Arrivano le Linee di indirizzo sull’efficienza energetica nel patrimonio culturale | Ingegneri.info

Arrivano le Linee di indirizzo sull’efficienza energetica nel patrimonio culturale

Gli indirizzi Mibact-Aicarr sull’efficienza energetica nel patrimonio storico offrono indicazioni operative a progettisti e Soprintendenze

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Sono state pubblicate le Linee di indirizzo sull’efficienza energetica nel patrimonio culturale, realizzate da rappresentanti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) con il contributo di un pool di esperti di efficienza energetica e progettazione ambientale di Aicarr (Associazione italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento, Refrigerazione).

Le Linee guida si pongono come strumento di confronto tra le diverse professionalità che interagiscono nel processo di riqualificazione energetica: il progettista, che gestisce il processo individuando tra le diverse possibilità di miglioramento quella che ritiene più appropriata alla singola situazione, e i tecnici delle Sopraintendenze, che devono verificare il rispetto dei vincoli che esistono sull’edificio. L’efficienza energetica è considerata un aspetto della tutela coerente con le esigenze di conservazione e di trasmissione al futuro dei beni storici nelle migliori condizioni possibili.

Il rendimento energetico negli edifici tutelati come beni culturali

La Legge 3 agosto 2013, n. 90, di recepimento della Direttiva 2010/31/UE sul rendimento energetico nell’edilizia, ha limitato la deroga all’applicazione del Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192 ai beni culturali, alle ville, ai giardini, ai parchi di non comune bellezza ed ai complessi di cose immobili di valore estetico e tradizionale, tra cui i centri ed i nuclei storici, solo nel caso in cui si accerti: “…previo giudizio dell’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione … [che] il rispetto delle prescrizioni implichi un’alterazione sostanziale del loro carattere o aspetto, con particolare riferimento ai profili storici, artistici e paesaggistici.”
Tale importante innovazione comporta un’ulteriore assunzione di responsabilità per il Ministero e giustifica ancora di più l’esigenza di fornire, con un linguaggio tecnico ineccepibile, ma al tempo stesso comprensibile e adeguatamente sintetico, utili riferimenti operativi.

La diagnosi energetica degli edifici storici

Per quanto riguarda specificatamente gli edifici storici, il miglioramento della prestazione energetica richiede talvolta modifiche dell’organismo architettonico che, se non accuratamente progettate sulla base di una corretta diagnosi energetica, possono comportare problemi che vanno dal pregiudicare il valore monumentale e/o documentale del manufatto al mettere in discussione la sicurezza statica dell’edificio. Il progettista termotecnico che interviene su un edificio storico vincolato, è spesso tenuto ad acquisire la documentazione necessaria alla conoscenza del fabbricato non solo per gli aspetti tecnici di sua competenza, ma anche per quelli relativi al ruolo che quell’edifico svolge nella storia dell’uomo e all’interno del contesto urbano e paesaggistico in cui è inserito.

Esistono tre diverse tipologie base o livelli di diagnosi energetica:

I Livello – Diagnosi per ispezione visiva o diagnosi leggera. È la diagnosi meno costosa, che comunque può fornire un elenco di opportunità di risparmio a basso costo, da realizzare principalmente con il miglioramento delle procedure di gestione e manutenzione, e una stima preliminare del potenziale di risparmio. E’ utile anche come screening per determinare se sia o meno il caso di passare a livelli successivi, più accurati e quindi più costosi.

II Livello – Diagnosi standard. Può prevedere misure sul posto e verifiche prestazionali per quantificare l’impiego di energia e l’efficienza energetica dei vari sistemi. Gli strumenti di calcolo utilizzati per questo livello di diagnosi sono quelli standard, quali le procedure di calcolo riportate nelle UNI TS 11300.

III Livello – Diagnosi dettagliata. E’ evidentemente il livello più costoso in termini temporali ed economici, che può essere giustificato da un’elevata complessità dell’edificio o del sistema in esame, non altrimenti trattabile in modo corretto con i livelli precedenti.

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Una volta stabilito il livello di diagnosi che si vuole eseguire, si passa alla fase operativa, che comprende una serie di attività comuni a tutti i livelli, anche se con diversi gradi di approfondimento:

attività di pre-ispezione:
– raccolta e analisi delle informazioni sui consumi pregressi;
– raccolta dei disegni e delle specifiche tecniche relativi al progetto esecutivo e a quello “as built” dell’architettonico, degli impianti meccanici e degli impianti elettrici;
– individuazione e posizionamento sulle piante dell’edificio dell’indicazione delle apparecchiature, dei sistemi e degli impianti interessati ai consumi energetici;
– descrizione delle apparecchiature, dei sistemi e degli impianti interessati ai consumi energetici di cui al punto precedente;
– calcolo degli indicatori energetici da confrontare con quelli di edifici simili;
– elaborazione di una lista di opportunità di risparmio energetico e di procedure di manutenzione e gestione da mettere in atto;

attività di ispezione, durante la quale tra l’altro viene verificato in maniera puntuale tutto quanto individuato o ipotizzato nella pre-ispezione e vengono rilevati tutti i dati non resi disponibili durante quella fase; in particolare, vengono verificate le opportunità di risparmio energetico e le procedure di manutenzione e gestione;

attività di post-ispezione che prevede tra l’altro la definizione delle opportunità di risparmio energetico e delle procedure di manutenzione e gestione.

 

Procedura per migliorare l’efficienza energetica degli edifici storici

La procedura proposta da Aicarr prevede alcune azioni preliminari, mirate a una corretta diagnosi energetica, a valle della quale deve essere calcolato l’indice di prestazione energetica Ep allo stato di fatto. La diagnosi deve essere anche utilizzata per valutare le possibili azioni di miglioramento, sulla base delle quali va calcolato l’indice di prestazione energetica Ep’ post operam. Se il miglioramento ha portato a risultati concreti si può procedere, altrimenti il processo va ripetuto approfondendo i livelli di diagnosi.

La prestazione energetica complessiva dell’edificio è espressa attraverso l’indice di prestazione energetica globale EPgl, che rappresenta il consumo di energia primaria riferito all’unità di superficie utile o al volume lordo ai fini del riscaldamento, del raffrescamento, della produzione di acqua calda a fini igienico–sanitari, per l’illuminazione e per l’eventuale ventilazione:

EPgl = EPci + EPacs + EPce + EPill

dove:

EPci = indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale;
EPacs = indice di prestazione energetica per la produzione di acqua calda sanitaria;
EPce = indice di prestazione energetica per la climatizzazione estiva;
EPill = indice di prestazione energetica per l’illuminazione artificiale.

E’ opportuno che, nella fase di valutazione delle prestazioni energetiche, vengano distinti i contributi energetici richiesti per il fabbisogno energetico dovuto al raffrescamento da quelli dovuti al riscaldamento, dall’energia richiesta dal sistema impianto e dall’energia primaria richiesta dall’intero sistema edificio – impianto. Tale distinzione consente di effettuare la diagnosi energetica in modo più comprensibile.

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La valutazione della prestazione energetica di un edificio storico va fatta almeno due volte, la prima per definire lo stato di fatto dell’edifico, la seconda per valutare i risultati ottenuti a valle dei miglioramenti. La matrice, compilata a cura del progettista dell’intervento sulla base della documentazione prodotta, viene valutata dalla Soprintendenza.

Il miglioramento della prestazione energetica di un edificio deve prevedere interventi caratterizzati da un significativo risparmio percentuale di energia primaria complessiva da valutare caso per caso.

 

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