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Parte il Progetto Casa Italia per la sicurezza delle abitazioni

Sperimentazione in 10 Comuni: Catania, Reggio di Calabria, Isernia, Piedimonte Matese, Sulmona, Sora, Foligno, Potenza, Feltre e Gorizia

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La prima fase del Progetto Casa Italia è stata illustrata l’8 aprile in una conferenza stampa al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, dal capo del Governo Paolo Gentiloni, con il Prof. Giovanni Azzone, ex rettore del politecnico di Milano e project manager della struttura di missione (trasformata in dipartimento stabile presso la presidenza del Consiglio con decreto-legge n. 8 del 9 febbraio 2017), e il senatore a vita Renzo Piano, coordinatore del G124, il gruppo di lavoro su “le periferie e la città che sarà”.
Il progetto, lanciato all’indomani del terremoto nel Centro Italia, ha l’obiettivo di coordinare e integrare le attività di promozione della sicurezza sugli edifici esistenti tra i vari enti necessari per individuare una mappa dei rischi su tutto il territorio italiano e comporre un data base integrato sulle caratteristiche degli edifici (con informazioni su età, tipologia costruttiva, stato di conservazione, qualità energetica dimensione, tipologia e localizzazione degli edifici); gli enti coinvolti sono: Istat, Ministeri dell’Economia, dei Beni culturali, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dell’Istruzione, Ispra, Enea, Cnr, Mattm, Ingv, Agenzia delle entrate.

L’obiettivo è di ridurre la vulnerabilità degli edifici, in particolare a fronte di eventi sismici, sviluppando la resilienza delle comunità e assicurando la vivibilità degli insediamenti. Nello specifico, il progetto prevede:
• la sperimentazione di soluzioni costruttive innovative, in grado di aumentare la sicurezza degli abitanti a fronte di eventi sismici, mantenendo nel contempo l’edificio vivibile e utilizzabile durante tutte le fasi dell’intervento;
• l’elaborazione, in base alla sperimentazione, linee guida che possano costituire un riferimento per interventi estesi all’intero territorio nazionale;
• il coinvolgimento sul tema della sicurezza, sia a livello locale che in ambito nazionale;
• la riflessione “dal basso” sulle politiche adottate in passato per promuovere la sicurezza.

I cantieri sperimentali
È previsto l’avvio di dieci cantieri in altrettanti comuni, in cui sperimentare metodi diagnostici e soluzioni progettuali innovative, privilegiando interventi non invasivi che consentano alle persone di poter continuare a vivere nel proprio ambiente, con l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità degli edifici, migliorando la qualità dell’abitare. Oggetto della sperimentazione saranno edifici residenziali di proprietà pubblica.
I cantieri saranno aperti nelle città di: Catania, Reggio di Calabria, Isernia, Piedimonte Matese, Sulmona, Sora, Foligno, Potenza, Feltre, Gorizia. I Comuni sono stati individuati in base ai seguenti criteri:
pericolosità sismica, privilegiando comuni localizzati nelle aree a più alta pericolosità sismica;
molteplicità delle fonti di pericolo, selezionando comuni che uniscano al rischio sismico quello idrogeologico e, in almeno uno dei casi, fenomeni di tipo vulcanico o di maremoto;
caratteristiche sociali e demografiche, con l’obiettivo di attuare la sperimentazione in aree che uniscano alle problematiche ambientali anche alcuni aspetti significativi di vulnerabilità sociale e di esposizione demografica;
dispersione territoriale, limitando i casi a non più di uno per Regione.
Dalla sperimentazione sono stati esclusi i comuni che appartengono alle “aree di cratere” interessate da eventi sismici verificatisi a partire dal terremoto del 2009, per evitare interferenze con le azioni di ricostruzione già in corso.
L’ammontare degli interventi è stato stimato (prendendo come riferimento i costi degli interventi di aumento della sicurezza sismica degli ultimi anni) in circa 2,5 milioni di euro per ciascun cantiere e, quindi, complessivamente in 25 milioni di euro per l’intero programma; le risorse sono già state individuate.

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