La cava di beola di Trontano e Tones on the Stones: il riuso virtuoso | Ingegneri.info

La cava di beola di Trontano e Tones on the Stones: il riuso virtuoso

Anche un’attività estrattiva secolare come quella della beola nella Val d’Ossola può diventare un modello di ‘economia circolare’, che va dall’industria lapidea per arrivare all’arte. L’esperienza di Assograniti e Tones on the Stones

La spettacolare cava di beola di Trontano durante “Tones on the Stones”
La spettacolare cava di beola di Trontano durante “Tones on the Stones”
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Economia circolare”: dovrebbe essere un concetto consolidato, nella nostra professione quotidiana. Eppure, dopo una comprensibile corsa all’applicazione di modelli di circular economy da parte delle realtà industriali, l’Italia si ritrova a essere un paese a velocità non conciliate: se da alcune realtà virtuose hanno spinto il loro modello di gestione e integrazione tra pubblico e privato raggiungendo “sistemi perfetti”, come documenta ogni anno il Rapporto di Legambiente sui “Comuni rinnovabili”, dall’altro continue proroghe su attese norme ambientali e ritardi nell’applicazione dei sistemi incentivanti (come i CAM) sul fronte degli appalti pubblici la dicono lunga su quanto l’economia circolare sia ancora più un satellite di “best practices” più che un approccio diffuso.

Eppure basterebbe alzare di più lo sguardo e osservare esperienze – tutte italiane, peraltro – in cui i modelli circolari seguono raggi più ampi, con ricadute sul territorio in qualche modo impensabili. In questo articolo vi raccontiamo di come un sistema come l’industria lapidea, storicamente tra i maggiori utilizzatori della materia primaria, sia riuscito a “espandere” la visione dalla propria attività diretta e a considerare parte del processo anche tutto ciò che accade “dopo” l’estrazione, immaginando addirittura, oltre al riuso del materiale, un turismo culturale come elemento del sistema. Sono ragionamenti che un tempo venivano delegati in forma secondaria agli operatori del territorio, e che oggi invece – come gli stessi standard di gestione di ispirazione anglosassone suggeriscono – vedono le stesse imprese impegnate direttamente in azioni che sono veicoli straordinari di “impatto sociale”.

Accade – già da un po’ di anni, tra l’altro – nel Verbano Cusio Ossola, territorio profondamente caratterizzato dall’attività estrattiva. È il territorio della beola, del serizzo, dei marmi, dei graniti – pietre naturali simbolo della Val d’Ossola, che qui prima ancora che una risorsa industriale sono “l’immagine di un territorio”, con le chiese, le case, gli edifici civili, i tetti, i pavimenti, i balconi, gli stipiti, i luoghi di lavoro, le macine del grano. Qui, da tempo, industria e istituzioni culturali hanno fatto rete per trasformare le cave d’estrazione in un’attrazione culturale e turistica, attraverso Tones on the Stones (nomen omen), un grande e composito festival estivo.

“L’Italia ha antichissime tradizioni estrattive, radici che si svelano nel mondo greco-romano e che si sono rinnovate nei secoli, caratterizzando fortemente l’architettura, l’urbanistica, il paesaggio, il flusso culturale e artistico del Paese. L’industria italiana, connessa al settore lapideo, rappresenta un riferimento fondamentale a livello mondiale e, la nostra realtà, nel Verbano Cusio Ossola, ne è un esempio”, ci spiega Mariateresa Moro, Presidente di Assograniti Verbano Cusio Ossola, che abbiamo interpellato per fornirci una visione contemporanea sul tema.

Attività estrattiva nella Val D’Ossola © Domograniti

Attività estrattiva nella Val D’Ossola © Domograniti

Il picasass e i colori segreti del marmo palissandro
Moro ci parla di un legame secolare degli abitanti della valle con la pietra. “Il picasass è stato per generazioni il mestiere più comune e diffuso delle valli, sicuramente il più antico. Le maestranze locali, sin dall’epoca medioevale, si sono contraddistinte per abilità e capacità professionali, contribuendo alla realizzazione di monumenti di interesse mondiale, tra i principali: il Duomo di Milano, il Duomo di Pavia, il Castello Sforzesco, l’Arco della Pace di Milano, il colonnato della Basilica di S. Paolo Fuori le Mura a Roma, il colonnato di via Torino a Torino. Il legame con la pietra è antico, è profondo.”
La provincia del Verbano Cusio Ossola situata nelle Alpi centro-occidentali, da sempre ha rivestito estrema importanza nell’ambito geologico, offrendo addirittura diciotto tipologie di materiali differenti. Troviamo i Serizzi che vengono estratti in Val Antigorio, Formazza e Divedro, le Beole, i Graniti che troviamo nella zona dei Laghi Maggiore e Orta, il Marmo Palissandro – estratto a Crevoladossola con le sue molteplici tonalità di colore – un materiale considerato un unicum a livello mondiale. Sono pietre dalle elevate prestazioni fisico meccaniche e insieme dalle connotazioni estetiche di grande valore, che le rendono versatili e adatte per rispondere alle diverse esigenze progettuali della committenza – architetti, progettisti, clienti finali, artisti – rispondendo concretamente al mondo dell’edilizia, dell’architettura, dell’ingegneria e dell’arte.

Beola bianca, dettaglio © Domograniti

Beola bianca, dettaglio © Domograniti

Un sistema industriale che ha subito la crisi economica ma che resiste. E le cifre spiegano meglio di ogni parola il valore della lavorazione della pietra sul territorio: “Il Verbano Cusio Ossola è il più importante sistema produttivo locale della pietra ornamentale del Piemonte, coprendo circa il 65% della produzione estrattiva – ed è considerato tra i bacini geologici più importanti e storici in Italia.

Ad oggi – nonostante la crisi economica – il settore lapideo continua a rappresentare il 10% dell’occupazione provinciale, con una forte concentrazione in Val d’Ossola a tal punto che, in alcuni comuni montani, rappresenta la più importante realtà economica”, continua Moro. “L’attività – nella specificità del nostro territorio – contribuisce ad evitare lo spopolamento della montagna con tutti i relativi aspetti positivi che ne derivano. Purtroppo in questi ultimi 10 anni la situazione ha dimezzando ampiamente questo contributo allo sviluppo e all’economia locale, ma il nostro settore, nonostante la crisi e il crollo della domanda interna, proprio grazie a questa storicità, competenza e ampia tradizione riesce ancora a trovare corrispondenza nel mercato internazionale. Il principale quello svizzero, seguono Germania, Austria e Francia.”

Mariateresa Moro, Presidente di Assograniti Verbano Cusio Ossola

Mariateresa Moro, Presidente di Assograniti Verbano Cusio Ossola

La cava che suona
Luogo cardine dell’estrazione è la suggestiva Cava di Trontano. Ci spiega ancora la presidente di Assograniti VCO: “I primi documenti che tracciano una testimonianza dell’attività estrattiva di Trontano risalgono all’inizio del Novecento – seguendo una ricerca di Ester Bucchi de Giuli, ricercatrice e archivista. La mancanza di documentazione precedente lascia supporre che prima di allora l’attività estrattiva si limitasse a soddisfare le esigenze locali attraverso la coltivazione non sistematica di trovanti.”
Ma come si arriva da una cava per l’estrazione della beola a un festival di teatro e musica? E cosa c’entra tutto ciò con l’economia circolare? “Tones on the Stones è festival itinerante, nel corso di un decennio sono state utilizzato diverse cave d’estrazione attive nel Verbano Cusio Ossola e nel Canton Ticino. Uno dei grandi punti di forza del festival è proprio quello di offrire spazi sempre nuovi, in continua mutazione, grazie al lavoro dell’uomo che modifica la morfologia dello spazio scenico”, ci spiega Maddalena Calderoni, direttrice artistica di Tones on the Stones.

Un esempio di eventi culturali svolti all’interno della cava di Trontano per NeXTones

Un esempio di eventi culturali svolti all’interno della cava di Trontano per NeXTones

Un programma che copre un mese intero di attività e che alterna musica sinfonica, opera e persino la musica elettronica più ricercata nell’appuntamento satellite NeXTones, dove quest’anno il nome di punta è l’artista Robert Henke, inventore di un software in grado di sviluppare una relazione diretta tra performance musicale e sistema illuminotecnico, in un gioco dialogico di estrema rarefazione con le gigantesche pareti di beola. “I colori delle pietre e i palcoscenici sempre diversi consegnano teatri di pietra in grado di offrire notevoli spunti creativi. Nella fase progettuale degli spettacoli cerco di dare una valenza drammaturgica al “contenitore” così che possa amplificare il ‘contenuto’”, aggiunge Calderoni.
Per un territorio come questo, i benefici sono diretti e indiretti, o meglio “visibili e invisibili”, ci spiega Moro. “I primi appaiono in una forma chiara e riconoscibile, come risultati concreti, il raggiungimento di un obiettivo, la risoluzione di problemi. Il beneficio invisibile – spesso attraversa un percorso più graduale, a tratti lento, ma costante e riesce a mettere delle radici molto, molto profonde che si esprimono attraverso ciò in cui crediamo fondamentale, ovvero diffondere ‘la cultura della pietra’ ad ampio raggio. In questa direzione, nel tempo, abbiamo promosso alcuni progetti interdisciplinari, tra i principali: il concorso internazionale di scultura ‘La Pietra e La Musa Agreste’, pietredelvco.it – progetto che promuove il territorio del VCO attraverso le pietre ornamentali. Il Festival Tones on the Stones rappresenta la collaborazione cui abbiamo dedicato la nostra grande attenzione – capace di unire il nostro settore alla bellezza artistica e culturale – e ad una reale capacità di coinvolgere un pubblico ampio ed eterogeneo, che spesso si avvicina per la prima volta alla realtà del settore – e ne riconosce il valore.”

La parete di beola diventa scenografia di una performance

La parete di beola diventa scenografia di una performance

Scarti preziosi
Oltre una dimensione a forte valenza simbolica come quella proposta da Tones on the Stones – l’evento di Robert Henke è il 22, tutto il programma è qui – c’è chiaramente anche una presa di coscienza diretta da parte del sistema industriale nei confronti del materiale. Che passa, anche, attraverso l’arte, ma non solo.
Tiziana Scaciga – esperta di comunicazione sociale e discendente da una famiglia di artigiani della pietra – ha ideato e coordina il progetto “recycled stones”, nato proprio con l’obiettivo di dare alle pietre di scarto della lavorazione un nuovo senso, non solo simbolico, ma anche concreto. “La storia dei nostri avi ci racconta che di un masso erratico nulla veniva tralasciato, ma sempre riutilizzato e rigenerato in un uso funzionale”, spiega Scaciga.

Tiziana Scaciga

Tiziana Scaciga

“La nostra associazione, le aziende associate – spiega Moro – in un percorso in continua crescita sono impegnate nel ridurre e annullare l’impatto ambientale del processo produttivo, estrazione, lavorazione, messa in posa, garantendo la salvaguardia dell’ambiente.”
Si potrebbe obiettare che la cultura industriale italiana ha attraversato fasi piuttosto differenti, che oggi la sostenibilità come tema è dato per scontato ma un tempo non era così. Che in particolare la materia geologica, lungo stadi cruciali tra l’era industriale tra le due Guerre e il boom dell’immediato Dopoguerra, è stata trattata soprattutto come una materia da “usare”, e che il concetto di “scarto” non contemplava quello di “riuso”. “La sensibilità nei confronti dell’ambiente e l’atteggiamento nei confronti dello spazio che ci circonda nel tempo si sono evoluti – e, oggi più che mai, è necessario sviluppare un approccio metodologico che tenga in seria considerazione soluzioni e produzioni sostenibili nel settore della pietra per sviluppare una filiera che riduca sempre più gli impatti ambientali e sociali e Assograniti – fin dalla sua costituzione è impegnata in questa direzione”, aggiunge Moro.

Quali sono le priorità ambientali di questa attività, è bene specificarlo: “Il riuso e la purificazione delle acque utilizzate durante la lavorazione, il risparmio di risorse naturali e di emissioni inquinanti nel processo produttivo, l’uso di attrezzature all’avanguardia per risparmio energetico e per la riduzione degli scarti, la riqualificazione delle aree dismesse di cava”, spiega ancora Moro.
Oltre questi obiettivi immediati, Tiziana Scaciga dal 2015 ha lavorato per estendere il processo di economia circolare anche al recupero in chiave artistica del materiale, proprio con “recycled stones”.
“Durante i diversi processi di lavorazione della pietra naturale – dall’estrazione alla trasformazione – parte della stessa viene scartata perché non conforme, imperfetta, difficilmente lavorabile (apparentemente) non più utile. recycled stones recupera nel territorio di appartenenza, la Val d’Ossola, le pietre di scarto donando dignità di prodotto d’arte o design ad uno sfrido da smaltire. In collaborazione con designer, artisti, creativi genera una trasformazione positiva del materiale, solitamente destinato ad un processo di downcycling (frantumazione in granulati) e/o a smaltimento in discariche – con duplice costo economico e di sostenibilità ambientale”.

recycled stones

recycled stones

Economia circolare significa anche questo: alzare lo sguardo e vedere in ottica più ampia tutta la propria attività, inserire obiettivi “esperienziali” tra le cifre troppo spesso rigide dei nostri budget e piani finanziari. Perché alla fine, anche questi parametri rendono. Perché il territorio è una risorsa ma lo è in un senso bidirezionale. Perché un paesaggio si nutre dell’immagine che i suoi artigiani e i suoi artisti ne forniscono, e quando questa immagine è di grande suggestione – come lo è il riflesso delle luci di scena nella cava storica di Trontano – vuol dire che il cerchio continua a girare nel senso giusto.

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