Sisma 2016: la ricostruzione è in ritardo | Ingegneri.info

Sisma 2016: la ricostruzione è in ritardo

La denuncia emerge dal report di Fillea-Cgil e Legambiente: su 108 scuole da ricostruire solo una è stata realizzata, su 3670 casette richieste ne sono state consegnate appena 995

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È ormai passato un anno dagli eventi sismici che hanno devastato il Centro Italia eppure la ricostruzione delle scuole e la consegna delle soluzioni abitative d’emergenza scontano ancora un ritardo imbarazzante. E’ questo il grido d’allarme che emerge dal report dell’Osservatorio per la ricostruzione di qualità promosso da Fillea-Cgil e Legambiente per monitorare la ricostruzione delle aree del Centro Italia.

Insomma, la ricostruzione non è partita e la fase dell’emergenza si prolunga in maniera ingiustificata. L’accusa di Alessandro Genovesi, segretario generale di Fillea Cgil, è molto chiara e diretta: “La realizzazione delle scuole è in pratica ferma e questo chiama in causa tutti, Commissario, Regioni, enti locali, stazioni appaltanti. Il sindacato degli edili ha messo a disposizione del Commissario e dei Vice Commissari – Presidenti delle Regioni la disponibilità a ragionare sull’orario di lavoro, i propri enti bilaterali, le casse edili, le scuole di formazione e sicurezza. Altrettanta disponibilità ci aspettiamo dalle istituzioni regionali nel coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nella gestione, in sicurezza e trasparenza, della fase dell’emergenza senza alimentare l’idea che le regole e la trasparenza siano il problema e non che il problema invece siano la mancanza di strumenti preventivi e di personale sufficiente per numero e qualificato nella Pubblica amministrazione”.

I numeri, purtroppo, sono la dimostrazione di un sistema che fa acqua da tutte le parti: solo una scuola è stata realizzata sulle 108 da ricostruire previste da due piani straordinari approvati dal Commissario straordinario alla ricostruzione, e un’altra è in costruzione. Mentre su 3570 casette richieste complessivamente nelle quattro regioni colpite (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria), quelle consegnate sono 995.
Responsabilità e doveri, mancanze e colpe: il report analizza tutto in maniera analitica e giunge alla conclusione che ora la priorità è velocizzare l’uscita dalla fase di emergenza. Un modo di procedere che però non può significare abbassare la guardia sul rispetto della legalità e dei necessari controlli che devono essere effettuati sui cantieri delle casette e delle macerie. Ecco, in estrema sintesi, lo stato dell’arte nelle terre martoriate dal terremoto.

LA RICOSTRUZIONE DELLE SCUOLE
Il report parla di 105 le scuole da ripristinare con finanziamenti pubblici previste dalle Ordinanze commissariali: 18 in base al primo programma straordinario (gennaio 2017) e 87 in base al secondo (luglio 2017). Tre sono invece le scuole finanziate dai donatori. Delle prime, è in fase di costruzione solo la scuola primaria “Romolo Capranica” ad Amatrice. Delle seconde, è stata realizzata la scuola dell’infanzia “Benedetto Costa” di Sarnano, grazie ai finanziamenti della Regione Friuli Venezia Giulia.
La normativa definisce che, una volta effettuata la progettazione, sia Invitalia a svolgere le gare di affidamento dei lavori. Invitalia, agenzia di proprietà del ministero dell’Economia, è la centrale unica di committenza per la pubblica amministrazione e agisce anche per il Commissario straordinario di governo ai fini della ricostruzione.
“L’ordinanza che stabilisce i 21 edifici scolastici da ricostruire entro l’inizio dell’anno scolastico in corso (18 da realizzare con finanziamenti pubblici e 3 con risorse di donatori) – si legge nel report Fillea-Cgil – quantifica anche in 110 milioni di euro l’importo complessivo a carico dello Stato. Le scuole sono due in Abruzzo, due nel Lazio, 13 nelle Marche e quattro in Umbria. Ma delle 18 scuole messe a gara, hanno inizio solo i lavori della scuola primaria “Romolo Capranica” ad Amatrice, all’inizio di ottobre. Il resto delle gare non viene assegnato, nonostante l’ordinanza 35 del 31 luglio abbia modificato le prime due ordinanze 14 e 18, con l’obiettivo di facilitare la messa a gara”.

PER APPROFONDIRE: IL CONTENUTO DEL DECRETO TERREMOTO

La domanda, dunque, sorge spontanea: “Per quale motivo, a fronte di quasi 900 aziende che inizialmente (l’elenco è del 31 maggio) hanno espresso interesse alla realizzazione dei 18 edifici scolastici, soltanto la realizzazione di uno di essi sia stata aggiudicata? Perché il Commissario ha sentito l’urgenza, con ordinanze successive, di ritornare sui criteri di aggiudicazione delle gare? I criteri delle gare troppo stringenti o le imprese non erano in grado di rispettare tempi e qualità?”
Il 4 agosto 2017 Invitalia pubblica un secondo “avviso esplorativo” per la costruzione delle 18 scuole, seguito da un nuovo elenco di esecutori interessati alla ricostruzione degli edifici scolastici che va a integrare quello già pubblicato. Si giunge così a 1.119 aziende. Ma a quasi tre mesi da questo secondo avviso ancora nessuna gara è stata aggiudicata.
L’ordinanza 33 dell’11 luglio 2017 approva il secondo programma straordinario per la riapertura delle scuole nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria in cui si prevede la ricostruzione di altre 87 scuole, con uno stanziamento complessivo di 231.038.692. “A differenza delle 18 scuole – spiega il documento – inserite nel primo programma straordinario, i Committenti delle ulteriori 87 scuole sono i Comuni e le Province. Invitalia è sempre incaricata a svolgere le gare di appalto su indicazione degli Enti committenti preposti. Ad oggi, su tali opere Invitalia non ha pubblicato alcun bando”.

LA CONSEGNA DELLE SAE – Soluzioni Abitative di Emergenza
In totale sono state richieste 3570 casette (205 in Abruzzo, 775 nel Lazio, 1.824 nella Marche e 766 in Umbria), da 43 Comuni sui 140 danneggiati dal sisma. Al 17 ottobre 2017 ne sono state consegnate 995, pari al 27,87% del totale richiesto. “I ritardi nella consegna delle SAE nelle quattro Regioni sono molto differenti. In Abruzzo una sola casetta è stata consegnata sulle 205 richieste, nel Lazio 616 su 775, nelle Marche 167 su 1824, in Umbria 211 su 766. Al netto di un ritardo generalizzato in tutte e quattro le Regioni, la tabella di marcia dipende da quando i Comuni hanno individuato e comunicato le aree da urbanizzare, dai tempi con cui le rispettive Regioni verificano l’idoneità idro-geo-morfologica, dai tempi dell’eventuale esproprio dell’area e della progettazione”. Esistono però anche cause oggettive che possono giustificare ritardi e differenze: “Il susseguirsi degli eventi sismici (24 agosto, 26 e 30 ottobre, 18 gennaio) ha fatto aumentare progressivamente le persone rimaste senza casa. A cui però si è aggiunta la difficoltà, a sisma avvenuto, ad individuare aree idonee per la presenza di vincoli, a partire da quello idrogeologico, nel territorio dell’Appennino. Una pianificazione preventiva che individui nelle aree a rischio le aree preposte ad ospitare gli sfollati in caso di emergenza avrebbe potuto accelerare di molto i tempi, oltre che produrre un minore impatto paesaggistico e ambientale”.

SFRUTTAMENTO DEL LAVORO, PREVENIRE L’ILLEGALITA’
Altro capitolo importante, la situazione dei lavoratori adibiti sia all’allestimento delle aree per le SAE sia al montaggio delle stesse, che sembra sfuggire ai controlli, come dimostra, per esempio, l’inchiesta giudiziaria della procura di Napoli di inizio ottobre sulle varie aziende totalmente fittizie che occupavano lavoratori in nero in Umbria.
Secondo Fillea-Cgil e Legambiente “E’ necessario prevenire l’illegalità nei cantieri per contrastare il lavoro nero e grigio di cui troppe imprese stanno facendo uso. Le verifiche effettuate sul campo hanno registrato, in tutte e quattro le Regioni interessate, la presenza di lavoratori completamente sconosciuti alle Casse edili o denunciati con un monte ore di lavoro di molto inferiore a quello effettivamente svolto. Senza l’adozione di strumenti legislativi appropriati, tali fenomeni sono destinati a diventare strutturali. Lo strumento del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva per congruità) deve essere adottato da tutti i soggetti attuatori, quelli che affidano i lavori”.

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