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Tavolo sul lavoro autonomo: le richieste delle professioni tecniche

Lettera della Rete delle Professioni Tecniche a Cesare Damiano: riconoscere il ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche nell'ambito della discussione sul lavoro autonomo

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Bene il tavolo tecnico permanente per coordinare ed monitorare gli interventi in materia di lavoro autonomo ma siano coinvolti in maniera esplicita i Consigli nazionali di Ordini e Collegi professionali, riconoscendo così il ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche.

È questo il senso della lettera che nei giorni scorsi la Rete delle Professioni Tecniche ha inviato a Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, e relatore dello “Statuto del lavoro autonomo”.

Nella nota fatta recapitare all’onorevole Damiano, la RPT esprime un forte rammarico, inoltre, “per le modifiche all’art. 5, in particolare per la soppressione della lettera b) del comma 2”.

Il Jobs Act Autonomi approvato il 3 novembre 2016 prevedeva proprio l’introduzione del “Fascicolo del Fabbricato”, soluzione condivisa dagli Ordini professionali, in particolare ingegneri e architetti. Ora, la nuova versione del testo, esaminato proprio dalla commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati, ha apportato alcune modifiche sostanziali, eliminando di fatto il riferimento al fascicolo del fabbricato. E’ stata infatti soppressa la lettera b) del comma 2 dell’art. 5 che prevedeva il “riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche, demandando agli iscritti l’assolvimento di compiti e funzioni finalizzati alla deflazione del contenzioso giudiziario e a introdurre semplificazioni in materia di certificazione dell’adeguatezza dei fabbricati alle norme di sicurezza ed energetiche, anche attraverso l’istituzione del fascicolo del fabbricato”.

Nella nota si chiede, quindi, di “ripristinare la formulazione originaria della disposizione, per dare un respiro maggiore alla delega e per un più ampio riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche”.

La nuova versione del Jobs Act Autonomi prevede, tra l’altro, importanti novità per i professionisti. Intanto, gli Atti pubblici rimessi alle professioni ordinistiche. Per semplificare l’attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione, l’articolo 5 stabilisce che il Governo debba adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di rimessione di atti pubblici alle professioni ordinistiche, nel rispetto dei seguente principio:
a) individuazione degli atti delle amministrazioni pubbliche che possono essere rimessi anche alle professioni ordinistiche in relazione al carattere di terzietà di queste;
Altra questione, la gestione dati personali degli iscritti diventa responsabilità degli Ordini. Sono state aggiunte dopo la lettera a) del comma 1 dell’art. 5:
a-bis) individuazione di misure che garantiscano il rispetto della disciplina in materia di tutela dei dati personali nella gestione degli atti rimessi ai professionisti iscritti a Ordini o Collegi;
a-ter) individuazione delle circostanze che possano determinare condizioni di conflitto di interesse nell’esercizio delle funzioni rimesse ai professionisti ai sensi della lettera a).

In merito alla salute e alla sicurezza degli studi professionali, l’articolo 10 del disegno di legge approvato dal Senato contiene la delega al Governo sulla semplificazione della normativa sulla salute e sicurezza degli studi professionali.

Il Governo dovrà infatti adottare, al massimo dopo un anno dalla data di entrata in vigore del Jobs Act Autonomi, uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) previa identificazione delle condizioni in presenza delle quali i rischi per la salute e sicurezza negli studi professionali sono da equiparare a quelli nelle abitazioni, individuazione delle misure di prevenzione e protezione idonee in tale contesto a garantire la tutela della salute e sicurezza delle persone che ivi svolgono attività lavorativa, con o senza retribuzione e anche al fine di apprendere un’arte, un mestiere o una professione;
b) determinazione di misure tecniche ed amministrative di prevenzione compatibili con le caratteristiche gestionali ed organizzative degli studi professionali;
c) semplificazione degli adempimenti meramente formali in materia di salute e sicurezza negli studi professionali, anche per mezzo di forme di unificazione documentale;
d) riformulazione e razionalizzazione dell’apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, per la violazione delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro negli studi professionali, avuto riguardo ai poteri del soggetto contravventore e alla natura sostanziale o formale della violazione.

Approvato anche un emendamento che sostituisce la lettera a) all’articolo 10 con la seguente:
a) individuazione di specifiche misure di prevenzione e protezione idonee a garantire la tutela della salute e della sicurezza delle persone che svolgono attività lavorativa negli studi professionali, con o senza retribuzione e anche al fine di apprendere un’arte, un mestiere o una professione.

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