ATEX e Rischio Incendio: il D.M. 3 agosto 2015 e il rischio d'esplosione | Ingegneri.info

ATEX e Rischio Incendio: il D.M. 3 agosto 2015 e il rischio d’esplosione

Una panoramica del rischio di esplosione nel più ampio contesto della prevenzione incendi

image_pdf

Il rischio d’esplosione è un sottoinsieme importante dell’ampio capitolo legato alle problematiche di prevenzione incendi. Gli scenari incidentali d’incendio ed esplosione sono tra loro intrinsecamente connessi sia nelle cause sia negli effetti e bene ha fatto il D.M. 3 agosto 2015 a tenerne conto con il Capitolo V.2.
La Regola Tecnica V.2, d’ora in avanti RTVA (dove A sta per ATEX), discute e dettaglia i criteri di valutazione e riduzione del rischio di esplosione nelle attività soggette in cui sono presenti sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in deposito, in ciclo di lavorazione o di trasformazione, in sistemi di trasposto, manipolazione o movimentazione.

Il responsabile dell’attività soggetta ha l’obbligo di valutare il rischio di formazione di ATEX, individuando le misure tecniche necessarie al conseguimento dei seguenti obiettivi, in ordine di priorità decrescente:
1. prevenire la formazione di atmosfere esplosive;
2. evitare l’accensione di atmosfere esplosive;
3. attenuare i danni di un’esplosione in modo da garantire la salute e la sicurezza degli occupanti.
Sia l’RTVA sia il Titolo XI, D.Lgs. n. 81/2008 indicano le seguenti strategie volte ad assicurare la riduzione del rischio di esplosione:
1. misure di prevenzione, relative alla riduzione della probabilità di formazione ed innesco di una miscela esplosiva;
2. misure di protezione, che si traducono nella mitigazione degli effetti di un’esplosione entro limiti accettabili;
3. misure gestionali, che prevedono la riduzione del rischio di esplosione mediante adozione di procedure di corretta organizzazione del lavoro e dei processi produttivi.
Le misure di prevenzione e gestionali sono sempre da preferire alle misure di protezione; si ricorre a quest’ultime solo quando non è possibile ricondurre il livello di rischio ad un livello accettabile con la sola applicazione di misure di prevenzione e gestionali.

Per il conseguimento del livello di sicurezza equivalente richiesto dalle disposizioni legislative, comunitarie e dalle norme tecniche vigenti, le misure organizzative (1) impiegabili sono riportate nell’elenco seguente:
O.1 formazione professionale in materia di protezione dalle esplosioni dei lavoratori addetti ai luoghi dove possono formarsi ATEX;
O.2 assegnazione ai lavoratori addetti di attrezzature portatili e di indumenti di lavoro non in grado di innescare un’ATEX;
O.3 assegnazione ai lavoratori addetti di attrezzature portatili per la rivelazione di ATEX;
O.4 predisposizione di specifiche procedure di lavoro e di comportamento per i lavoratori addetti;
O.5 segnalazione dei pericoli di formazione di ATEX;
O.6 adozione di procedure specifiche in caso di emergenza per la messa in sicurezza delle sorgenti di emissione e delle fonti di innesco;
O.7 realizzazione delle verifiche di sicurezza (verifica iniziale, periodica e manutenzione) degli impianti e delle attrezzature installate nei luoghi di lavoro con aree in cui possano formarsi ATEX, nel rispetto delle normative tecniche applicabili.
Di seguito si riportano alcune annotazioni di commento all’elenco “O”. Relativamente ad O.1, il riferimento è all’art. 294-bis, D.Lgs. n. 81/2008; in esso, infatti, sono presenti gli argomenti di dettaglio da contemplare in un corso di informazione e formazione sul rischio di esplosione per lavoratori.
O.2 si riferisce, in particolare alle seguenti problematiche:
• attrezzature manuali (“no sparking tools”);
• attrezzature portatili elettromeccaniche (categoria conforme alla zona classificata);
• indumenti e DPI (dissipativi e conformi ad IEC 60079-32-1).
L’assegnazione, a lavoratori addetti, di attrezzature portatili per la rivelazione di ATEX (es. esplosimetro portatile), specificata in O.3, è probabilmente da riferirsi, in particolare, ad operazioni che richiedono l’adozione di una barriera integrativa durante operazioni a rischio di esplosione aumentato (es. manutenzione, spazi confinati, accesso in casi di emergenza, ecc.).

Le procedure di cui al punto O.4 sono quelle già indicate nell’art. 1.2, Allegato L, D.Lgs. n. 81/2008 e nelle relative linee guida d’applicazione alla direttiva 1999/92/CE (si vedano, a questo proposito, i Capitoli nn. 6 e 9 del libro “Rischio Atmosfere Esplosive ATEX”). O.5 fa riferimento “anche” alla specifica segnalazione di cui all’Allegato LI, D.Lgs. n. 81/2008. La richiesta specifica fatta con O.6 è da riferirsi alla spesso rilevata assenza di un “piano di emergenza esplosione” in molte attività produttive. Alcune indicazioni tecniche, sul tema, sono presente nei seguenti riferimenti:
• Art. 7.4, CEI 31-35, Sistemi fissi di controllo di esplodibilità dell’atmosfera;
• Art. 8, CEI 31-35, Luoghi con controllo di temperatura.
Infine, per O.7, si faccia riferimento al Paragrafo 9.4 del manuale “Rischio Atmosfere Esplosive ATEX”; solo grazie ad una continua e meticolosa opera di manutenzione preventiva (es. RCM) è possibile mantenere nel tempo i livelli di sicurezza stabiliti per l’asset in sede di valutazione del rischio. Diversamente, in assenza di attività di controllo preventivo, tutti gli ipotetici scenari di guasto, oltre ad essere “possibili”, diventano credibili. È peraltro opportuno porre in adeguato risalto il fatto che giuridicamente, ai sensi del Titolo III, Capo I, D.Lgs. 81/2008, “controllo” e “verifica” sono azioni tecniche differenti, con diversi obiettivi e responsabilità. In virtù di questo, la nozione indicata come «verifica iniziale, periodica e manutenzione» può trarre in inganno visto che, ai sensi di EN 13306 (2), quelle citate appaiono essere tutte attività manutentive.

L’RTVA, relativamente ai provvedimenti impiantistici finalizzati a conseguire il livello di sicurezza equivalente richiesto dallo stato dell’arte, elenca le seguenti misure (I.n) (3):
I.1 protezione dai danneggiamenti meccanici dei sistemi di contenimento di sostanze infiammabili al fine di evitare la rottura di componenti;
I.2 impiego di sistemi a circuito chiuso per la movimentazione delle sostanze infiammabili;
I.3 realizzazione di sistemi di dispersione/diluizione/bonifica dei rilasci di sostanze infiammabili in ambiente in modo da conseguire uno dei seguenti obiettivi: a) mantenere la concentrazione delle miscele potenzialmente esplosive al di fuori dei limiti di esplosività, b) ridurre l’estensione dell’atmosfera pericolosa a volumi trascurabili, secondo le norme tecniche applicabili, ai fini delle conseguenze in caso di accensione, c) confinare l’atmosfera pericolosa in aree dove non sono presenti sorgenti di innesco efficaci;
I.4 installazione di impianti di rivelazione sostanze infiammabili per: a) attivazione delle misure di messa in sicurezza delle sorgenti di emissione e delle fonti di innesco, b) evacuazione delle persone preventivamente all’accensione dell’atmosfera esplosiva;
I.5 installazione all’interno delle aree dove è probabile la presenza di ATEX di impianti, attrezzature, sistemi di protezione e relativi sistemi di connessione non in grado di provocarne l’accensione;
I.6 installazione di impianti di rivelazione inneschi (es. scintille, superfici calde, ecc.).
I.7 Realizzazione di sistemi di inertizzazione delle apparecchiature in modo da ridurre la concentrazione di ossigeno al di sotto della concentrazione limite (LOC);
I.8 installazione di sistemi di mitigazione degli effetti di un’esplosione per ridurre al minimo i rischi rappresentati per i lavoratori dalle conseguenze fisiche di un’esplosione, scelti tra i seguenti: a) sistemi di protezione mediante sfogo dell’esplosione di gas, b) sistemi di protezione mediante sfogo dell’esplosione di polveri, c) sistemi di isolamento dell’esplosione, d) sistemi di soppressione dell’esplosione, e) apparecchi resistenti alle esplosioni, f) elementi costruttivi dei fabbricati progettati per resistere alle esplosioni.
Il requisito I.1 è specifico e finalizzato ad evitare la genesi di scenari di guasto catastrofico non coperti dagli standard di classificazione; ulteriori dettagli, a questo proposito, sono rinvenibili nel Capitolo 4 del testo “Rischio Atmosfere Esplosive ATEX” al quale si rimanda. I requisiti I.2 ed I.3 possiedono, invece, sostanzialmente il medesimo soggetto essendo destinati a dare indicazione di come gestire la problematica di “prevenzione dell’ATEX”. Un elenco di maggior dettaglio normativo, ovviamente non completamente esaustivo sul tema è riportato di seguito:

Gas, vapori e nebbie
• flussaggio/purgaggio con gas inerte (CEN/TR 15281, NFPA 69);
• stoccaggio in regime di saturazione dei vapori;
• diluzione con acqua di liquidi infiammabili. Porre adeguata attenzione all’azeotropia;
• adozione di sistemi di controllo dell’esplodibilità (CEI 31-35, NFPA 69);
• adozione di sistemi di tenuta conformi a quanto previsto dall’Annex B, EN 1127-1;
• mantenimento della concentrazione all’esterno del campo di infiammabilità (EN 1127-1, NFPA 69);
• avvolgimento con guardie porose (es tessuto) in caso di potenziali sorgenti di emissione spray.

Polveri combustibili
• flussaggio/purgaggio con gas inerte (CEN/TR 15281, NFPA 69);
• inumidimento delle polveri combustibili (NFPA 68, NFPA 69);
• miscelazione delle polveri combustibili con polveri inerti (NFPA 69);
• pulizia degli strati che consenta di rimuovere il rischio ATEX (CEI 31-56);
• contenimento in depressione delle polveri (CEI 31-56).
Rileviamo, passando al provvedimento impiantistico I.4, che l’applicazione di questo presupponga l’attuazione parallela del provvedimento organizzativo O.6.

L’RTVA indica, successivamente, il provvedimento I.5 che trova univoca soluzione applicando l’Allegato L, Parte B, D.Lgs. n. 81/2008 nel quale sono correlati il tipo di zona classificata alla categoria dell’apparecchio elettrico e non elettrico specificata dalla Direttiva 2014/34/UE. Le problematiche connesse ad apparecchi elettrici non CE-ATEX posti in servizio in data antecedenti all’entrata in vigore della Direttiva 1999/92/CE (30 giugno 2003) si possono risolvere (parzialmente) con l’applicazione dell’art. 6.3, CEI 31-35 (impianti elettrici antecedenti il 30 giugno 2003 in zone classificate per gas, vapori e nebbie) e della linea guida CEI 31-93 (impianti elettrici antecedenti il 30 giugno 2003 in zone classificate per presenza di polveri combustibili).
I sistemi di rivelazione degli inneschi (I.6) trovano la loro tipica applicazione nelle condotte di trasporto pneumatico delle polveri, nei casi di mappatura termica IR degli ambienti e degli apparecchi o, più in generale, nell’applicazione dello standard EN 80079-37.
Il provvedimento tecnico I.6 appare ricompreso nei già citati I.2 e I.3 e a questi si rimanda. Infine per le necessità di approfondimento dell’I.8 (sistemi di protezione contro le esplosioni) si rimanda al Capitolo 7 del testo “Rischio Atmosfere Esplosive ATEX” nel quale l’argomento è approfondito con dovizia di particolari.

(1) Il punto elenco “O.n.” specifica che il provvedimento è di tipo organizzativo.
(2) Nella norma citata sono specificate almeno 12 differenti attività manutentive differenti, la maggior parte di esse di tipo “preventivo”.
(3) Il punto elenco “I.n.” specifica che il provvedimento è di tipo impiantistico.

Maggiori dettagli su questo complesso argomento sono rinvenibili sia nel D.M. 3 agosto 2015, sia nel manuale Rischio Atmosfere Esplosive ATEX che nei Corsi specialistici in tema d’ATEX tenuti dall’autore del volume, Ing. Marzio Marigo.

Leggi anche: Atex Atmosfere Esplosive: Guida, direttiva e classificazione

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
ATEX e Rischio Incendio: il D.M. 3 agosto 2015 e il rischio d’esplosione Ingegneri.info