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Whistleblowing, aumentano le denunce nella pubblica amministrazione

L’Anac ha presentato il terzo rapporto annuale sul fenomeno che coinvolge pubblica amministrazione e imprese private: il numero più alto delle segnalazioni all'Agenzia delle Entrate e in Rai

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Aumentano in maniera esponenziale le denunce relative al whistleblowling, termine che identifica un individuo che denuncia pubblicamente o riferisca alle autorità, attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda. L`Autorità Nazionale Anticorruzione ha presentato a Roma il 3° Rapporto annuale sul whistleblowing: ebbene, nel periodo gennaio-maggio 2018 sono stati 334 i fascicoli aperti da Anac, oltre due al giorno in media (66,8 al mese). Erano stati 364 nell’intero 2017 (in media 1 al giorno), 174 nel 2016 e 125 nel 2015. Un altro dato illuminante: dall’inizio dell’anno, l’Anac ha già inviato 16 segnalazioni alla competente Procura della Repubblica per fatti di rilievo penale, 10 alla Corte dei conti (sussistenza di danno erariale), 15 all’Ispettorato della Funzione pubblica.

I dati statistici delle segnalazioni

Il segnalante è un dipendente pubblico nel 56,3% dei casi (188 al 31 maggio 2018) e un dirigente pubblico nel 12,3%. Chi segnala lavora prevalentemente nelle Regioni o negli enti locali (36,2% dei casi). A seguire, altre amministrazioni (ministeri, enti, autorità portuali) nel 17% dei casi, istituzioni scolastiche (università, conservatori, licei, 16,8%), aziende sanitarie e ospedaliere (15%). Da gennaio a maggio di quest’anno le tipologie di condotte illecite segnalate più di frequente riguardano le ritorsioni (25%, demansionamento e trasferimenti illegittimi derivanti da segnalazioni), corruzione e casi di cattiva amministrazione (22%) e appalti illegittimi (17%). Quanto alla provenienza geografica delle segnalazioni, la maggior parte è arrivata da Sud e isole 42,81% (143 casi), poi dal Nord 32,34% (108), centro 21,86% (73), estero 0,6% (2).

Il metodo di lavoro utilizzato da Anac

Sono state 40 le amministrazioni oggetto di monitoraggio da parte dell’Anac. Ecco nel dettaglio i numeri:

  • al Ministero dell’Economia e Finanze sono state 10 (sempre nei primi 5 mesi 2018) le condotte illecite segnalate da whistleblower, di cui 2 anonime e 6 provenienti da soggetti esterni;
  • all’Agenzia Entrate, 56 segnalazioni di cui 43 anonime;
  • al Ministero del Lavoro, 5 segnalazioni;
  • alla Regione Sardegna, 17 segnalazioni di cui 3 anonime;
  • al Comune di Milano, 19 segnalazioni di cui 17 anonime;
  • al Comune di Palermo, 21 segnalazioni di cui 3 anonime;
  • al Comune Roma Capitale, 11 segnalazioni di cui 9 anonime;
  • all’Ausl Bologna, 12 segnalazioni di cui 2 anonime;
  • a Consip, 11 segnalazioni di cui 6 anonime;
  • alla Rai, 53 segnalazioni di cui 21 anonime;
  • ad Ama spa, 1 segnalazione anonima;
  • a Leonardo spa, 27 segnalazioni di cui 19 anonime.

Le criticità segnalate

In generale, tra le criticità riscontrate da Anac, vi sono ancora una scarsa fiducia nell’istituto del whistleblowing ed una cattiva qualità delle segnalazioni.  L’Autorità nazionale anticorruzione ha anche evidenziato un “utilizzo improprio dell’istituto con segnalazioni riferite a materie non di competenza (casi personali, provvedimenti disciplinari ritenuti ingiusti, mancate progressioni di carriera, procedure concorsuali illegittime, mobbing, etc.)”. In ogni caso, l’aumento delle segnalazioni sta a significare che “le persone non girano più la testa dall’altro lato: sta nascendo una nuova sensibilità, legata al sentore dell’anticorruzione”, come ha spiegato il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. “Le segnalazioni potranno ulteriormente aumentare se c’è un minimo di certezza e consapevolezza sul fatto che poi c’è una tutela vera. Molte persone sono preoccupate su quali saranno effettivamente le tutele: mi ha molto confortato il procuratore Pignatone che ha evidenziato la possibilità, in casi sia pure molto limitati ma possibili, che si possa applicare anche la protezione nell’ambito del processo penale prevista dalla nuova legge sui testimoni di giustizia”, ha concluso Cantone.

La giurisprudenza di settore in Italia

La figura del whistleblower in Italia è stata introdotta per la prima volta con la legge 6 novembre 2012, n. 190Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. In particolare, al comma 51 dell’articolo 1 vi sono una serie di indicazioni che salvaguardano i soggetti che denunciano comportamenti illeciti: “il pubblico dipendente che denuncia all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte  illecite  di  cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro,  non  può essere sanzionato,  licenziato o  sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati  direttamente o indirettamente alla denuncia”.

E ancora: “Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’identità del segnalante non può essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell’addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l’identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato”.

 

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