Studiare ingegneria in inglese restando in Italia: dove e come | Ingegneri.info

Studiare ingegneria in inglese restando in Italia: dove e come

Quali sono gli atenei italiani che offrono corsi d’ingegneria in lingua inglese? La nostra guida

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Non è certo una novità che l’inglese stia sempre più ‘invadendo’ l’ambiente scolastico e accademico italiano, così come il lessico che tutti noi usiamo quotidianamente. L’offerta in lingua inglese sta conoscendo una crescita senza sosta in Italia, 338 corsi in inglese su 4.550 nelle università italiane; sebbene proprio nel momento in cui questa tendenza sembra diventare sistematica, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha in qualche modo tracciato la strada verso un’inversione di tendenza, o comunque verso una regolamentazione del sistema. Recependo la sentenza della Corte Costituzionale del 2017, il CdS ha reso illegittimi i corsi solamente in lingua inglese per il Politecnico di Milano. In sostanza si possono fare corsi esclusivamente in inglese a patto che lo stesso corso sia disponibile in italiano. Il rettore del Politecnico, Ferruccio Resta, ha subito chiesto l’intervento del ministero che, attraverso il ministro Fedeli, sembra non rinnegare il cambiamento ma denuncia l’intenzione di agire con gradualità.

La vicenda non muta sostanzialmente il quadro sul tema, e la possibilità di svolgere corsi in lingua mantiene i suoi vantaggi: scopriamo l’offerta formativa italiana per coloro che vogliono svolgere i propri studi nella lingua internazionale.

Lauree ingegneristiche triennali in inglese

Non sono molti gli atenei che offrono di cominciare la propria carriera universitaria direttamente in inglese. Attualmente, ad esempio, possiamo fare riferimento all’Università di Roma Tor Vergata con la triennale in Engineering Sciences. Questo tipo di corso apre la possibilità ad una specialistica in ingegneria dell’automazione, ingegneria gestionale o ingegneria informatica. Un altro esempio di corso di laurea di primo livello lo offre il Politecnico di Torino con il corso in Electronic and Communication Engineering (Ingegneria Elettronica e delle Comunicazioni); la motivazione alla base della scelta dell’inglese come lingua veicolare è la volontà di facilitare l’ingresso dei laureati nel mercato globale delle ICT.

Lauree ingegneristiche specialistiche in inglese

Decisamente più numerosa è invece l’offerta degli atenei italiani sulle lauree specialistiche, in particolar modo nei settori dell’informatica e dell’informazione. Ad esempio, all’Università degli Studi di Bologna, sede Forlì, è attivo un corso con test d’ingresso di Ingegneria Aerospaziale, mentre sede Bologna c’è la possibilità di studiare Ingegneria Civile, dell’Automazione e delle Telecomunicazioni, sempre in inglese. Anche l’Università degli Studi di Catania ha attivato alcuni interessanti lauree magistrali come Ingegneria Chimica per la Sostenibilità Industriale o Ingegneria Elettrica (legata anche al mondo della robotica). Un discorso analogo può essere fatto per quanto riguarda l’Ateneo genovese che offre corsi in Engineering for Natural Risk Management (sede Savona), Ingegneria della Sicurezza per i Trasporti, la Logistica e i Sistemi di Produzione, un’interessante Ingegneria dell’Internet e della Multimedialità ed infine Ingegneria della Robotica. Veramente vasta e diversificata l’offerta del Politecnico di Milano, mentre all’Università degli Studi di Napoli Federico II troviamo un’offerta per Ingegneria Biomedica Industriale (per ulteriori approfondimenti sull’argomento Ingegneria Biomedica clicca qui) e Ingegneria Matematica. Infine, l’Università del Salento offre la possibilità di una magistrale specialistica in Ingegneria dei Materiali e Nanotecnologie. Per ulteriori dettagli sulle università sopra citate e le ulteriori possibilità che offre il sistema universitario italiano attualmente, si rimanda al sito di Universitaly il portale della scuola creato dal Miur al fine di aiutare ad orientarsi tra nel mondo delle offerte formative.

Perchè studiare ingegneria in inglese

La recente decisione di accettare solo le candidature ai Prin (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale ) redatte in inglese ha generato non poche polemiche. Il Ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, si è schierata apertamente a favore dell’“l’anglificazione” dei bandi di ricerca sulla base di due motivazioni. La prima è quella di attirare il massimo numero di partecipanti ai bandi e la seconda è che l’Italiano si promuove nella scuola dell’obbligo e non della ricerca. Giustamente molti genitori vogliono che i figli imparino bene l’inglese a scuola per avere maggiori possibilità di lavoro (all’estero?) e questa può essere una motivazione che spinge ad approfondire i propri studi ingegneristici, già affrontati durante una triennale in italiano, con una specialistica in inglese là dove, sovente, alcuni argomenti ritornano e vengono approfonditi. Si coglie, così, l’occasione di migliorare le proprie conoscenze della lingua inglese, mentre di fatto si prende una laurea specialistica. Non è della stessa opinione Michele Gazzola autore del saggio “Why teaching in english may not be such a good idea”, ricercatore alla Humbolt Universität di Berlino, secondo cui “se il Miur concede finanziamenti extra gli atenei che promuovono l’inglese nella ricerca e se si penalizzano sistematicamente le pubblicazioni in italiano, sarà sempre più difficile convincere gli studenti stranieri a imparare l’italiano e ragazzi italiani che un’ottima padronanza della lingua comune è fondamentale nella vita.”
Comunque la si veda, in campo ingegneristico resta comunque una scelta oggettiva quella di proseguire ed approfondire alcuni indirizzi di studio in inglese, proprio perché spesso di alcune materie i testi stessi sono solo in inglese ed il lavoro che poi si andrà a fare, di fatto, si svolge in inglese. Inoltre è un’ottima opportunità per attivare dei curricula che invitano ed invogliano gli studenti stranieri a venire a studiare in Italia, attivando quei meccanismi di scambio interculturale che altrimenti si potrebbero avere solo spostandosi fisicamente all’estero.

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