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Protezione civile e assicurazione sismica sotto la lente dell’Inu

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Un provvedimento che contiene misure positive ma anche aspetti ai quali prestare attenzione per un intervento realmente efficace. È questo il giudizio del gruppo di Lavoro dell’Istituto nazionale di urbanistica (Inu) “Vulnerabilità sismica urbana e pianificazione” sul decreto 59, “Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile”, approvato il 15 maggio scorso.

Sul fronte della Protezione civile l’Istituto valuta negativamente l’idea di legare ancora la questione del finanziamento all’accisa sui carburanti. Essa rimanda alla “straordinarietà” di una tassa speciale e non all’ordinarietà a cui si potrebbe e dovrebbe legare la prevenzione.

Concentrando poi l’attenzione sull’assicurazione antisismica, l’Inu concorda sul principio ma sottolinea che l’efficacia dell’intervento va subordinata al rispetto di alcuni questioni fondamentali. Nello specifico, la sperimentazione su base volontaria dell’assicurazione senza incentivi fiscali appetibili, rischia di essere poco significativa ai fini della riduzione della vulnerabilità diffusa, ma anche ai fini dell’allargamento effettivo della quantità di immobili assicurati o ai fini della diffusione dell’assicurazione nelle zone a medio-bassa sismicità.

Questi due ultimi obiettivi sono necessari, secondo l’Istituto, per raggiungere una massa sufficiente di risorse, solitamente ottenibile con l’assicurazione obbligatoria, tuttavia oggi improponibile per l’attuale situazione dell’economia e per il livello di tassazione degli immobili già esistente.

Viene inoltre sottolineato che l’assicurazione degli immobili privati contro il rischio sismico dovrebbe essere intesa come complementare e non sostitutiva delle politiche nazionali e locali di prevenzione sismica. La riduzione del danno funzionale urbano è fondamentale e si ottiene, oltre che con interventi diffusi sull’edilizia abitativa, con interventi preventivi di attrezzature e spazi pubblici, infrastrutture, edifici rilevanti per l’economia locale e per i valori delle comunità.

Per configurare la neonata assicurazione in termini equi su tutto il territorio nazionale, secondo l’Inu occorrono prezzi stabiliti con criteri di mutualità o di solidarietà territoriale, per cui chi vive in un territorio sicuro contribuirebbe ad alleviare i danni di chi è in zone a maggiore pericolosità. Qui l’intervento regolativo dello Stato è indispensabile, anche per evitare che un maggior costo dell’assicurazione per il patrimonio edilizio storico ne comporti una svalutazione.

Altri aspetti da tenere presenti nella prevista regolamentazione riguardano il preferibile riferimento al fabbricato e talvolta all’aggregato, piuttosto che alla singola abitazione, e l’opportunità di incentivare, con adeguate modulazioni dei prezzi, gli interventi di riduzione preventiva della vulnerabilità del patrimonio edilizio.

O.O.

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