionisti” che svolgono “operazioni tecnico-scientifiche” nell’ambito delle attività di protezione civile.

Ebbene, secondo l’architetto infortunato sarebbe evidente che eventuali danni subiti dai liberi professionisti, in occasione delle verifiche post-sisma, “dovrebbero essere risarciti dal Dipartimento della Protezione Civile senza alcuna limitazione e che il diritto al risarcimento di tali danni prescinderebbe dalla polizza di assicurazioni stipulata dal Dipartimento della Protezione Civile”.

Le motivazioni della Cassazione

Secondo la Cassazione il richiamo all’art. 6 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 è fuorviante, in quanto in realtà “si limita a prevedere il coinvolgimento dei soggetti ivi indicati ma senza alcuna implicazione civilistica ed assunzione di responsabilità della Pubblica Amministrazione”. In sostanza i giudici sottolineano che “il ricorrente non ha indicato un titolo di responsabilità azionabile in base ad una norma specifica oltre quelle già sopra richiamate e va rilevato che tali norme, cui la predetta parte ha fatto espresso riferimento”.

Va inoltre rilevato che tali normative “non prevedono una responsabilità della Pubblica Amministrazione ma si limitano ad autorizzare la stipula di polizze assicurative volte a tutelare la posizione di quanti collaborano prestando la propria attività per gestire situazioni di emergenza; trattasi, infatti, di polizze assicurative a garanzia di eventuali danni in favore di liberi professionisti, iscritti ai relativi albi e collegi, che svolgono operazioni tecnico-scientifiche in osservanza di quanto disposto dall’art. 6,comma 2 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, relativamente al concorso alle attività di protezione civile degli ordini e dei collegi professionali”.

Ecco, perché, dunque, non vi sono ragioni giuridiche per derogare agli Ordini “criteri di imputazione della responsabilità della Pubblica Amministrazione”. Allo stesso tempo, il mero incarico di effettuare le verifiche post-sisma non può assimilare la posizione del professionista incaricato a quelli dei tecnici dipendenti della P.A., al fine dell’applicazione delle disposizioni che regolano il pubblico impiego.

LEGGI ANCHERischio caduta dall’alto: nuova legge in Campania

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Sopralluogo post sisma, l’architetto si fa male? La protezione Civile non risarcisce Ingegneri.info