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Ambienti confinati: la ventilazione in atmosfere sottossigenate o tossiche

La ventilazione in atmosfere sottossigenate o tossiche permette di tenere sotto controllo il corretto tenore di ossigeno e il confort dei lavoratori

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La corretta ventilazione in atmosfere sottossigenate o tossiche risulta fondamentale per controllare adeguatamente l’esposizione dei lavoratori ai più disparati inquinanti chimici, per evitare l’accumulo di atmosfere potenzialmente esplosive e per evitare il pericolo della sottossigenazione, indipendentemente dalla tipologia e dall’estensione dell’ambiente confinato.

In aggiunta a questa importante funzione, la ventilazione viene impiegata anche per il controllo della temperatura, dell’umidità, del particolato e degli odori e quindi per migliorare, oltre che la sicurezza, anche il confort dei lavoratori.

Spesso il processo di ventilazione viene attivato una volta terminate le operazioni di inertizzazione, al fine di stabilizzare il microclima, ma talvolta è proprio l’intera operazione di bonifica a essere effettuata mediante ventilazione.

Nel caso in cui la ventilazione venga attivata solo successivamente a un processo di inertizzazione, essa assume lo scopo primario di ripristinare il corretto tenore di ossigeno nell’aria e solo secondariamente quello di diluire eventuali inquinanti (tossici, esplosivi, inerti) residui o che possano svilupparsi dopo la fase preliminare della bonifica.

La ventilazione può venire adottata direttamente come metodo di bonifica nel caso di atmosfere sottossigenate o tossiche, ma in nessun caso si rivela la soluzione ideale per la bonifica di atmosfere esplosive.

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Schema dei flussi dell’aria in una miniera inglese

In definitiva il processo di ventilazione consente di ottenere:
• la diluizione dei contaminanti residui presenti all’interno il cui sviluppo abbia origine per desorbimento, per fermentazione, per ossidazione ecc.;
• la diluizione dei contaminanti che accidentalmente penetrino, per migrazione, nell’ambiente confinato provenendo dall’esterno;
• la diluizione dell’anidride carbonica prodotta dalla respirazione del personale presente all’interno dell’ambiente;
• la diluizione dei contaminanti dovuti a particolari lavorazioni effettuate all’interno dell’ambiente confinato quali, ad esempio, saldatura, ossitaglio, pulizia con solventi, levigatura ecc. (ma non la loro rimozione alla fonte);
• la stabilizzazione del corretto tenore di ossigeno nell’aria;
• il mantenimento di un buon confort microclimatico per gli operatori.

La ventilazione può essere di due tipi:
• naturale (di diluizione), introducendo, dall’esterno, aria pulita in modo che questa si misceli con l’atmosfera interna all’ambiente confinato, senza alcun ausilio meccanico, grazie al vento o alla differenza di pressione che si genera in virtù della particolare conformazione del vano (effetto Venturi) o dalla differente temperatura che si instaura tra interno ed esterno o tra differenti zone del vano;
• forzata (di diluizione con differenza di pressione, “in immissione” o “in estrazione”, con ventilatori/estrattori per convogliare all’interno l’aria fresca o estrarre l’aria contaminata, o localizzata con aspiratori con prevalenza sufficiente a rimuovere i contaminanti, cappe di captazione o • dispositivi per la depurazione dell’aria contaminata).

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