Il restauro di Palazzo Rasponi a Ravenna | Ingegneri.info

Il restauro di Palazzo Rasponi a Ravenna

wpid-22947_palazzorasponi.jpg
image_pdf

Da residenza di una famiglia aristocratica di Ravenna, a “Casa dell’Europa”. È questa la parabola che, in oltre 300 anni, ha percorso Palazzo Rasponi dalle Teste, lo storico edificio restituito a nuova funzione dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna con i lavori di restauro coordinati dallo Studio Cervellati di Bologna.

Dopo importanti lavori di restauro il Palazzo, uno dei gioielli architettonici di Ravenna, riapre ufficialmente e viene restituito alla città grazie all’impegno congiunto dell’amministrazione comunale e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Costruito all’inizio del XVIII secolo per volontà della famiglia Rasponi, l’imponente edificio rinasce oggi dopo oltre due anni di cantieri che hanno completamente rivitalizzato 6.000 metri quadri di superficie distribuita su quattro piani, per un costo complessivo di 10 milioni di euro totalmente a carico della Fondazione che consentirà così di realizzare la “Casa dell’Europa” della città di Ravenna, luogo privilegiato per attività artistico-culturali, turistiche, espositive e convegni oltre ad ospitare alcuni uffici pubblici fra cui lo Iat per l’accoglienza turistica.

Gli obiettivi del progetto

Il progetto di restauro è frutto dall’accordo fra l’Amministrazione comunale e la Fondazione del Monte, che punta al recupero di questa imponente architettura del ‘700 ravennate. Tutti i piani della “Casa dell’Europa” verranno destinati dal Comune di Ravenna a diverse attività: al piano terra verranno ospitati lo Iat e gli uffici del turismo, il piano nobile formerà un nuovo polo di attrazione per il pubblico con l’organizzazione di attività culturali ed espositive mentre l’androne monumentale servirà da collegamento tra le varie aree. Così come testimonia il nome del Palazzo, in caso di successo della candidatura, “Palazzo Rasponi dalle Teste – Casa dell’Europa” sarà il centro nevralgico e direzionale delle attività nonché il contenitore di eventi ed iniziative che caratterizzeranno la capitale.

Il Palazzo e il restauro

Il Palazzo fu costruito sul già costruito. Con tre balconi d’angolo e particolari traguardi ottici dall’interno verso l’esterno e viceversa, che solo in prospettiva fanno comprendere la volontà del suo artefice, il vescovo Rasponi: farlo emergere su tutti gli altri palazzi circostanti. Dall’androne, tripartito come una chiesa a tre navate, si arriva al secondo piano mediante una scala d’onore che termina con un portone verso il salone e il grande stemma con le zampe leonine incrociate e le unghie (i rasponi) sfoderate.

Nella grande sala dal doppio volume si aprono quattro porte sormontate da portali in stucco, al centro il busto di antenati o mitici personaggi che nella parte costruita – col vescovo ancora in vita – si ripetono nelle altre sale fino a traguardare assialmente la finestra che prospetta su via d’Azeglio. Lo stesso doveva ripetersi nella parte nuova, quella di destra, passando attraverso la scala d’onore. Sontuosi i decori plastici nelle sei stanze vescovili, che attraverso i portali formano una galleria dove erano sistemati oltre un centinaio di quadri di grande valore.

Il restauro ha consentito la restituzione di due solai a cassettoni decorati al primo piano e una serie di decori affrescati negli stipiti delle finestre al piano nobile, oltre ad alcuni frammenti di affreschi con elementi architettonici. Altre superfici decorate e solai dipinti con decori sette-ottocenteschi sono riemersi eliminando controsoffitti realizzati nel corso dei decenni. Nella lunga storia del Palazzo gli eredi che si tramandano ed eseguono il progetto non hanno i mezzi sufficienti per usare la pietra d’Istria imposta dal vescovo e la sostituiscono prima con la pietra di San Leo, più friabile e più economica, quindi con il cemento di varia granulometria e anche con la terracotta.

L’effetto, però, non cambia perché ogni volta si stemperano le differenze con velature di calce che rendono omogenei i diversi cromatismi, tanto che fino all’installazione del ponteggio era difficile capire che tutto il cornicione è stato rifatto e ingrandito in cemento. Il nero caliginoso del portale e di parte della facciata (dovuto allo smog, al dilavamento di alcune parti della pietra d’Istria e alla mancata manutenzione per oltre 70 anni) ha provocato una visione alterata dell’insieme che solo attraverso gli interventi di pulizia e di consolidamento hanno riportato il tutto alle originarie conformazioni.

Il progetto e i lavori

Il progetto è stato interamente finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ed è stato affidato allo Studio Cervellati: Pier Luigi Cervellati, Ulrich Seum con Giorgio D’Albano, Federica Finelli, Federica Pupazzini, Roberta Zanoli. I lavori sono stati assegnati al Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) di Bologna mentre l’impresa esecutrice è la Cmc Ravenna. All’impresa Arte&Restauro di Mandriole di Ravenna sono invece stati affidati i lavori di restauro e conservazione delle numerose opere d’arte custodite all’interno del Palazzo.

La storia dell’edificio

Di Palazzo Rasponi si sa che fu costruito per volontà di Giovanni Rasponi (vescovo di Forlì dal 1689 al 1714) e del fratello Giuseppe, conte, che nell’ultimo decennio del ‘600 realizzano una nuova residenza su un’area già costruita. Su chi lo abbia ideato invece sono state formulate tante ipotesi, senza arrivare ancora a una soluzione di assoluta certezza. La sua costruzione, nel corso di quasi tre secoli, rispetta – pur utilizzando materiali diversi – l’impianto generale del progetto voluto, finanziato e seguito, ancor prima dell’inizio dei lavori fino alla sua morte, dal vescovo Giovanni, personaggio degno di un romanzo storico. Colto quanto ingannevole, raffinato e a un tempo ambizioso, misterioso e subdolo, con questo Palazzo rigenera il valore del nome dei Rasponi in una fase di declino della dinastia. Il ramo della famiglia aggiungerà poi al cognome “dalle Teste”, dal soprannome dato dai cittadini al Palazzo detto ‘delle teste’ per le numerose facce, leonine e di mori bendati, scolpite sulla facciata.

Il Palazzo ha subito numerose modifiche nel corso del XIX e del XX secolo. Il cambiamento più radicale lo subisce, tuttavia, con lo sventramento dell’isolato antistante, quando viene realizzata la piazza del mercato (oggi Kennedy) abbattendo un isolato di impianto medievale che comprendeva anche importanti ruderi della chiesa bizantina di Sant’Agnese, il giardino del Palazzo Rasponi e altri edifici. La sua immagine cambia radicalmente: non è più visto di scorcio come lo è stato fin dall’inizio della costruzione, ma frontalmente appiattendo così il ricco portale barocco. Poi arrivano i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che danneggiano il piano nobile, distruggendone la volta e molte decorazioni esterne. L’ultimo erede dei Rasponi cede infine il Palazzo al Comune di Ravenna nel 1977, che a sua volta negli anni ’80 e ’90 lo ristruttura per realizzarvi la sede del polo universitario ravennate.

La storia recente

Nel corso dei secoli l’edificio ha subito numerose trasformazioni, mentre risale al 1938 l’apertura della piazza del Mercato (l’attuale piazza Kennedy) su cui si affaccia il fronte principale del palazzo, con la demolizione di un isolato medievale che comprendeva i resti della chiesa di Sant’Agnese, il giardino della famiglia Rasponi, alcuni magazzini ed edifici privati.

Danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, il complesso monumentale viene ceduto al Comune di Ravenna nel 1977, durante il mandato del sindaco Aristide Canosani, e nel 1980 viene riaperto il varco del portone che da via Longhi permette l’accesso al cortile interno del palazzo e alle scuderie, demolite e sostituite con un fabbricato a due piani. Negli anni ’80 e ’90 sono stati eseguiti altri lavori al suo interno per adeguare i locali a sede del polo universitario, prima che parte degli spazi vengano progressivamente abbandonati.

I primi accordi tra l’Amministrazione Comunale e la Fondazione del Monte per la rinascita di Palazzo Rasponi dalle Teste risalgono al 2005, e vengono aggiornati l’8 aprile del 2010 dal sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci e del Monte Marco Cammelli con la firma di un Protocollo d’intesa che dà il via alla trasformazione di Palazzo Rasponi. I lavori di restauro sono poi iniziati alla fine del 2011.
{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
Il restauro di Palazzo Rasponi a Ravenna Ingegneri.info