Bim e laser scanning per il restauro del Teatro Lirico a Milano | Ingegneri.info

Bim e laser scanning per il restauro del Teatro Lirico a Milano

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Per il Teatro Lirico di Milano, da anni in condizioni di inutilizzabilità, c’è finalmente un vero e proprio progetto di restauro. Un’iniziativa dalle molte peculiarità: perché è stata realizzata facendo leva su tecnologie all’avanguardia di modellazione Bim e laser scanning; perché lo sviluppo è avvenuto utilizzando con le forze interne del Comune, tra progettisti e tecnici (e con la collaborazione del Politecnico di Milano), e perché il nuovo Lirico sarà il primo teatro italiano ad avere un ristorante con ‘vista palco’. Il progetto e i rendering sono stati presentati ufficialmente questa mattina all’interno di una conferenza stampa, svoltasi a Palazzo Marino e aperta dalla dedica rivolta dal sindaco Giuliano Pisapia a Giorgio Gaber, al quale sarà intestato il nuovo Lirico.

Un restauro seguito con particolare attenzione, dati i molti tentativi di riqualificazione degli ultimi vent’anni – l’ultimo nel 2007, con lo stop dei lavori a soli due mesi dall’avvio dell’intervento – andati in fumo a causa di scarsità finanziarie e un interminabile contenzioso legale. Fino all’annuncio, da parte della nuova giunta, di voler puntare sul restauro dello storico edificio di via Larga, prima cercando un eventuale finanziatore privato, e poi optando, infine, per il finanziamento del restauro con le risorse comunali interne.

Il processo ‘fai da te’ ha messo in campo da un lato le potenzialità a disposizione del Comune – il progetto è dell’arch. Pasquale Mariani Orlandi della Direzione centrale tecnica del Settore cultura e beni comunali – dall’altro ha raccolto contributi e collaborazioni preziose: della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, della società di ingegneria Metropolitana Milanese, partner fisso del Comune, e responsabile delle indagini materiche sugli elementi strutturali, dei Prof. Massimo Guazzotti (per l’acustica) e Gianni Utica (per la tecniche avanzate di analisi e gestione dei progetti), sotto il coordinamento dell’assessorato ai lavori pubblici e del suo assessore Carmela Rozza, senza dimenticare il ruolo dell’Assessorato alla cultura (e dell’ass. Filippo Del Corno).

Tra le collaborazioni, spicca il contributo tecnico – fornito in forma gratuita – di due società di riferimento per la capacità di innovare il building construction: Autodesk, che fornito i servizi di progettazione Bim (Building information modeling), contribuendo a definire un precedente importante per la pubblica amministrazione, e Leica Geosystem, che ha collaborato alla rilevazione in laser scanning della struttura. Un processo complesso e innovativo, indispensabile per verificare lo stato effettivo dell’edificio, anche in luoghi come camerini o vari anfratti di scarsa percorribilità, e che ha permesso di ‘ricreare’ la struttura in forma virtuale utilizzando il sistema delle ‘nuvole di punti’. “Il Bim obbliga a un cambiamento culturale non solo i progettisti ma anche gli stessi responsabili del procedimento”, ha dichiarato in conferenza stampa Massimiliano Papetti, Direttore centrale della Direzione tecnica del Comune. “Adattarsi al Bim richiede uno sforzo maggiore ma rende il governo del processo più semplice, con maggior qualità, minori costi e migliore interoperabilità”.

Una storia complessa e ricca di sfortune quella del Teatro Lirico: nato Teatro alla Cannobiana nel 1776 su progetto del Piermarini come sala all’italiana da 2.300 posti, e ristrutturato alla fine dell’Ottocento su iniziativa dell’editore Sonzogno con la riduzione a 2 mila posti e la creazione di un singolare ordito di cupola, nel Novecento il Lirico va incontro a diversi tentativi di ampliarne le funzionalità, fino al grave incendio degli anni Trenta, che ne compromette l’agibilità. Di lì in pochi anni viene ancora ristrutturato, sotto il progetto dell’arch. Cassi Ramelli: un intervento che introduce molte strutture di cemento armato e che appare ragionato ‘in chiave di demolizione’, come ha spiegato l’arch. Mariani responsabile dell’ultimo restauro, il quale ha potuto contare peraltro sui documenti privati forniti dal figlio di Cassi Ramelli. La storia recente è tristemente nota: nel 1999 il teatro viene chiuso, e tra una lunga serie di bandi e gare pubbliche dagli esiti incerti e vari stop-and-go a intermittenza, viene tristemente ‘dimenticato’.
Il bagaglio storico importante ha reso ‘obbligata’, sempre secondo Mariani, la scelta di un restauro conservativo ‘blindato’, che andrà a eliminare quegli interventi che hanno alterato l’architettura e le forme originali, rispettando la storia dell’edificio, e ripristinando persino finiture, decorazioni e tendaggi originali. Il tutto, ovviamente, garantendo l’adeguamento impiantistico, igienico e di sicurezza necessario visto la normativa vigente e lo stato di disuso in cui versa il Teatro. Nel rispetto del restauro conservativo, ci saranno però novità significative: il golfo mistico verrà reso adeguabile in base alle necessità su tre livelli (buca, platea e ribalta), verrà installato un sistema di 20 macchine a trattamento d’aria in grado di razionalizzare i consumi – e quindi i costi di gestione – e soprattutto ricavato un luogo di ristorazione al secondo piano della struttura, ampio 400 mq e che ‘guarderà’ sull’interno del teatro (ma anche all’esterno).

La nuova struttura sarà in grado di ospitare fino a 1.500 spettatori, ma è prevista anche la possibilità di utilizzare spazi più ridotti per spettacoli a dimensione più contenuta o per prove e attività formative degli spettatori. Costo dell’operazione: 16,5 milioni di euro per 600 giorni di lavorazione, con chiusura dei lavori nel 2016, dopo Expo ma entro la fine del mandato Pisapia.

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