Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi: 160mila euro per un piano di restauro | Ingegneri.info

Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi: 160mila euro per un piano di restauro

Il prestigioso grant della Getty Foundation servirà a finanziare la stesura di un piano di restauro, conservazione e gestione a lungo periodo dell’impianto. Ma la sua messa in pratica richiederà un progetto e dei fondi che ancora non ci sono

© Matteo Cirenei - Courtesy Pier Luigi Nervi Project Association
© Matteo Cirenei - Courtesy Pier Luigi Nervi Project Association
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La candidatura dello Stadio Flaminio di Roma, progetto di Pier Luigi e Antonio Nervi realizzato per le Olimpiadi del 1960, è stata selezionata per ricevere uno dei 12 architecture conservation grants banditi dalla Getty Foundation nell’ambito dell’edizione 2017 del programma Keeping It Modern. Una somma di 161.000 euro andrà a sostenere la stesura di un piano per il restauro, la conservazione e la salvaguardia (ma non il progetto per la sua realizzazione) di una struttura di proprietà del Comune di Roma dismessa dal 2011 dopo il riammodernamento che aveva permesso il suo utilizzo per il Sei Nazioni di rugby.

Il dossier è stato presentato da un gruppo guidato dall’Università di Roma La Sapienza comprendente Pln Project e DoCoMoMo Italia.

Incluso fra le possibili sedi di gare nell’accantonata candidatura della capitale per l’edizione del 2024 delle Olimpiadi da pochissimo aggiudicata a Parigi, lo Stadio Flaminio viene inaugurato nel 1959 dopo un cantiere di soli 18 mesi, vinto a conclusione di un concorso dalla società di costruzioni Nervi & Bartoli. Sorge in un’area centralissima che, storicamente occupata da impianti sportivi, per l’occasione diventa uno dei nuclei più importanti dell’evento, raccogliendo il Villaggio Olimpico, il Palazzetto dello Sport (progettato da Nervi con Annibale Vitellozzi) e il Palazzo delle Federazioni sportive. La centralità dell’epoca è centralità ancora oggi: si trova infatti a stretto contatto con alcuni dei più recenti sviluppi edilizi e urbanistici di Roma, dal Maxxi di Zaha Hadid alla Città della Musica di Renzo Piano all’area su cui sorgerà la Città della Scienza, seguendo il masterplan di Studio 015 – Paola Viganò vincitori del concorso Progetto Flaminio.

Nato per il gioco del calcio con una capienza originaria di 50.000 spettatori (poi ridotta a 20.000), lo Stadio Flaminio si estende per 181 m in lunghezza e 131 in larghezza e affianca al campo da gioco, alle tribune e a vari locali di servizio 4 palestre (in origine destinate alla ginnastica, al pugilato, alla scherma e all’atletica) e una piscina.

Come in tutti gli edifici progettati e realizzati dall’ingegnere di Sondrio, anche il Flaminio è un’applicazione pratica di quello che era l’ormai rodatissimo “sistema Nervi”, basato sull’utilizzo di cemento armato, ferrocemento e prefabbricazione, che nel frattempo guidava i progetti e i cantieri delle altre opere che Nervi stava seguendo per lo stesso evento, il Palazzo dello Sport all’EUR, il Palazzetto dello Sport e il viadotto di corso Francia.

Le tribune, continue, sono costituite da una successione di 92 telai in cemento armato lasciato a vista collegati da nervature secondarie e gradinate costituite ognuna da due elementi prefabbricati, in cemento armato anch’essi e impostati seguendo un brevetto appositamente ideato per il Flaminio: uno portante, a forma di U e con l’estradosso a vista, e uno di chiusura per pedate e sedili. La pensilina fortemente aggettante (27 m) che copre parte delle tribune è invece sostenuta da telai in cemento armato al di sopra dei quali l’unione di 7652 elementi prefabbricati ondulati in ferrocemento, alleggeriti da aperture per il passaggio della luce, crea la protezione per le sedute sottostanti.

Dopo anni di abbandono e interventi di adeguamento, necessita di essere riportato alla vita attraverso un utilizzo compatibile e un progetto di recupero in grado di ovviare alle modifiche e alterazioni che nel corso degli anni sono state apportate per adattarlo al tempo, eliminare un degrado diffuso conseguenza del suo abbandono e i segni dell’invecchiamento fisiologico dei materiali utilizzati.

Il piano di conservazione che a partire dall’autunno il gruppo di lavoro inizierà ad elaborare grazie al supporto della Getty Foundation ruoterà attorno allo sviluppo di tre ricerche parallele (analisi storica, analisi tecnica e strutturale e approfondimento normativo e legislativo) che, messe insieme dal lavoro di un quarto gruppo che si occuperà della “disseminazione” dei risultati, saranno la base delle linee guida di un piano di restauro, conservazione e gestione futura che dovrebbe essere messo in pratica da un progetto di recupero di cui tuttavia ancora nulla si sa. Il percorso produrrà differenti output: una pubblicazione, la creazione di un database con i dati raccolti durante le ricerche, un sito web dedicato e la diffusione dei vari stadi della ricerca attraverso la produzione di materiale informativo e l’organizzazione di presentazioni e convegni.

Promosso ogni anno dal 2014, Keeping It Modern s’inserisce nell’ambito della Conserving Modern Architecture Initiative, nata a cavallo tra anni ottanta e novanta per aiutare la conservazione delle opere dell’architettura contemporanea che, superando i 50 di vita, diventavano formalmente tutelabili. È un programma unico nel panorama mondiale: si pone infatti l’obiettivo di supportare lo sviluppo di progetti, in alcuni casi pilota, mirati alla stesura di piani di gestione a breve e lungo termine degli interventi di restauro e manutenzione di importanti interventi del XX secolo.

Nell’edizione 2017, oltre allo Stadio Flaminio e a Pier Luigi Nervi, i grant di Keeping It Modern della prestigiosa istituzione nata nel 1984 a Los Angeles hanno anche incluso edifici di Le Corbusier, Kenzo Tange, Lina Bo Bardi, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Konstantin Melnikov: il Yoyogi National Gymnasium di Tokyo (che, realizzato per le Olimpiadi del 1964 su progetto di Kenzo Tange, sarà anche una delle sedi dei giochi olimpici del 2022 e riceverà un supporto di 150.000 $), la cattedrale di St. Michael a Coventry (Basil Spence, Regno Unito, 1962, con un grant di 132.000 £), il Boston City Hall (Kallmann, McKinnell & Knowles, Stati Uniti, 1968, a cui andranno 120.000 $), il complesso termale di Sidi Harazem (Jean-François Zevaco, Marocco, 1958, 150.000 $), la Facoltà di Architettura della Middle East Technical University di Ankara (Altuğ and Behruz Çinici, Turchia, 1963, 100.000 $), il Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand (Lina Bo Bardi, Brasile, 1968, 150.000 $), il St. Peter’s Seminary di Glasgow (Andy MacMillan e Isi Metzstein, Regno Unito, 1966, 112.000 £), il Government Museum and Art Gallery della PEC University of Technology di Chandigarh (Le Corbusier, India, 1968, 150.000 $), la Price Tower di Bartlesville (Frank Lloyd Wright, Stati Uniti, 1956, 75.000 $), Casa Melnikov a Mosca (Konstantin Melnikov, Russia, 1929, 120.000 $) e l’edificio del Bauhaus a Dessau (Walter Gropius, Germania, 1925, 135.000 €).

Free Download: Storie di ingegneria – Pier Luigi Nervi e l’arte di costruire

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