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Riqualificazione di Bagnoli: a che punto siamo?

Dal fallimento della prima bonifica alla dichiarazione di area di interesse nazionale, dal Piano di bonifica e rigenerazione urbana alla Zona Economica Speciale: facciamo il punto sul progetto di riqualificazione di Bagnoli, una storia di tentativi mancati e buoni auspici

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Una storia di fallimenti
Il complesso industriale Italsider di Bagnoli, la cui prima acciaieria fu inaugurata nel 1911, venne chiuso definitivamente nel 1993. Nel 1996 fu approvata una variante per procedere alla bonifica di circa due milioni di mq. Vennero stanziati dallo Stato circa 25 miliardi, saliti poi a 340, aumentati successivamente di altri 50 miliardi, per bonificare l’intero territorio suddiviso in lotti. La bonifica del primo lotto di Coroglio era prevista entro il 1997. I lavori non vennero mai conclusi.
Nel 2001, fu costituita BagnoliFutura S.p.A, società di diritto privato che avrebbe dovuto occuparsi della bonifica, commercializzazione, rivalutazione e trasformazione dei suoli. Nel 2013, dopo 23 anni e altre centinaia di milioni di euro di denaro pubblico spesi senza risultati visibili e definitivi, Bagnoli Futura, gravata da un debito di 59 milioni di euro dovuti a Fintecna per l’acquisto dei suoli, veniva dichiarata fallita. Il 18 febbraio 2014 sono stati inviati a giudizio gli ex amministratori e dirigenti di BagnoliFutura, con l’accusa di disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato.

Area di rilevante interesse nazionale
La situazione è stata sbloccata nel 2014, quando le aree del comprensorio Bagnoli-Coroglio nel Comune di Napoli sono state inserite nelle aree di rilevante interesse nazionale previste dalla Legge n. 164 dell’11 novembre 2014. L’art. 33 della legge stabilisce i principi e i criteri per la gestione degli interventi, con l’obiettivo prioritario di assicurare in tempi certi e brevi la formazione, approvazione e attuazione di un programma di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana, finalizzato al risanamento ambientale e alla riconversione delle aree dismesse e dei beni immobili pubblici, al superamento del degrado urbanistico ed edilizio, alla dotazione dei servizi personali e reali e dei servizi a rete, alla garanzia della sicurezza urbana.

La governance dell’intervento
Le funzioni amministrative sono attribuite allo Stato, garantendo comunque la partecipazione degli enti territoriali interessati. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il presidente della regione Campania, sono stati nominati un Commissario straordinario del Governo, che vigila sull’attuazione del programma ed esercita i poteri sostitutivi previsti, e un Soggetto Attuatore, con il compito di predisporre uno specifico programma di risanamento ambientale e un documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana.
Tali autorità sono competenti anche per l’adozione di misure straordinarie di salvaguardia e tutela ambientale, e procedono anche in deroga, per i soli profili procedimentali, agli articoli 252 e 252-bis del decreto legislativo n. 152/2006.
In via straordinaria, per l’espletamento di tutte le procedure ad evidenza pubblica, i termini previsti dal decreto legislativo n. 163 del 12 aprile 2006, ad esclusione di quelli processuali, sono dimezzati.
Per coordinare tutto il processo, è stata istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, una cabina di regia presieduta dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e composta dal Commissario straordinario, da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dello sviluppo economico, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti, nonché da un rappresentante, rispettivamente, della regione Campania e del comune di Napoli.

Il Soggetto Attuatore
Il Soggetto Attuatore è l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti S.p.a. (Invitalia), di proprietà del Ministero dell’Economia, a cui è stata trasferita, a valori di mercato, la proprietà delle aree e degli immobili di cui era titolare la fallita società BagnoliFutura S.p.A.. Quale società in house dello Stato, Invitalia opera come stazione appaltante per l’affidamento dei lavori di bonifica ambientale e di realizzazione delle opere infrastrutturali e ha il compito di elaborare una proposta di programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana, corredata da:
• specifico progetto di bonifica degli interventi sulla base dei dati dello stato di contaminazione del sito, cronoprogramma di svolgimento dei lavori,
• studio di fattibilità territoriale e ambientale,
• valutazione ambientale strategica (VAS),
• valutazione di impatto ambientale (VIA),
• piano economico-finanziario relativo alla sostenibilità degli interventi previsti, contenente l’indicazione delle fonti finanziarie pubbliche disponibili e dell’ulteriore fabbisogno necessario alla realizzazione complessiva del programma.
La proposta di programma e il documento di indirizzo strategico contengono la previsione urbanistico-edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione e di nuova edificazione e mutamento di destinazione d’uso dei beni immobili, comprensivi di eventuali premialità edificatorie, la previsione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico e di quelle che abbiano ricaduta a favore della collettività locale anche fuori del sito di riferimento, i tempi ed i modi di attuazione degli interventi con particolare riferimento al rispetto del principio di concorrenza e dell’evidenza pubblica e del possibile ricorso da parte delle amministrazioni pubbliche interessate all’uso di modelli privatistici e consensuali per finalità di pubblico interesse.

L’iter del procedimento
Il Commissario straordinario di Governo, ricevuta la proposta del Soggetto Attuatore, convoca una conferenza di servizi per ottenere tutti gli atti di assenso e di intesa da parte delle amministrazioni competenti. La durata della conferenza, cui partecipa anche il Soggetto Attuatore, non può superare il termine di 30 giorni dalla sua indizione, entro il quale devono essere esaminati il progetto di bonifica, il cronoprogramma di svolgimento dei lavori, la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale. Se la Conferenza non raggiunge un accordo, provvede il Consiglio dei Ministri anche in deroga alle vigenti previsioni di legge.
Il programma di rigenerazione urbana è adottato entro 10 giorni dalla conclusione della conferenza di servizi. L’approvazione del programma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, fermo restando il riconoscimento degli oneri costruttivi in favore delle amministrazioni interessate; costituisce anche variante urbanistica automatica e comporta dichiarazione di pubblica utilità delle opere e di urgenza e indifferibilità dei lavori.

Il Piano di bonifica e rigenerazione urbana
Il Piano di bonifica e rigenerazione urbana di Bagnoli, presentato dal Commissario Straordinario Nastasi, prevede la rimozione della colmata a mare e la realizzazione di un waterfront, l’allestimento di spiagge attrezzate, un porto turistico, uno stadio della vela, la riqualificazione del Pontile Nord e, soprattutto, il ripristino della balneabilità. Le azioni strutturali di bonifica dovrebbero concludersi entro il 2019 e coinvolgere la pulizia dei fondali altamente inquinati a causa della presenza di piombo, idrocarburi, ecc.

Il business plan
Invitalia sta costruendo il business plan complessivo degli interventi previsti, per presentare alla Cabina di Regia un progetto di sostenibilità economico-finanziaria. L’ipotesi allo studio è quella di suddividere l’area in 10 lotti, considerando i tre interventi di carattere trasversale: bonifiche, infrastrutture e parco. Infine, sono state avviate le analisi per predisporre i concorsi di progettazione e di idee, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica, connesse ai seguenti obiettivi:
• ridefinizione delle funzioni dell’Acciaieria;
• organizzazione del waterfront;
• adozione dei principali siti di archeologia industriale per la salvaguardia e la messa in sicurezza;
• nuove potenziali funzioni di insediamento industriale;
• assetto ed organizzazione del parco.

Le criticità
Secondo alcune associazioni ambientaliste, il piano presenta alcune criticità per quanto riguarda l’assetto del porto e dell’isola di Nisida, la configurazione della colmata a mare, le prospettive dell’area ex-Cementir, la definizione delle aree residenziali, la questione della mobilità nella zona, la creazione della strada sul lungomare e, infine, il ridimensionamento e la frammentazione del parco. Un documento del Wwf sottolinea i seguenti punti critici:
Porto di Nisida. Un grande porto in area praticamente vincolata rischia di riempire di natanti inquinanti tutto lo spazio antistante la spiaggia.
Colmata a mare. L’eliminazione totale della colmata non appare tale nel progetto, che prevede un rimaneggiamento per ricostruire “virtualmente” la linea di costa, ma lasciando in sito la porzione di colmata da utilizzare con “piscine”, a probabile gestione privata.
Ex Cementir. Il cosìddetto “miglio azzurro” che dovrebbe riconvertire la zona ex Cementir presenta un inspiegabile aumento di volumetrie, mentre vengono eliminate tutte le zone residenziali previste nel Piano Esecutivo, con evidenti problemi per la sicurezza e la e vitalità dei luoghi in talune fasce orarie.
Mobilità. Non appare chiaro né sostenibile il modello di mobilità immaginato per l’area, potenzialmente fruibile da migliaia di persone, che pare essere indirizzato alla sola mobilità individuale: restano, infatti, indefinite le scelte relative alla Cumana o al prolungamento della linea 6. Immotivata ed economicamente insostenibile, l’ipotesi di realizzare una strada interrata sul lungomare.
Parco. Il progetto di Parco emerso nel Piano è ridotto di oltre il 45%, frammentato in aree residuali in prossimità di alcune funzioni, con il pericolo che le aree verdi possano essere accorpate e “privatizzate” da esse.

Il protocollo Anac-Invitalia
Il 24 maggio 2016, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Commissario Governativo per il rilancio di Bagnoli, Salvo Nastasi, il Presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, e l’Amministratore Delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, hanno firmato il protocollo di vigilanza sulle procedure per la bonifica delle aree di Bagnoli. Il protocollo ricalca quello già realizzato per l’Expo, utilizzando lo stesso gruppo di lavoro, e utilizzando la Guardia di Finanza per i controlli.

L’inchiesta del Tribunale di Napoli
Nell’ambito del procedimento penale per disastro ambientale, il Tribunale di Napoli ha disposto una nuova perizia per superare le discordanze tra i risultati delle analisi svolte dai consulenti tecnici di parte, e chiarire definitivamente se la bonifica di suoli dell’area dismessa di Bagnoli sia stata effettuata ed in quali termini. La questione è fondamentale per concludere il processo a carico degli ex responsabili di BagnoliFutura S.p.A. ma rischia di stravolgere la tabella di marcia stabilita dal Commissario straordinario del Governo, che prevede un accordo con la Procura per dissequestrare l’area e dare il via libera agli interventi di riqualificazione e bonifica programmati da mesi e in fase di assegnazione a soggetti privati tramite le gare bandite da Invitalia.

Le gare in corso
Dopo le prime due gare, sulla manutenzione dell’Arenile Nord di Bagnoli e la messa in sicurezza della colmata, si sono chiusi il 13 luglio scorso i termini per la presentazione delle domande per la terza gara, che aveva come oggetto il piano di caratterizzazione integrativo. Dopo i controlli previsti dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) verranno avviati i lavori.
Le prossime procedure di gara riguarderanno gli interventi per la rimozione dei big bags di amianto, la bonifica nell’area che ospitava l’Eternit, la progettazione esecutiva della nuova barriera idraulica ed il test sulle tecniche di bonifica dei terreni.

Gli interventi di bonifica
Un gruppo tecnico formato da Ispra, Stazione Zoologica Dorhn ed Invitalia per definire le modalità adeguate per la bonifica dei sedimenti marini e per le indagini biologiche sulla qualità delle acque dovrebbe presentare i risultati di questa attività entro la fine di settembre.
Sono state avviate le collaborazioni con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università Federico II, con l’Università del Sannio e l’Università La Sapienza, per individuare le modalità più efficaci ed economiche per le tecniche di bonifica dei terreni. E’ stata inoltre stipulata una convenzione di collaborazione a titolo gratuito tra Invitalia e Autorità di Bacino della Campania Centrale, per procedere alle verifiche congiunte sul regime idrogeologico e sulle compatibilità degli interventi che saranno necessari per il ripristino della linea di costa.
Nel contempo, sono in corso le analisi di approfondimento con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’individuazione di una colmata portuale adeguata ad accogliere i sedimenti marini ed i materiali derivanti dalla rimozione integrale della colmata di Bagnoli.

Leggi anche: Una bonifica dei siti contaminati ‘sostenibile’ è possibile?

La Zona economica speciale
Il Piano di rigenerazione di Bagnoli si inserisce nel Patto per la Campania firmato da Governo e Regione, che prevede 200 milioni per la riqualificazione dell’area e altrettanti per la zona economica speciale (Zes), comprendente i due principali porti della Campania, Napoli e Salerno, i retroporti, l’area ex Italsider di Bagnoli e buona parte dell’area occidentale.
Una Zona economica speciale è un’area geografica dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto nel Paese, nella quale gli operatori possono godere di sostanziosi benefici contributivi e fiscali ed è possibile realizzare più agevolmente progetti di riqualificazione urbana. Le Zes sono uno strumento utilizzato con crescente frequenza per contribuire a superare i problemi del sottosviluppo di aree o regioni depresse e attrarre investimenti stranieri. Ad esempio, in Polonia, tra il 2005 e il 2015, gli investimenti localizzati nelle Zes sono stati pari a quasi 20 miliardi di euro, gli occupati sono passati da 75 a 287 mila, con un incremento di quasi 213 mila nuovi posti di lavoro.

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