Portico d'Ottavia a Roma: scavo archeologico e restauro | Ingegneri.info

Portico d’Ottavia a Roma: scavo archeologico e restauro

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L’obiettivo iniziale dell’intervento era di completare l’indagine archeologica del piano interno del propileo (già oggetto di scavi nel 1996-97 e nel 2001-02) e di terminare lo scavo della parte di cimitero interna a questo.

Lo scavo è stato operato con metodo stratigrafico. All’individuazione dei vani tombali in superficie è seguita una pulizia superficiale fino all’individuazione dello strato integro di ossa e si è proceduto, quindi, alla documentazione e allo scavo.

Lo scavo all’interno delle tombe ha permesso nuove acquisizioni storico- scientifiche che hanno portato all’individuazione di almeno quattro periodi storici differenti, i primi tre di epoca romana e il quarto di epoca medievale: periodo di Metello, periodo di Augusto, periodo di Severo, periodo cimiteriale.

Figg. 1,2, 3 – Vista generale dell’area di intervento

Metello

Di estrema importanza storica è stato il rinvenimento di parte della struttura repubblicana del Portico di Metello. Lo scavo all’interno di una delle tombe ha permesso l’individuazione del muro posteriore del propileo metellino. Del muro si osservano gran parte del nucleo in cementizio e la faccia-vista in opera incerta; lo spessore del muro è sicuramente, da quanto visibile, superiore a 70 cm. Un’acquisizione notevole è la presenza di un secondo muro addossato alla faccia del precedente, con faccia vista in opera incerta, superficie superiore piana e spessore di 3 piedi (90 cm scarsi); la quota della superficie è di un piede (29,7 cm) inferiore a quella conservata del muro del colonnato.

Fig. 4 – Muro di Metello

Augusto

Della fase augustea si sono portati a vista parti degli intercolumni (dove si alternavano secondo la planimetria della struttura augustea setti di blocchi in tufo e travertino in corrispondenza delle colonne) e parti di muri in conglomerato cementizio in corrispondenza degli intercolumni. Un ulteriore dato è fornito dalle tombe della zona centrale, dove si osserva come i bloc- chi di travertino (filare unico) siano qui poggiati direttamente sul conglomerato, diversamente dalla fronte esterna. Il conglomerato è gettato contro terra, ad esclusione di un punto in cui compare l’impronta di una tavola lignea, peraltro non orizzontale, spessa 4 cm.

Fig. 5 – Blocchi in travertino, epoca augustea

Severo

La fase severiana è presente negli intercolumni (elementi marmorei di riutilizzo poggiati sul conglomerato intorno ai plinti delle colonne nel sito attuale) e nel paramento murario conservato sul lato lungo di una delle tombe, dove è visibile la cortina e la risega di base coperta da bipedali.

Il massetto originale è stato rinvenuto in diversi stati di conservazione. In un punto in particolare è presente un residuo di pavimentazione in lastre marmoree, allettato sulla preparazione ed aderente con questa al massetto. Accanto a questo è presente un risarcimento pavimentale in lastre con tessitura obliqua e un tratto di pavimentazione in frammenti di laterizi e malta, allettati orizzontalmente.

Fig. 7 – Parametro murario (Severo)

Fig. 6 – Elemento lapideo lavorato

Medioevo

Il cimitero occupa l’intera area indagata, ad esclusione dello spazio antistante l’intercolumnio centrale. Le tombe individuate (in tutto 22), inquadrabili genericamente nella tipologia “a cassone”, presentano molte differenze che rendono uniche nell’area molte tra di esse. Le profondità variano di molto (50- 160 cm), mentre più “regolari” sono le dimensioni di larghezza (50-80 cm) e lunghezza (200-220 cm); l’orientamento, che segue quello strutturale del propileo, è in 6 casi NE-SW, nei restanti NW-SE. I vani che presentano il primo orientamento sono raggruppati nell’angolo del propileo e a ridosso del colonnato posteriore. Tra le tombe completamente scavate alcune sono ossari contenenti solo ossa in seconda giacitura; nei restanti casi sono presenti individui in prima giacitura e, a volte, coppie di individui affiancati.

Nelle murature di rivestimento interne si è potuta notare un’assoluta prevalenza di laterizio di discreta qualità, in parte rifinito con lisciatura dei giunti. Oltre a questo sono presenti altre tipologie di materiali quali inserti marmorei nelle cortine e setti lapidei che dividono trasversalmente il vano tombale. In ogni caso si è potuta notare una generale tendenza al riutilizzo di qualsiasi elemento murario preesistente: murature perimetrali del portico e murature rinvenute al livello inferiore. La cronologia relativa e assoluta si è desunta grazie allo studio dei materiali: reperti ceramici rinvenuti di piccolo dimensioni ma in discreta quantità che appartengono alle classi di vetrine pesanti e sparse, acroma depurata e qualche terracotta rozza da fuoco. Lo studio dei suddetti reperti ha condotto ad una probabile datazione che va dal IX all’XI secolo. Lo studio dei reperti numismatici rinvenuti (monete bronzee), di cui una sola moderna del 1885, hanno completato il quadro cronologico.

Tra gli small finds compaiono inoltre alcuni dadi in osso e vari elementi circolari sempre in osso, punzonati (la cui funzione non è stata identificata). Posteriore alla fase cimiteriale è la fossa di spoliazione che sulla fronte del propileo ha permesso l’estrazione di due blocchi di travertino a ridosso di uno dei vani tombali. Nello strato inferiore della fossa è stato rinvenuto un frammento di ceramica laziale (XII-XIII secolo), che concorderebbe con le ipotesi fornite sulla costruzione dell’arco e la rimozione delle colonne, in questo caso spintasi in profondità fino ai blocchi di travertino sottostanti al plinto. Ultimata la fase di indagine archeologica sono iniziate le operazioni per il consolidamento e il restauro dei propilei.

Figg. 8, 9 – Fasi di scavo

Testi e immagini a cura di:

Dott. Federico De Feo, Project Manager

Ing. Arch.Luca De Feo, Direttore Tecnico

Le attività saranno costantemente aggiornate sul sito www.defeorestauri.com

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