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Siti estrattivi: gli adempimenti generali per la salute e la sicurezza

Gli adempimenti per la salute e la sicurezza nelle attività estrattive sono disciplinati dal D.Lgs. 624/1996. Un focus

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Il tema di salute e sicurezza dei lavoratori nei siti estrattivi resta delicato e il testo chiave in materia risale al 1996.
Sin qui, nulla di strano: ché l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 626/1994 provocò un’ondata di provvedimenti legislativi che, per espresso comando del Decreto stesso, dovevano disciplinare specifici settori lavorativi.
Attenzione, però: per altri settori (nonché per la generalità dei contesti lavorativi) la grande stagione del 1994 rappresentò un momento di rinnovamento e abrogazione di norme ormai obsolete. Nel caso dell’industria estrattiva invece, vide la luce il primo testo espressamente dedicato a salute e sicurezza dei lavoratori del settore. Si tratta del D.Lgs. 25 novembre 1996, n. 624, “Attuazione della direttiva 92/91/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione e della direttiva 92/104/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee”.
Si è già osservato come il D.Lgs. n. 624/1996 (che d’ora in poi spesso chiameremo semplicemente “Decreto”) sia storicamente una derivazione del D.Lgs. n. 626/1994. Ciò è vero in senso generale, giacché tale Decreto rappresenta la specificazione delle norme del D.Lgs. n. 626/1994 stesso in relazione a una delle molte materie “di nicchia” per le quali il legislatore ha sentito la necessità di emanare testi legislativi particolari. Venendo però alla singola disciplina e ai rapporti con la legislazione europea, il Decreto è figlio della Direttiva 92/91/CEE, la quale reca “prescrizioni minime intese al miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione”. Ma l’attuazione di tale direttiva è di fatto oggetto soltanto della seconda parte del Decreto.
Il fatto che la Direttiva 92/91/CEE sia anteriore al D.Lgs. n. 626/1994 genera qualche problema di coordinamento. Ma non è tanto questo fattore, del resto tristemente frequente nel panorama normativo italiano, a generare difficoltà; molto più scottante è il fatto che, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (c.d. “Testo Unico in materia di Sicurezza e salute sui Luoghi di lavoro” o, più brevemente, TUSL) nessuno si sia preoccupato di adeguare i numerosissimi riferimenti a norme del D.Lgs. n. 626/1994 dei quali, ovviamente, è punteggiato il Decreto.
Quest’ultimo, dunque, abbonda di richiami a disposizioni non più in vigore. Destino comune, del resto, a vari altri testi legislativi di quella generazione (si pensi, ad esempio, al D.Lgs. 27 luglio 1999, n. 271, relativo alla sicurezza dei lavoratori a bordo dei pescherecci).

Struttura e contenuti del Decreto

I contenuti del D.Lgs. n. 624/1996 seguono una precisa articolazione, che ricalca i vari comparti dell’industria estrattiva. Più precisamente, il Decreto è diviso in cinque titoli:
TITOLO I – Disposizioni Generali;
TITOLO II – Norme specifiche in materia di sicurezza e di salute applicabili alle attività estrattive a cielo aperto o sotterranee, nonché agli impianti pertinenti di superficie;
TITOLO III – Norme specifiche in materia di sicurezza e di salute applicabili alle attività estrattive condotte mediante perforazione;
TITOLO IV – Norme transitorie e finali;
TITOLO V – Sanzioni.
Come si vede, il corpus delle norme “operative” è contenuto nei Titoli II e III. Ciascuno di essi, in nome di una lodevole tecnica legislativa, è suddiviso in modo tale da ottenere la quadripartizione di fondo tra le attività di cui il Decreto si occupa:
– attività estrattive e cielo aperto;
– attività estrattive sotterranee;
– attività di perforazione in terraferma;
– attività di perforazione in mare.

Misure generali di tutela

Le misure generali per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori che stiamo per analizzare sono, per espressa previsione dell’art. 5, ulteriori rispetto a quelle previste dall’art. 3 del D.Lgs. n. 626/1994. Naturalmente, tale riferimento va ora inteso alle analoghe norme del TUSL.

Art. 5 Decreto Dispone, dunque, l’art. 5:
1. Le misure generali per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, oltre a quelle previste dall’articolo 3 del decreto legislativo n. 626 del 1994, sono le seguenti:
a) i luoghi di lavoro devono essere progettati, realizzati, attrezzati, resi operativi, utilizzati e mantenuti in efficienza in modo da permettere ai lavoratori di espletare le mansioni loro affidate senza compromettere la salute e la sicurezza propria e degli altri lavoratori;
b) i posti di lavoro devono essere progettati e costruiti secondo criteri ergonomici, tenendo conto della necessità che i lavoratori abbiano una visione d’insieme delle operazioni che si svolgono sul loro posto di lavoro;
c) i lavori comportanti rischi particolari devono essere affidati soltanto a personale competente ed effettuati conformemente alle istruzioni impartite;
d) devono essere fornite attrezzature adeguate di pronto soccorso;
e) devono essere svolte adeguate esercitazioni di sicurezza ad intervalli regolari;
f) i luoghi di lavoro devono essere progettati ed organizzati in modo da impedire l’innesco e la propagazione di incendi e che siano possibili operazioni antincendio rapide ed efficaci;
g) i luoghi di lavoro devono essere dotati di adeguati dispositivi per combattere gli incendi e, ove necessario, di rivelatori d’incendio e sistemi d’allarme;
h) i dispositivi di lotta contro gli incendi devono essere indicati con segnaletica conforme alla normativa vigente, apposta in modo durevole nei punti appropriati, e quelli non automatici devono essere facilmente  accessibili, di semplice impiego e protetti contro i rischi di deterioramento;
i) i luoghi di lavoro devono essere dotati di mezzi o sistemi adeguati di estinzione o di intervento per interrompere gli incendi, con riferimento alle specifiche caratteristiche dell’impianto riguardanti il materiale estratto o trattato; gli estintori portatili o carrellati devono essere di tipo approvato ed in numero adeguato, ubicati in luoghi facilmente accessibili, segnalati e collocati in posizioni tali da consentirne l’immediato uso;
l) per attività condotte per perforazione, ove necessario, determinate attrezzature devono poter essere azionate per comando a distanza a partire da apposite postazioni; tali attrezzature devono includere i sistemi di isolamento e le valvole di scarico di pozzi, impianti e condotte;
m) ove necessario, occorre indicare i punti sicuri di raduno, tenere un ruolino d’appello e adottare le opportune disposizioni per il suo funzionamento;
n) le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate devono essere verificate periodicamente.
Art. 15 TUSL Va dunque messa innanzitutto a confronto tale elencazione con quella contenuta nell’art. 15 del TUSL, che ha sostituito l’art. 3 del D.Lgs. n. 626/1994:
1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono:
a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro;
c) l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
e) la riduzione dei rischi alla fonte;
f) la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;
g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;
h) l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
l) il controllo sanitario dei lavoratori;
m) l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;
n) L’informazione e formazione adeguate per i lavoratori;
o) l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti;
p) l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
q) l’istruzioni adeguate ai lavoratori;
r) la partecipazione e consultazione dei lavoratori;
s) la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
t) la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;
u) le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato;
v) l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
z) la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti.
In un panorama legislativo troppo spesso caratterizzato da doppioni, non vi è dubbio che le due elencazioni in questione si integrino benissimo. Da un lato, le misure generali di tutela nel vero senso della parola; dall’altro, misure anch’esse definite generali, ma in realtà specifiche del contesto lavorativo in questione.

Leggi anche: Scavi e fondazioni: cosa dice il TUSL

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