Costruzioni storiche in muratura, riflessioni sulla tecnica e sul futuro | Ingegneri.info

Costruzioni storiche in muratura, riflessioni sulla tecnica e sul futuro

Un'analisi sulle costruzioni in muratura fatta dagli autori del volume 'Costruzioni storiche in muratura' alla luce delle Ntc18

San Ginesio (MC)
San Ginesio (MC)
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La muratura è la tecnologia costruttiva, che forse più delle altre, è messa in discussione dopo un evento sismico: il terremoto del 2016 in centro Italia ne è una chiara dimostrazione. In quella sede la qualità muraria unitamente agli interventi di consolidamento operati negli anni sulle costruzioni murarie, rappresentano al meglio gli aspetti da considerarsi in un’analisi sul costruito esistente.

In occasione della riedizione del volume ‘Costruzioni storiche in muratura’ abbiamo intervistato gli Autori, i professori marchigiani Stefano Lenci ed Enrico Quagliarini: “Il volume è rivolto a tutte le costruzioni esistenti, siano esse vincolate o meno, realizzate con le classiche tecniche costruttive in muratura che si sono sviluppate e consolidate nel corso del tempo e descritte, per esempio ma non solo, nella manualistica sette-ottocentesca. L’aggettivo ‘storiche’ vuole denotare che la tecnica costruttiva non è quella moderna, attuale, che risponde a requisiti normativi ben precisi e dove i suoi costituenti (malta, blocchi ed eventualmente armature) sono di produzione industriale e certificati” affermano gli autori del volume.

Il volume Costruzioni storiche in muratura ha una suddivisione che segue l’approccio conoscitivo all’esistente: analisi storico critica, analisi dei potenziali meccanismi locali e risposta globale, ed infine interventi. Quali sono le condizioni che limitano la possibilità di consolidamento sull’esistente e come l’indice di qualità muraria incide sulla tipologia di intervento? (oltre ovviamente ad una mera analisi costi benefici)

Se c’è una cosa che gli ultimi terremoti hanno messo ben in evidenza, è che non si può prescindere dal valutare la qualità muraria di una costruzione storica per stimare la risposta che questa può avere in caso di sisma. Del resto, ce lo avevano già insegnato i trattatisti sette-ottocenteschi che, mettendo assieme le osservazioni empiriche effettuate sulla scia della risposta del costruito esistente dopo ogni evento sismico, avevano codificato una sorta di “classifica” delle migliori e peggiori murature e alcune regole del buon costruire (la cosiddetta “regola dell’arte”) da rispettare per ottenere una muratura di qualità, ovvero, sufficientemente monolitica. Anche l’enorme sviluppo delle conoscenze susseguitosi ha sempre confermato che la valutazione della qualità muraria è il punto di partenza per ogni analisi strutturale.

È sotto gli occhi di tutti che interventi come le stesse catene, ritenute da sempre presidi idonei, sono risultate praticamente inefficaci quando la muratura, di bassa qualità, si è disgregata. Occorre, quindi, ripensare anche alla gerarchia con cui progettare gli interventi, tenendo ben a mente che se la qualità muraria è scarsa può essere inutile inserire catene o cordoli, poiché la muratura tenderà a disgregarsi invece che sostenere i carichi.

Una volta appurato o garantito che le murature non si disgreghino, ecco, da questo punto in poi è opportuno proseguire nella progettazione degli eventuali successivi interventi.

I meccanismi locali, punto estremamente approfondito nel volume: ad evento sismico avvenuto talvolta è chiara la lettura del meccanismo incipiente o di quello che si è manifestato, quali sono quelli maggiormente riscontrati ed analizzati nel volume?

Anche in questo caso, l’osservazione sistematica dei dissesti e dei danni ha messo in evidenza che, se le murature non si sono disgregate, un edificio storico in muratura sotto l’azione sismica tende a suddividersi in parti (macroelementi) ognuna delle quali assume un comportamento sufficientemente autonomo. I singoli macroelementi, perciò, tendono a sviluppare meccanismi di collasso a corpo rigido, trasformando la risposta globale della costruzione nella somma delle risposte locali delle singole parti.

I meccanismi riscontrati più di frequente e principalmente analizzati nel testo sono senza dubbio quelli di ribaltamento (semplice e composto), di flessione verticale e flessione orizzontale confinata o meno.

Il volume è aggiornato con i contenuti aggiornati delle Ntc18. A questo proposito, come nelle Ntc08 anche nell’aggiornamento Ntc18 si cita l’aggregato edilizio e la definizione dell’unità strutturale di riferimento (US). A carattere operativo come si traduce la definizione di US?

Per la progettazione degli interventi in presenza di azioni sismiche su edifici che si trovano in aggregato, l’impostazione normativa fa, convenzionalmente, esplicito ricorso all’unità strutturale (US) da associare all’edificio oggetto di studio, che deve essere individuata all’interno dello stesso aggregato per eseguire le verifiche.

L’US dovrà avere continuità da cielo a terra, per quanto riguarda il flusso dei carichi verticali, e, solitamente, sarà delimitata o da spazi aperti o da giunti strutturali, o in casi particolari anche da edifici contigui, ma, almeno tipologicamente, differenti. Tale operazione di individuazione può risultare nella pratica molto difficoltosa e solo una accurata fase di conoscenza, dove vengono ricostruite le fasi e le modalità costruttive dell’aggregato, può portare, caso per caso, ad una corretta individuazione, almeno convenzionalmente, dell’US a cui riferirsi.

Al capitolo 8 delle Ntc18 manca il supporto della circolare: quali i temi che dovranno essere presenti per completare al meglio i dettami delle Ntc18?

La nuova circolare è già stata approvata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e tale versione, pur non ancora ufficialmente in vigore, è già disponibile. Si confida che in tempi brevi possano essere superati gli ultimi ostacoli necessari per l’ufficializzazione. Va comunque sottolineato che le NTC18 possono comunque essere utilizzate dal progettista, anche se in maniera meno efficace, perché, come anche ribadito da alcune sentenze, la Circolare non ha carattere cogente (a differenza delle NTC), ma solo esplicativo, di miglior illustrazione della norma.

Gli interventi sull’esistente, c’è una costanza tra NTc08 ed aggiornamento (NTc18): quali avete riscontrato, nella vostra attività sia di ricerca sia di attività post sismica, essere i più ricorrenti anche in funzione della tecnologia costruttiva prevalente sul vostro territorio?

Se parliamo di interventi frutto dell’impostazione normativa ante NTC08, gli interventi più diffusi che si possono riscontrare sono senza dubbio l’inserimento di cordoli in conglomerato cementizio armato e solai latero-cementizi, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, specialmente se effettuati su murature di bassa qualità. C’è comunque da sottolineare che, tra la normativa del 1996 e le NTC08, si è avuta l’esperienza della ricostruzione post-sisma Umbria-Marche, che, almeno nel nostro territorio, ha prodotto, ad esempio attraverso la legge 61/1998, un approccio decisamente meno invasivo sull’esistente, promuovendo, specialmente per i beni tutelati, paradigmi quali: minimo intervento, reversibilità e compatibilità.

Ciò ha promosso l’utilizzo di interventi come cordoli a traliccio metallici in sommità o cordoli perimetrali metallici di piano, e l’utilizzo di solette collaboranti in conglomerato cementizio armato alleggerito, nonché un primo uso di FRP.

A seguito del sisma del Centro Italia (anche dei terremoti passati) come si è evoluta la vostra attività di ricerca e quali i futuri sviluppi ed obiettivi?

Come già detto pocanzi, dalla constatazione che una bassa qualità muraria rappresenta la vulnerabilità principale da colmare in fase di progetto, la nostra attività di ricerca si è incentrata molto su come migliorare tale qualità ed aumentare la monoliticità della muratura stessa. In questo contesto, oltre a testare sistemi sottili innovativi di Textile Reinforced Mortar (TRM) per garantire il necessario contenimento a vari tipi di murature, abbiamo anche messo a punto e brevettato un nuovo metodo di intervento nato con l’idea di conferire monoliticità attraverso un gioco di trama e ordito in cui elementi flessibili (trama), attraversanti lo spessore e risvoltati sui lati esterni, tengono assieme i vari conci (ordito).

Questo rappresenta un primo passo verso quella che a noi piace definire come “ingegneria sartoriale”, ovvero un abito su misura cucito su ogni costruzione. Con lo stesso principio, inoltre, si è messo a punto e testato con ottimi risultati anche un nuovo approccio al rinforzo di colonne in muratura faccia a vista, attraverso l’uso di elementi flessibili a bassa resistenza, con e senza pretensione, posizionati all’interno dei giunti di malta (repointing flessibile).

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L'autore
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