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Materiali vetrosi e vetrocemento nell’edilizia del Novecento: caratteristiche tecniche

Nelle architetture di inizio Novecento si diffonde l’uso del vetro, dei materiali vetrosi e del vetrocemento. Ecco le tipologie e le caratteristiche principali

Vetrocemento e serramenti in ferro finestra dopo il restauro. I. Gardella, Dispensario antitubercolare, Alessandria, 1936-38 (Foto I. Gardella)
Vetrocemento e serramenti in ferro finestra dopo il restauro. I. Gardella, Dispensario antitubercolare, Alessandria, 1936-38 (Foto I. Gardella)
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Nelle architetture di inizio Novecento si diffonde l’uso del vetro e dei materiali vetrosi. Il nuovo linguaggio dell’architettura razionalista è reso possibile anche dal largo impiego dei materiali vetrosi, trasparenti e lievi.

Per intervenire sui fenomeni di degrado è fondamentale conoscere i materiali e il loro uso nel periodo storico indicato.
Tra i materiali più innovativi vi sono:
• le lastre di sicurezza,
• i diffusori traslucidi o vetromattoni,
• le fibre di vetro.

I vetri di sicurezza, prodotti in Italia da Saint Gobain-Pisa in tre tipi (Securit, VIS e Vitrex) derivano dal processo di tempratura che aumenta la resistenza meccanica del materiale.
I diffusori traslucidi sono ottenuti colando in stampi la massa silicea (vetro calcico-sodico) ed esercitando una forte pressione, procedendo successivamente a stampatura, formatura, ricottura e tempra. Chiamati anche vetromattoni, sono impiegati per la realizzazione di lastre in vetrocemento.
Sono prodotti, a inizio Novecento, da Saint Gobain e da Fidenza Vetraria in differenti dimensioni e tipologie, a seconda del tipo di impiego cui sono destinati, per lastre orizzontali o verticali. La produzione del diffusore si evolve rapidamente nel corso del secolo, passando dal blocchetto pieno, prodotto nel primo decennio, ai prodotti temprabili ancora oggi sul mercato, se pure di dimensioni diverse e con migliori prestazioni.

Le fibre di vetro sono invece impiegate per il loro alto potere di isolamento termoacustico e sono il componente base di due diversi tipi di prodotti: la Vitrosa, costituita da filamenti di vetro sottili e flessibili, e il Vitroflex, un prodotto in forma di materassini, unito a reti metalliche o a cartoni catramati, utilizzato soprattutto per l’isolamento di coperture piane.

Il vetrocemento, in forma di lastre di diffusori traslucidi detti anche vetromattoni, costituisce uno dei materiali vetrosi ampiamente utilizzati nelle architetture del primo Novecento.
Anch’esso è spesso soggetto a fenomeni di degrado e per poter effettuare gli opportuni interventi di ripristino o di sostituzione nelle architetture storiche è utile conoscere le caratteristiche di questo materiale, in particolare nelle forme in cui è stato utilizzato agli inizi del Novecento.
Il vetrocemento armato, VCA, è prodotto associando tre materiali caratterizzati da deformazioni elastiche simili (vetro, conglomerato cementizio e ferro di armatura), per la realizzazione di lastre traslucide, generalmente piane, orizzontali o verticali.

Franco 7_FIG 1 a_Composizione di una lastra in vetrocemento (Disegno M. Caraffini)

Composizione di una lastra in vetrocemento (Disegno M. Caraffini)

Franco 7_FIG 1 b_Composizione di una lastra in vetrocemento (Disegno M. Caraffini)

1) profilo metallico; 2) materassino di espansione; 3) diffusore in vetro; 4) barre di armatura; 5) giunto di scorrimento

I diffusori traslucidi, i vetromattoni, prodotti all’inizio del Novecento sono classificati dalla manualistica tecnica dell’epoca in tre tipi:
a pianta massiccia, di forma quadrata, rettangolare o tonda e di diverso spessore;
cavi o a scatola prismatica quadrati o tondi;
a camera d’aria quadrati o rettangolari.

I vetromattoni a camera d’aria sono ottenibili per saldatura autogena o per accoppiamento di due elementi massicci o di uno cavo con uno massiccio tramite adesivo. Il collante è risultato poi inefficace per i fenomeni di condensa che si sono spesso verificati.

I diffusori possono essere uniti insieme con differenti modalità, in relazione all’impiego a cui sono destinati. Nel caso di pareti verticali, i vetromattoni possono essere accoppiati con giunti di malta cementizia dello spessore dell’elemento stesso. Lucernari praticabili e pensiline, invece, hanno solitamente una struttura a travetti inglobata nello spessore della lastra orizzontale e vetromattone a camera d’aria.

La manualistica dell’epoca raccomanda in ogni caso di evitare il contatto diretto tra diffusore in vetro e malta o conglomerato cementizio, ricorrendo alla posa di fogli di cartone catramato o mastice di asfalto intorno al diffusore stesso.

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