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Rinnovabili e mercati emergenti nel nuovo report Irex di Althesys

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I mercati emergenti, e in particolare la Cina, giocano un ruolo sempre più cruciale nel panorama industriale ed economico mondiale legato alle energie rinnovabili. Se con eolico e fotovoltaico l’occidente si è focalizzato su elementi legati alla qualità e all’innovazione, il ‘segreto’ dei player asiatici si sta rivelando la capacità di giocare sulle quantità, garantendo costi bassi. Un quadro questo che appare di fondamentale rilevanza alla luce delle prossime elezioni per l’Europarlamento, in programma a maggio 2014, in cui la presenza di modelli emergenti ‘di successo’ in altri contesti mondiali, differenti da quello europeo, e in generale le politiche energetiche giocheranno un ruolo fondamentale.

A tracciare questo bilancio è la seconda edizione dell’Irex International Report, lo studio annuale realizzato da Althesys, che quest’anno ha avuto come tema “The strategies of the 50 leading companies in the global renewable energy industry” (le strategie delle 50 compagnie leader nell’industria dell’energia rinnovabile globale).

Althesys ha esaminato 359 operazioni fra investimenti, acquisizioni, e accordi, delineando le strategie contro la crisi adottate dalle principali aziende del settore delle energie pulite. Il valore complessivo delle operazioni monitorate è di 83,3 miliardi dollari, la maggior parte dei quali è stata destinata dai 50 maggiori operatori del settore a investimenti in nuova capacità produttiva, con 280 impianti per un totale di 30,1 gigawatt con un costo di 69,4 miliardi dollari.

In questo quadro complessivo, se l’Europa resta la sede della maggior parte degli impianti nuovi di energia pulita, emerge come detto il ruolo sempre più importante dei mercati emergenti, pari al 31,5% delle operazioni e il 29,3% dei megawatt di capacità installata.

È in particolare l’industria eolica a delineare i cambiamenti più forti, con sempre maggiori investimenti nei Paesi in via di sviluppo. È la prima volta infatti che l’importo degli investimenti nei Paesi emergenti ha superato quello in regioni industrializzate, con tassi di crescita elevati specialmente in America Latina e Europa orientale.

Fa caso a sé la Cina, dove l’eolico è aumentato più dell’energia prodotta con il carbone e per la prima volta ha superato la potenza prodotta dell’energia nucleare. Vengono registrate contemporaneamente sovraccapacità di produzione e spinte centrifughe per i produttori più deboli, costretti a fronteggiare a una forte concorrenza sui prezzi da parte dei maggiori operatori.

“Analizzando le strategie dei migliori giocatori in campo, si ottiene una interessante chiave di lettura delle tendenze del settore delle rinnovabili nel suo complesso” spiega Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e capo del team di ricerca per l’Irex International Report. “Nei primi mesi del 2014 abbiamo visto come queste scelte abbiano aiutato molte imprese a imboccare la via della ripresa: la maggiore efficienza, la riduzione della sovraccapacità e lo spostamento verso mercati caratterizzati da forti investimenti nelle energie rinnovabili stanno dando buoni risultati in termini di crescita dei ricavi e di ritorno alla redditività”.

Rispetto alle operazioni di fusione, acquisizioni e accordi di cooperazione, il segmento principale è quello del solare fotovoltaico, che da solo costituisce il 40% del totale delle operazioni e il 50% in termini di megawatt, chiaro effetto del rallentamento nel settore fotovoltaico e delle ristrutturazioni e vendite delle capacità in eccesso, da parte dei produttori in difficoltà. Anche per l’eolico fusioni e acquisizioni hanno un ruolo rilevante, con il 43% di accordi e il 30% della capacità installata. Un risultato importante dovuto alla scelta di diverse utility di acquistare parchi eolici per espandere le loro attività sulle rinnovabili.

Significativo è anche l’indicatore sulle spese aggregate in Ricerca e sviluppo nel 2012: per le imprese statunitensi ed europee esse sono state di circa 2 miliardi dollari, cioè il 12,6% dei ricavi, contro i 486 milioni dollari e 4,5% dei ricavi investiti in Cina e nei paesi asiatici. “I produttori occidentali hanno puntato molto sull’innovazione, in particolare per aumentare l’efficienza di produzione delle celle fotovoltaiche, in altre parole sulla qualità e non la quantità di prodotti solari”, conclude Marangoni. “Le aziende fotovoltaiche asiatiche, invece, hanno cercato di competere con l’alta quantità e prezzi bassi.”

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