Università: in Italia piena copertura per i corsi in Ingegneria | Ingegneri.info

Università: in Italia piena copertura per i corsi in Ingegneria

In ogni regione è attivo almeno un corso di laurea per arrivare alla professione: sono 778 in totale, 28 totalmente online secondo il rapporto del Centro Studi CNI per l’anno accademico 2018-19

Le parole chiave nella ricerca dei corsi universitari legati al mondo dell'Ingegneria  dal rapporto del Centro Studi del CNI
Le parole chiave nella ricerca dei corsi universitari legati al mondo dell'Ingegneria dal rapporto del Centro Studi del CNI
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Ingegneria sempre più desiderata e ricercata dai giovani studenti italiani: il dato del rapporto sul numero dei corsi di laurea ingegneristici attivati in Italia elaborato dai dati del Miur dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, fa il paio con un’altra indagine del Centro Studi sul livello di placement post universitario dei laureati in ingegneria e conl’indagine dell’Anvur sul boom delle iscrizioni alle facoltà tecniche. Il corso di laurea maggiormente ‘attivato’ è quello in ingegneria industriale e questo aumento è anche figlio dell’abolizione delle facoltà: anche negli atenei dove la facoltà di ingegneria non era presente, negli ultimi anni sono nati nuovi corsi di laurea, che si affiancano a quelli dei Politecnici di lunga tradizione. Ma vediamo alcuni dei dati più significativi sui corsi di laurea per i futuri ingegneri attivati nell’anno accademico 2018/2019 appena inziato.

Ingegneria da sold out in tutte le regioni italiane

I corsi di laurea e laurea magistrale attinenti alle discipline ingegneristiche nel 2018-19 sono 778, ben 40 in più rispetto allo scorso anno accademico. Tale espansione non si limita solo alla quantità, ma coinvolge anche la distribuzione territoriale, fino al punto che oggi si è arrivati ad avere almeno un corso di laurea o laurea magistrale ingegneristico in tutte le regioni italiane.

Il dato è tanto più significativo se si pensa che nel conteggio non sono stati annoverati quei corsi che, pur fornendo un titolo utile per l’accesso agli esami di abilitazione professionale di Ingegnere e Ingegnere junior, offrono una preparazione più vicina ad altre discipline (Architettura e Informatica). Sono stati dunque esclusi i corsi della classe L-31 Scienze e tecnologie informatiche, LM-18 Informatica, LM-66 Sicurezza informatica, L-17 Scienze dell’Architettura e LM-4 Architettura e ingegneria edile-architettura nella versione biennale, mentre sono stati considerati una buona parte dei corsi della classe LM 4 a ciclo unico. Nonostante ciò risulta che gli atenei italiani hanno attivato nell’anno accademico in corso 330 corsi di laurea di primo livello e 448 di secondo livello (di cui 17 a ciclo unico) nelle discipline tipicamente ingegneristiche. Tra i corsi di primo livello, la classe di laurea più numerosa risulta la L-9 Ingegneria industriale con quasi il 44% dei corsi (144 corsi), seguita dalla L-8 Ingegneria dell’informazione che racchiude un terzo dei corsi di laurea triennali.

Nella nostra indagine periodica – dice Giuseppe Margiotta, Presidente del Centro Studi CNI – emergono alcuni elementi di grande interesse, solo apparentemente contraddittori. Come ad esempio la diffusione dei corsi di laurea ingegneristica, ormai estesa all’intero territorio nazionale a fronte della indiscussa egemonia dei cinque grandi atenei ‘storici’. Così come la proliferazione delle denominazioni segna, da un lato, la grande specializzazione che l’offerta formativa di ingegneria produce rispetto alla tradizionale ripartizione dei corsi di laurea, accompagnata per contro dalla multidisciplinarietà di alcuni settori emergenti (Ingegneria biomedica, dell’automazione, della sicurezza etc.).  Infine, ma non da ultimo, la massiccia presenza di corsi in lingua inglese (circa un ottavo del totale) spinge l’ingegneria italiana dell’immediato futuro verso una rinnovata competitività internazionale.

I corsi di laurea magistrale

Anche tra i corsi di laurea magistrale, la parte più corposa è quella relativa all’Ingegneria industriale con 143 corsi (quasi un terzo del totale), ma in questo caso si rivela decisamente più consistente la quota di corsi del settore civile ed ambientale (122 corsi pari al 26,1%), anche per il contributo dei corsi di laurea a ciclo unico citati in precedenza. A differenza del primo livello, tuttavia, esiste una parte di corsi di laurea magistrale (nell’anno accademico in esame sono 77 corsi, pari al 17,2%) il cui titolo permette l’accesso a settori diversi dell’albo: si tratta di quelli della classe LM-21 Ingegneria Biomedica, della LM-25 Ingegneria dell’Automazione, della LM-26 Ingegneria della Sicurezza, della LM-31 Ingegneria Gestionale.

La classe di laurea magistrale LM-33 Ingegneria meccanica si conferma anche in questo anno accademico l’ambito disciplinare con il maggior numero di corsi (53, uno in più del 2017-2018). Seguono i 50 corsi della LM-23 Ingegneria civile (+2 rispetto all’anno precedente) e i 47 della LM-32 Ingegneria informatica (+3). Da evidenziare che, sebbene queste tre sole classi coprano complessivamente un terzo dell’intera offerta formativa magistrale nelle materie ingegneristiche, la formazione ingegneristica appare sempre più orientata verso la multidisciplinarietà: dopo le tre classi citate, infatti, si colloca la classe LM-35 Ingegneria per l’ambiente ed il territorio (36 corsi) che con i 4 corsi in più rispetto all’anno precedente sopravanza la LM-29 Ingegneria elettronica (34 corsi); seguono poi i 29 corsi della LM-31 Ingegneria gestionale e i 25 della LM-27 Ingegneria delle telecomunicazioni.

La liberalizzazione dell’Ingegneria

Uno degli effetti dell’abolizione delle facoltà è che oggi ogni ateneo può attivare un corso di laurea attinente alle discipline ingegneristiche, pur non avendo mai avuto la facoltà di ingegneria al suo interno. Questa sorta di liberalizzazione ha fatto sì che atenei come, ad esempio, quelli di Foggia, Verona, Bolzano, del Molise, tanto per citarne alcuni, estranei alla formazione ingegneristica fino a pochi anni fa, possiedono ora nella propria offerta formativa anche corsi di laurea ingegneristici. Anche grazie a questo effetto, in alcune regioni (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Basilicata) tutte le province possiedono almeno un corso di laurea e complessivamente sono ben 69 le province italiane in cui è possibile frequentare uno dei 778 corsi di laurea o laurea magistrale ingegneristici. In testa si colloca Roma con 95 corsi (in tale conteggio sono compresi anche i corsi delle Università telematiche con sede a Roma), seguita da Napoli (48 corsi), Milano (47 corsi) e Torino (43 corsi).

Parlando di singoli atenei, i due politecnici di Milano e di Torino si confermano ancora una volta i principali centri di formazione ingegneristica italiani con, rispettivamente, 50 e 42 corsi di laurea e laurea magistrale, sebbene, rispetto all’anno precedente, il secondo posto di Torino venga avvicinato dall’Università La Sapienza di Roma (40 corsi). Nonostante la citata proliferazione di corsi in ogni area del paese, va tuttavia evidenziato che più di un quarto dei corsi a vocazione ingegneristica sono concentrati in soli 5 atenei (i due Politecnici di Milano e Torino, La Sapienza di Roma, l’Università di Bologna e la Federico II di Napoli).

L’espansione dell’offerta formativa ingegneristica coinvolge anche gli atenei telematici: nei 6 che offrono corsi in ingegneria (oltre all’Università telematica E-campus, l’Università degli Studi Niccolò Cusano, l’Università telematica Pegaso, l’Università telematica internazionale Uninettuno e l’Università telematica Guglielmo Marconi si è aggiunta anche l’Università Telematica Universitas Mercatorum) i corsi attivati nell’anno accademico 2018/2019 sono 28 (14 di primo livello e altrettanti di secondo), di cui un quarto (7 corsi) nella Guglielmo Marconi.

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