Terremoto 24 agosto 2016, si fa presto a dire muratura: l'analisi di S. Lagomarsino | Ingegneri.info

Terremoto 24 agosto 2016, si fa presto a dire muratura: l’analisi di S. Lagomarsino

Le università sono state chiamate a valutare i danni negli edifici pubblici colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016. Una prima analisi preliminare dei danni subiti dalle strutture murarie discussa con il professore Lagomarsino con uno sguardo alle future norme tecniche

Edificio in muratura ad Amatrice. Evidente fuori piombo e disgregazione della parete muraria (fonte: Rapporto Reluis)
Edificio in muratura ad Amatrice. Evidente fuori piombo e disgregazione della parete muraria (fonte: Rapporto Reluis)
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Le attività di sopralluogo nelle zone colpite dal terremoto del 24 agosto 2016 sono iniziate. A quali edifici è stata data la priorità? Chi ha effettuato i primi sopralluoghi? Abbiamo raggiunto telefonicamente il professore Sergio Lagomarsino, docente di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università degli Studi di Genova, poco dopo il suo rientro dalle aree colpite dal sisma.

Spiega Lagomarsino:
Si tratta di un evento che vede coinvolte contemporaneamente quattro regioni del centro Italia: Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria. Il Di.Coma.C (Direzione di Comando e Controllo) è situato a Rieti e le attività si susseguono frenetiche giornalmente. Le Università, tra cui quella di Genova, sono state chiamate a effettuare i sopralluoghi nei Comuni limitrofi a quelli gravemente colpiti, con la finalità di esprimere un giudizio di agibilità post sismica sugli edifici sensibili e strategici. Nel mio caso abbiamo espresso un giudizio di agibilità post sismica per edifici quali scuole, municipi, un presidio sanitario (ASL) e una caserma del Corpo Forestale”.

Agibilità post sismica, cosa significa in questa fase esprimere questa valutazione?
È sicuramente un giudizio non banale, che deve essere soppesato, poiché la domanda che il rilevatore si deve porre è: ‘A un sisma di intensità pari a quella massima che ha colpito il sito nell’ambito di questa crisi sismica la costruzione sarà ancora in grado di resistere e salvaguardare la vita dei suoi occupanti?’. Ho visto danneggiamenti talvolta non importanti, ma il contesto territoriale e l’incertezza del succedersi probabile o meno dell’evento ha reso non semplice la valutazione, portando ad agire in maniera cautelativa”.

Lo strumento adottato nelle attività di rilievo corrisponde alla scheda Aedes, in cui figurano diverse tecnologie costruttive tra cui la muratura.

Nonostante si tratti di un semplice vocabolo “muratura”, questo abbraccia una moltitudine di tipologie, che la circolare esplicativa delle Norme Tecniche delle Costruzioni (NTC08) ha riportato conferendogli rispondenti parametri meccanici.
Si tratta di un riscontro, ovviamente, preliminare: gli edifici e/o aggregati edilizi presentano una tecnologia muraria povera, in cui è preponderante una pezzatura lapidea grossolona ed erratica poco coesa. La malta di argilla, povera di calce, non garantisce un buon ingranamento del paramento murario e l’ipotesi di un suo recupero risulta tutt’altro che semplice. Certo esistono tecniche di riparazione e consolidamento della muratura, ma ogni intervento deve essere calibrato a seconda della muratura che si ha di fronte. L’efficacia delle iniezioni di malta è in questo caso tutta da verificare e la ristilatura dei giunti, per cercare di sopperire alla coesione scarsa e alla mancanza di una rinzeppatura. L’obiettivo è rendere il muro in grado di manifestare un comportamento monolitico, ma sto effettivamente riuscendo a realizzarlo?
Medesima analisi può essere fatta sul corpo della costruzione: al fine di contrastare i meccanismi locali, ovvero comportamenti indipendenti di singole porzioni strutturali, solitamente è pensabile inserire, ad esempio, catene o cerchiature, ma queste murature sono in grado di sopportare gli sforzi concentrati di un elemento di ancoraggio?”.

Si mettono quindi in discussione gli stessi interventi riproposti nella attuali norme tecniche?
No, ogni muratura ha un suo comportamento, certo grazie alla classificazione effettuata dal legislatore, già può esserci una sorta di indirizzo, ma nella fase di riparazione dell’esistente e/o consolidamento il professionista deve effettuare delle scelte che coinvolgono il comportamento strutturale ma ancora prima i parametri meccanici in gioco. La muratura che ho riscontrato, grazie ai conci lapidei di grandi dimensioni, sicuramente esibisce un buon comportamento ai carichi verticali ma la scarsa coesione nei giunti comporta una insufficiente resistenza alle azioni orizzontali (come il terremoto), ovvero una bassa resistenza a taglio”.

Il punto nevralgico quindi è la bassa resistenza a taglio e la coesione offerta dalla malta.
Questo rappresenta, da sempre, uno “scoglio” nell’identificazione dei parametri meccanici della muratura, poiché, in particolare la resistenza a taglio, è una peculiarità difficile da valutare in situ, perché le prove a disposizione risultano estremamente invasive e onerose. Un esempio è la prova di compressione diagonale che prevede la rottura dal pannello murario testato. I martinetti piatti, tecnica diagnostica maggiormente diffusa, restituiscono infatti solo una stima del modulo elastico e del tasso di lavoro a carico verticale. Il problema si porrà quindi nella riparazione di questo tipo di muratura e nelle verifiche di sicurezza, per le quali sarà opportuno precisare bene come identificare le proprietà meccaniche, a partire da quelle contemplate dalle norme tecniche, tenendo conto correttamente della tecnologia costruttiva specifica”.

In sintesi, la muratura esistente non può rappresentare una tecnologia standardizzata, ma questo significa non continuare a recuperarla ed usarla.
La difficoltà è rimandata al progettista che deve analizzare criticamente la tecnologia e il suo comportamento. Il compito non è assolutamente semplice, in quanto oltre a farsi carico di queste assunzioni deve certificare che il programma di calcolo che utilizza risponde ai requisiti e fornisce risultati compatibili con il caso in oggetto, come previsto nel capitolo 10 delle norme tecniche”.

Le Norme Tecniche: come il sisma de L’Aquila è stato elemento catalizzante all’adozione delle attuali norme sismiche in vigore, anche questo terremoto avrà lo stesso effetto?
Essendo uno dei coordinatori della linea di ricerca “Muratura” del Progetto ReLUIS e membro del gruppo che sta revisionando la parte 3 dell’Eurocodice 8 (quella relativa alle strutture esistenti), recentemente sono stato invitato ad affiancare il gruppo che sta revisionato la parte della Circolare n. 617/2009 relativa appunto alla muratura. Quasi certamente questo terremoto avrà questo effetto: lo scorso luglio siamo arrivati ad una prima bozza completa della Circolare di istruzioni delle nuove NTC (quelle approvate dal Consiglio dei Lavori Pubblici nell’autunno del 2014). La volontà è quella di far uscire contestualmente i due testi, evitando un periodo transitorio e rendendo di fatto applicabili le nuove NTC fin da subito.
Al di là degli aspetti strettamente tecnici, relativi ai metodi di calcolo e verifica, uno dei temi più scottanti e non ancora risolti è quello del miglioramento sismico, ovvero del livello minimo accettabile di sicurezza che si richiede per una costruzione esistente, rispetto a quello richiesto ad una nuova costruzione. Qui si accavallano diverse problematiche: la consapevolezza che non è necessario pretendere la stessa sicurezza, la difficoltà di analizzare con modelli adeguati le costruzioni storiche e le esigenze di conservazione.
Gli strumenti per analizzare in modo affidabile le costruzioni in muratura e per progettare efficaci interventi di consolidamento esistono: è solo un problema di formazione e diffusione delle conoscenze”.

È in progetto di istituire la certificazione sismica dell’edificio, una misura che può essere vista come una forma di prevenzione, cosa ne pensa?
È una misura sicuramente utile ed opportuna, che deve essere pensata e ragionata. Un simile strumento potrebbe attivare un processo virtuoso, attraverso incentivi per migliorare in modo diffuso il costruito, che è poi il problema italiano nell’ambito del rischio sismico. Ad esempio, chi si troverà ad affrontare spese di manutenzione straordinaria, come il rifacimento della facciata o del manto di copertura, potrebbe essere incentivato a operare nel medesimo contesto mediante interventi locali di consolidamento”.

Chi è Sergio Lagomarsino

Sergio Lagomarsino

Professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Genova. L’attività di ricerca è rivolta alla modellazione di strutture in muratura, all’analisi di vulnerabilità e rischio sismico, alla valutazione e al consolidamento degli edifici esistenti e alla conservazione di quelli storici. È stato coordinatore nazionale di molti progetti di ricerca nazionali (DPC-ReLUIS, PRIN, CNR), tra cui il progetto europeo PERPETUATE (www.perpetuate.eu).
Attualmente è coordinatore della Linea “Edifici in muratura” nel progetto ReLUIS 2014-2018.
È autore di numerose pubblicazioni, molte su riviste internazionali o in capitoli di libro. Ha contribuito alla redazione delle Linee Guida per i beni culturali (Direttiva P.C.M. 9/2/2011) e delle Istruzioni CNR-DT 212/2013.
Attualmente è membro del gruppo incaricato di revisionare l’Eurocodice 8 – Parte 3 (Edifici esistenti).
Ha sviluppato, insieme agli ingegneri Penna A., Galasco A. e Cattari S., il programma TREMURI, per l’analisi non lineare di edifici in muratura, utilizzato in ambito di ricerca e professionale.

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