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Ambienti confinati e rischio biologico: le principali cause di contaminazione

Liquami, acqua contaminata e altri materiali organici sono spesso cause di contaminazione degli ambienti confinati. Alcune considerazioni sulla valutazione del rischio biologico

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Le principali cause di contaminazione per i lavoratori negli ambienti confinati sono costituite da liquami, acqua contaminata, escrementi e in generale materiale organico di origine animale; per quanto riguarda gli ambienti confinati, tipici sono i casi dei collettori fognari, degli impianti di depurazione, degli impianti di trattamento dei rifiuti solidi urbani; anche condotte di sottoservizi, pozzi, gallerie e scavi possono essere facilmente contaminate a causa della presenza di animali (roditori, felini, volatili ecc.) portatori di agenti patogeni; anche in numerose industrie del settore agroalimentare (allevamenti ecc.) è possibile che avvenga il contatto con agenti patogeni.

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L’ingresso all’interno di condotte di ventilazione può costituire un rischio per i lavoratori a causa della potenziale presenza di numerosi agenti patogeni

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L’ingresso all’interno di impianti di trattamento rifiuti espone gli operatori a un rilevante rischio biologico. (Fonte: Green Lichen)

La legionella potrebbe essere contratta, ad esempio, operando all’interno di condotte di ventilazione di impianti HVAC.

Casi di infezione da agenti patogeni sono però state rilevate anche in molti altri settori, dall’agricoltura all’archeologia, dalle attività funerarie alla cantieristica, dallo shipping alla meccanica fino, ovviamente, al settore sanitario.

Molti agenti patogeni possono essere contratti indifferentemente per contatto cutaneo, ingestione e inalazione; alcuni batteri o virus quali antrace, tubercolosi, tetano, scarlattina, tifo, colera o l’oramai debellato vaiolo, possono trasmettersi anche dopo periodi di inattività molto lunghi. Le spore del tetano, ad esempio, possono rimanere attive anche per periodi di 40 anni e oltre.

La veicolazione degli agenti patogeni può avvenire per contatto con liquidi (spesso tramite schizzi sulle labbra o sugli occhi) o solidi (per ferita o contatto con le labbra) contaminati; molto spesso la veicolazione avviene per contatto delle mucose (occhi, naso, bocca) con il cosiddetto “bioaerosol”, ovvero con particelle aerodisperse composte da microrganismi patogeni; non infrequente in ambiente confinato anche l’inoculazione diretta tramite vettore (morso o puntura di un animale).

Solamente a titolo di esempio, si consideri che nell’ambito di un impianto di depurazione il bioaerosol può formarsi in una moltitudine di fasi del processo tra le quali: movimentazione meccanica dei reflui tramite pompaggio, insufflazione d’aria nei reflui, apertura di portelli di ispezione, vortici, immissione e salti per gravità dei reflui, pressatura dei fanghi, fuoriuscite accidentali ecc.

L’infezione originata da agenti patogeni in questo particolare settore lavorativo è talmente tipica da essere stata battezzata in modo specifico Sewage Worker’s Syndrome.

La valutazione del rischio biologico a carico dei lavoratori può risultare in molti casi complessa; anche in questo caso, come accade per i rischi di natura fisica e chimica, la valutazione passa attraverso la stima della relazione dose-effetto che frequentemente risulta incerta. Si tenga però presente che attualmente, tranne poche eccezioni, per gli agenti patogeni non sono in vigore (né in Europa né altrove) valori limite di soglia condivisi e accettati.

La ACGIH ha da tempo emanato una linea guida in merito alle corrette procedure di determinazione dei bioaerosol senza proporre alcun TLV. Uno dei motivi fondamentali e insuperabili per cui è in definitiva impossibile proporre dei valori limite di soglia accettabili, è dato dal fatto che l’uomo risponde a una medesima concentrazione di bioaerosol in modo assai differenziato in base alla suscettibilità individuale.

In molti casi un campanello d’allarme relativo alla presenza di cariche micro batteriche è dato dalla presenza all’interno di un ambiente confinato di cattivi odori. Idrogeno solforato (H2S), ammoniaca, aldeidi, chetoni, mercaptani e molti altri gas sono i tipici prodotti della decomposizione di materiale organico e tutti sono caratterizzati da odori caratteristici e fastidiosi; riscontrare la presenza di una atmosfera maleodorante può senz’altro essere sintomo di presenza di agenti patogeni di varia natura.

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