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Shanghai: chiude l'Expo dei record

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Verrà ricordata come l’Expo dei record per dimensioni, costi e presenze: durante i 184 giorni di manifestazione nell’area di 5,28 chilometri quadrati sono confluiti 73 milioni di visitatori, strappando il primato  all’esposizione di Osaka del 1970, che aveva visto di 62 milioni di presenze. Non solo: il 16 ottobre la mostra ha accolto la cifra record di oltre 1 milione di persone in un solo giorno.

Al Shanghai World Expo hanno partecipato 189 Paesi e 50 organizzazioni internazionali per un totale di 129 padiglioni. Di contro pare che il 97% dei visitatori fosse di nazionalità cinese: un dato che ridimensiona il carattere internazionale dell’esposizione su cui le autorità cinesi hanno tanto insistito.

In sei mesi sono stati 20.000 gli eventi culturali organizzati tra spettacoli e mostre, sul tema centrale della città sostenibile Better City, Better Life, focalizzandosi sull’integrazione tra nuove tecnologie e questioni urbane alla ricerca di un profilo di città capace di mettere d’accordo compatibilità ambientale e sociale.

Ma all’esposizione cinese spetta anche il primato per essere stata l’Expo più costosa della storia. A riguardo non sono trapelate cifre sicure e documentate, ma si parla comunque di un budget iniziale lievitato fino a raggiungere i 43 miliardi di euro.

Le stime dicono che l’Expo avrà comunque ripercussioni positive sull’economia cinese per i prossimi 3-5 anni e che il ritorno economico totale potrà aggirarsi intorno ai 12 milioni di dollari. La città di Shanghai intanto ne ha beneficiato in infrastrutture, con la costruzione di nuove linee della metropolitana e la ristrutturazione di quelle esistenti, oltre alla creazione di percorsi pedonali.

Dal giorno in cui, nel 2002, Shanghai si è aggiudicata l’organizzazione dell’Expo 2010, la municipalità e il governo si sono infatti posti un obiettivo preciso: progettare la manifestazione in modo che, una volta terminata, lasciasse in eredità a Shanghai un sito fruibile dai cittadini, oltre a una rete infrastrutturale moderna, integrata ed efficiente. Così, grazie a una rivoluzione urbanistica senza precedenti, il parco dell’Expo è stato costruito dentro la città per essere destinato ai suoi abitanti.

Il Padiglione italiano, progettato dall’architetto Giampaolo Imbrighi, è stato uno dei più ammirati dell’Expo 2010: dal 1° maggio è stato visitato da 7,3 milioni di persone ed è stato un punto d’incontro per il mondo degli affari, contribuendo così alla conoscenza del sistema Italia in Cina. Il palazzo ha ospitato 150 eventi che hanno coinvolto più di 1.500 aziende e associazioni di categoria. Inoltre, è stato teatro di 58 manifestazioni culturali che hanno visto la partecipazione di oltre 45.000 spettatori.

Nonostante il regolamento preveda che i Padiglioni vengano smantellati alla fine della manifestazione, quello italiano potrebbe restare in Cina: sono infatti pervenute 23 offerte di acquisizione da parte delle principali istituzioni cinesi e municipalità – tra cui Shanghai, Pechino e Hong Kong – che si candidano così a rilevare l’edificio, perché particolarmente interessante dal punto di vista architettonico.

Durante la spettacolare e coreografica cerimonia di chiusura, alla mezzanotte di domenica 31 ottobre, presieduta dal premier cinese Wen Jiabao, è avvenuto l’atteso passaggio di consegne tra gli organizzatori dell’Expo cinese e quelli dell’edizione 2015, che si terrà a Milano. Simbolo di questo passaggio di testimone, la bandiera bianca e azzurra del Bureau international des expositions (Bie), che dopo essere stata esposta in cima all’auditorium del padiglione cinese per sei mesi è stata consegnata al sindaco di Milano Letizia Moratti dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon e dal presidente del Bie Jean Pierre Lafon.

di O.O.

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