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Palazzo del Lavoro a Torino: dopo l’ultimo incendio a che punto siamo?

Colpito a fine agosto dall’ultimo grande incendio, l’abbandonato ma internazionalmente celebrato Palazzo del Lavoro di Torino di Pier Luigi Nervi attende da anni di essere trasformato in un centro commerciale

Foto dell'inaugurazione del Palazzo del Lavoro, fonte: Archivio Storico Fiat
Foto dell'inaugurazione del Palazzo del Lavoro, fonte: Archivio Storico Fiat
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La sera di giovedì 20 agosto il Palazzo del Lavoro di Torino, fra i più celebrati edifici realizzati da Pier Luigi Nervi da tempo abbandonato, è stato colpito da un incendio: l’ultimo (e il più grande) di una lunga serie su cui la procura sta indagando, che aggiunge un nuovo capitolo alle complesse, e non molto lusinghiere, recenti vicende di una delle più importanti architetture italiane del secondo dopoguerra.

Palazzo del Lavoro nacque nel 1961 per celebrare il centenario dell’Unità d’Italia, inserito in un’area espositiva, Italia ’61, realizzata su masterplan di Nello Renacco lungo le rive del Po all’ingresso sud di Torino, a poche centinaia di metri dallo stabilimento Fiat del Lingotto.

L’edificio fu frutto di un appalto-concorso bandito nel 1959 per la realizzazione di un padiglione espositivo di 47.000 mq che avrebbe ospitato la mostra dedicata al lavoro curata da Gio Ponti e presieduta da Giovanni Agnelli, vinto dall’impresa Nervi e Bartoli con Pier Luigi Nervi, i figli Antonio e Mario e Gino Covre.

Una delle caratteristiche peculiari dell’edificio, che, insieme alle tecniche costruttive e a un’organizzazione del cantiere che ha consentito di completare i lavori in soli 9 mesi, lo ha reso una delle architetture italiane contemporanee più studiate e affascinanti del mondo, è la sua spazialità interna.

Il parallelepipedo a base quadrata di 158 m di lato e 26 m di altezza è infatti sorretto da un sistema di 16 pilastri in cemento armato a sezione variabile gettati in opera che sostengono ciascuno una raggiera di 20 travi a I in acciaio a sezione variabile anch’essi (pensati originariamente di cemento) su cui è poggiata una copertura piana metallica irrigidita perimetralmente. Gli elementi di chiusura superiore sono collegati fra loro da lucernari e contribuiscono a rendere indipendente un sistema costituito da 16 “ombrelli” ben visibili all’interno.

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Cantiere dell’opera, fonte: Archivio Storico Fiat

Lo spazio centrale è circondato da una galleria perimetrale chiusa superiormente da un solaio in ferrocemento a nervature isostatiche la cui tecnica costruttiva era stata sperimentata e sviluppata da Nervi in progetti precedenti, tra cui il lanificio Gatti di Roma.

Esternamente, il volume è chiuso da un tamponamento indipendente dalla struttura interna costituito da un curtain wall in vetro e metallo oscurato, su tre dei quattro lati dell’edificio, da una struttura di frangisole sorretta da montanti giustapposta al telaio principale.

Il bando di concorso per il Palazzo del Lavoro affrontava un tema ancora oggi particolarmente di attualità per tutte le strutture non temporanee realizzate per manifestazioni effimere: il suo riutilizzo al termine delle celebrazioni. E indicava un futuro che avrebbe trasformato l’enorme edificio, di proprietà pubblica, in un centro per la formazione permanente. Lo stesso progettista propose ulteriori alternative, tra cui la sua conversione in un centro sportivo.

Chiuse le celebrazioni, molte sono state le funzioni attribuite all’enorme spazio prima che venisse definitivamente abbandonato (dall’International Training Centre del Bit dell’Onu, presente dal 1963 al 1985, a sede decentrata dell’Università) ma nessuna è stata definitiva.

Le cose cambiano a partire dal 2007, quando si affaccia l’idea di trasformarlo in centro commerciale. A questo sono seguiti la costituzione della Pentagramma Piemonte, società immobiliare partecipata in uguali quote da Cassa Depositi e Prestiti (prima Fintecna) e Gefim che ha rilevato l’edificio, l’interesse espresso, nel 2010, dalla multinazionale olandese Corio pronta a investire 150 milioni di euro e un progetto di trasformazione elaborato dal torinese Alberto Rolla. A questo si è affiancato un indispensabile accordo di programma con il Comune di Torino che allo scopo approva una variante al prg, che destinava l’area a servizi pubblici.

Tra le preoccupazioni sulle trasformazioni di un edificio bisognoso anche di un attento restauro e tutelato dalla Soprintendenza solo dal 2011, e le polemiche sulla nuova destinazione d’uso dell’area, un ricorso della vicina galleria commerciale realizzata all’interno del Lingotto accolto da Tar del Piemonte e confermato dal Consiglio di Stato ha portato nel 2012 al blocco di un processo di riconversione interrotto dalla strada scelta dal Comune per l’approvazione della variante al prg, parziale anziché strutturale, giudicata non corretta.

Da allora, a parte il tentativo della proprietà di messa in vendita avviato nel giugno scorso, poco è successo a un edificio che da celebrazione di una tecnica e di un know how italiani ammirati in tutto il mondo rischia di diventare un simbolo di immobilismo. E che, privo di manutenzione ma pieno di costi, sta deperendo sempre di più (con un’accelerazione negli anni più recenti), continuamente saccheggiato da predoni di materiali e metalli e divenuto ormai da anni ricovero notturno per senzatetto.

Da quest’ultimo incendio, un’amministrazione comunale in scadenza (le elezioni saranno la primavera prossima) si è presa l’impegno di accelerare e concludere entro l’anno il processo di approvazione di una variante che si presenta pieno di ostacoli per gli interessi in gioco, gli attori da coinvolgere e l’ampiezza dell’area interessata da una variante strutturale anziché parziale (il confinante comune di Moncalieri ha già comunicato che non darà il suo necessario via libera se non verrà realizzato un sottopasso al di sotto della vicina e trafficatissima rotonda di corso Maroncelli).

Da quest’ultimo incendio, un’amministrazione comunale in scadenza (le elezioni sono state fissate a giugno) si era presa l’impegno di accelerare e concludere entro il 2015 con il via libera ai lavori un processo complesso e pieno di ostacoli per gli interessi in gioco, gli attori da coinvolgere e l’ampiezza dell’area interessata.

All’oggi, si sono fatti passi avanti. A dicembre si sono infatti conclusi i lavori della Conferenza dei Servizi che ha licenziato un atteso Accordo di programma ratificato dal Consiglio comunale di Torino a metà gennaio.

Secondo quanto stabilito viene sciolto uno dei nodi principali dell’intera questione, la gestione dell’attuale rotonda di corso Maroncelli, al di sotto della quale verrà realizzato un sottopasso per da 10,5 milioni di euro, e si è affrontata la questione, anch’essa da tempo sul piatto, della riqualificazione delle aree verdi, per la quale si prevede la realizzazione di un parco tra Palazzo del Lavoro e il confinante Palazzo a Vela.

Complessivamente verranno impegnati circa 20,6 milioni di euro, con la realizzazione di tutti gli interventi, compresa la trasformazione di Palazzo del Lavoro, prevista in completamento entro l’autunno 2018. Nel frattempo, le tempistiche per le tappe successive sono: aprile 2016 per la presentazione del Piano esecutivo convenzionato, settembre per la stipula della convenzione urbanistica e la primavera 2017 per l’avvio del cantiere.
In questo quadro, più chiaro ma sicuramente ancora piuttosto aperto e articolato, anche la tutela dovrebbe avere il suo ruolo

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