Il restauro scientifico della Barca romana di Ercolano | Ingegneri.info

Il restauro scientifico della Barca romana di Ercolano

I dettagli tecnici dell'intervento di restauro scientifico e di musealizzazione della Barca romana rinvenuta a Ercolano, che ha permesso di aprire al pubblico uno dei reperti simbolo dell'antica citta'

(C) De Feo Restauri Roma
(C) De Feo Restauri Roma
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La conclusione della prima fase del restauro della barca romana rinvenuta a Ercolano sull’antica spiaggia – realizzato dalla De Feo Restauri di Roma – ha permesso di aprire al pubblico uno dei reperti simbolo dell’antica città e di esporre, per la prima volta, una serie di oggetti collegati al mare e alle attività marinare.

 

Agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, da un’intuizione di Giuseppe Maggi, in quel tempo Direttore degli Scavi, l’esplorazione archeologica davanti alle Terme Suburbane raggiunse la sabbia vulcanica dell’antica spiaggia, dimostrando in modo incontrovertibile la posizione del litorale davanti alla città. Ma le sorprese erano appena iniziate: sulla spiaggia, e soprattutto nei magazzini che si aprivano su di essa, si rinvennero oltre trecento scheletri di Ercolanesi che avevano cercato riparo all’interno di quelle robuste arcate ricavate al di sotto dell’Area Sacra e della Terrazza di M. Nonio Balbo, sperando forse nell’arrivo di soccorsi dal mare.

La scoperta più importante avvenne il 3 agosto del 1982 quando nella zona davanti alle Terme Suburbane iniziò a emergere dall’interro vulcanico la chiglia di una barca rovesciata dalla furia dell’eruzione. Questa era stata sepolta dai flussi piroclastici rimanendo sigillata nella coltre di materiali vulcanici che si indurì rapidamente garantendo, con la mancanza di ossigeno, la conservazione dei legni.

La barca era lunga oltre 9 metri, aveva una larghezza massima di circa 2,20 m e un’altezza massima di circa 1 m dalla chiglia al bordo. La linea somigliava quindi a quella di un grosso gozzo marinaro moderno. Prevedeva la presenza di tre scalmi per lato e poteva quindi essere mossa da tre coppie di remi. Era dotata di un timone esterno a remo che era bloccato alla barca da una cima, che è stata rinvenuta durante lo scavo.

Lo scafo esterno è formato da tavole dello spessore di circa 3 cm collegate fra loro da incassi con il sistema di mortase e tenoni, uniti poi al fasciame con cavicchi di legno. Sempre con cavicchi è realizzata la giunzione con le ordinate, anche se poi questo collegamento era stato ulteriormente rinforzato con chiodi di rame a testa bombata.

I lavori di restauro realizzati all’interno della barca hanno poi mostrato che le ordinate non erano a vista ma nascoste da un rivestimento di tavole di legno. Lo scafo si presentava quindi a doppio fasciame. Una serie di prelievi di campioni di legno da varie zone della barca realizzati durante i lavori di restauro hanno permesso di individuare le essenze utilizzate per la sua costruzione.

“È con grande soddisfazione – dichiara Antonio De Feo, direttore tecnico e titolare dell’impresa che ha eseguito il complesso e delicato intervento di restauro -, che presentiamo al pubblico la prima fase del restauro della Barca, un reperto eccezionale che assomma in sé alcune delle più significative peculiarità degli Scavi di Ercolano: la stupefacente conservazione dei materiali organici è la cruda evidenza della tragedia che si consumò nella notte dell’eruzione. Nel padiglione della Barca, sono esposti anche molti altri manufatti legati alle attività marinare rinvenuti durante lo scavo”.

 

© De Feo Restauri Roma

 

Il restauro fa parte dei lavori finanziati con Fondi europei per il tramite della RegioneCampania  coordinati e diretti da funzionari dell’Ufficio Tecnico e dell’Ufficio Restauro della Soprintendenza e rientra nel complesso di sostanziali interventi di valorizzazione che includono l’area del parco archeologico compresa fra il Nuovo Ingresso agli Scavi e l’area della Villa dei Papiri, per un’estensione territoriale di oltre 10 ettari dell’intera area demaniale. In particolare si è progettato e realizzato un insieme coordinato di interventi che hanno abbracciato tutti i fronti del perimetro della città antica, risolvendo contestualmente problemi di riqualificazione decisiva e definitiva del sito archeologico.

Relazione

 

Stato di conservazione

Lo stato di frammentazione del legno e le vicissitudini subite dallo scafo nel tempo trascorso dal suo rinvenimento, hanno reso l’intervento più complesso di quanto non prevedibile in fase progettuale. La temperatura del fango piroclastico prodotto dall’eruzione ha portato alla trasformazione del tessuto legnoso in una massa nera di forma definita, satura di acqua e senza la continuità strutturale del legno di partenza e la cui resistenza meccanica risultava pressoché nulla. Le operazioni di restauro hanno perseguito due obiettivi: in primo luogo il consolidamento del singolo elemento e in seguito la ricostruzione della sua unitarietà in modo da garantire almeno in minima parte, la continuità strutturale e l’incremento delle caratteristiche meccaniche dei singoli elementi.

Il restauro scientifico

La barca romana si trovava da venti anni conservata in un involucro di vetroresina, nel quale era stato effettuato un consolidamento a Silicato di Etile per impregnazione.

 

© De Feo Restauri Roma

© De Feo Restauri Roma
 

L’intervento di restauro consiste nella rimozione progressiva del guscio di vetroresina e della gomma siliconica sottostante, lo strato più prossimo al legno è composto di un velatino di garza e carta giapponese imbevuti di Paraloid, anch’essi da rimuovere.

Si è proceduto in primis con l’apertura della zona  di prua dove il fasciame, in seguito alla valanga di fango vulcanico, si era rigirato sulla barca e su un deposito spesso dello stesso fango. Proprio in questo settore sono state rilevate presenze biologiche (funghi e alghe)  che sono state trattate con il Rocima (due cicli a distanza di 15 gg).

La pulitura è stata eseguita sia meccanicamente che a tampone. Il fango indurito dal consolidamento è stato rimosso meccanicamente a bisturi. Durante la pulitura si è vista la necessità di procedere a microincollaggi con colla cianoacrilica, e macroincollaggi con resina epossidica.

Il consolidamento è stato eseguito secondo il progetto di Meucci: resina epossidica diluito in alcool isopropilico, l’esecuzione è avvenuta per impregnazione a siringa e tamponatura con alcool isopropilico (la tamponatura si rivelata necessaria per evitare zone lucide), anche se la risposta del legno in fase di assorbimento è stata diversa da zona a zona, proprio per il differente stato di conservazione. Eseguito il consolidamento si è proceduto a stuccare le microlesioni con materiale applicato a siringa caricato con inerte nero. Per le lesioni e piccole ricostruzioni si è proceduto con resina epossidica caricata anch’essa di nero. Dalla zona della prua ci si è spostati ad aprire la zona di poppa, dove si è liberato il timone da un abbondante deposito di fango vulcanico. Tale rimozione, particolarmente delicata e complessa, ha avuto quale fine primario quello di liberare i frammenti di legno ivi inclusi. Sul timone è stato rinvenuto anche del cordame carbonizzato.

 

© De Feo Restauri Roma
 

Il restauro del timone e sottotimone è stato molto impegnativo per le condizioni drammatiche in cui versava. Il procedimento di restauro ha visto il criterio già eseguito, senza naturalmente il trattamento biocida. La difficoltà principale è stata di creare due supporti per sostenere il timone e il sottotimone. La struttura portante è stata eseguita a calco sull’oggetto protetto, poi rifinita e infine montata, il supporto risponde ovviamente all’esigenza di reversibilità del restauro conservativo. Il sottotimone è stato trattato nello stesso modo ma non è stato necessario fissarlo perché prevedeva già un alloggiamento ad incasso. Due supporti in vetroresina sono stati utilizzati anche per le ordinate a ridosso del timone poichè la loro altezza e distanza dal normale appoggio al fasciame le metteva in una condizione di estrema precarietà.

La musealizzazione

Per garantire il microclima necessario alla conservazione del reperto è stato adottato un complesso sistema ottenuto da un flusso verticale di aria (prelevato completamente dall’esterno e trattata dall’Unità di Trattamento dell’Aria) immessa da un diffusore lineare monoferitoia il quale delimita l’area interessata dal lavaggio; la ripresa è effettuata dall’alto tramite delle griglie e successivamente scaricata all’esterno da un elettroestrattore centrifugo di tipo cassonato.

 

© De Feo Restauri Roma
 

Questo tipo di immissione perimetrale ed estrazione centrale ha permesso di delimitare un volume di aria a densità diversa da quella del resto degli ambienti che ha consentito una compartimentazione termoigrometrica del reperto, il quale è stato esposto senza essere chiuso da superfici trasparenti. Il controllo delle condizioni di questo volume d’aria è effettuato da un complesso digitale di termoregolazione che agirà sulla temperatura e umidità dell’aria immessa e sulla velocità dell’elettroestrattore, variandone la velocità di rotazione.

 

© De Feo Restauri Roma

© De Feo Restauri Roma
 

Il progetto prevedeva, per la barca romana di Ercolano, la progettazione, il dimensionamento e la realizzazione del supporto espositivo definitivo e del sistema di isolamento, quest’ultimo mediante un sistema antisismico innovativo tridirezionale, che permette l’isolamento dalle vibrazioni ambientali sia nelle direzioni orizzontali che in quella verticale.

Il sistema di isolamento 3D è stato ritenuto necessario per procedere al restauro ed alla musealizzazione della nave, poiché, a causa della sua fragilità, essa può subire danneggiamenti anche per piccole eccitazioni.

L’applicazione dell’isolamento sismico alla Barca di Ercolano costituisce un’applicazione di grande importanza a livello europeo e la prima nel caso di un reperto archeologico di tale complessità e dimensioni.

 

© De Feo Restauri Roma

© De Feo Restauri Roma
 

 

 

Per maggiori informazioni www.defeorestauri.com

 

Credits

Testi e immagini a cura di:

Dottor Federico De Feo, General Manager

Ing. Arch. Luca De Feo, Direttore Operativo

Impresa De Feo Antonio – Roma
Credito immagini © De Feo Restauri Roma

 

 

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