Campi sportivi in erba sintetica: i rischi derivanti dalla gomma riciclata da PFU | Ingegneri.info

Campi sportivi in erba sintetica: i rischi derivanti dalla gomma riciclata da PFU

L’ECHA (l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche) ha compiuto una valutazione sul rischio che la gomma riciclata dei campi in erba sintetica e granuli di gomma possa rilasciare sostanze chimiche

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Oggi i campi da calcio artificiali sono costituiti da tappeti di fili di erba sintetica, polietilene o polipropilene (PE o PP) mantenuti in posizione verticale da un intaso di sabbia e granuli elastici di varia natura, tra questi anche la gomma riciclata da Pneumatici Fuori Uso (PFU). La presenza della gomma garantisce un migliore confort di gioco e una maggiore durata dell’erba sintetica.
La gomma riciclata da PFU ha la stessa composizione chimica dei pneumatici nuovi, derivando da un semplice processo di frantumazione degli stessi, senza aggiunta di alcun additivo, né di sostanze di alcun tipo.

Lo studio sulla sicurezza della gomma da PFU per l’intaso dei campi artificiali

L’utilizzo di intasi derivanti da riciclo di PFU è stato più volte contestato in passato per il sospetto che alcune sostanze considerate tossiche contenute in componenti della gomma vulcanizzata (come gli IPA, Idrocarburi Policiclici Aromatici) potessero migrare dai granuli di gomma ai giocatori, attraverso contatto con la pelle, o attraverso inalazione.
Lo studio è durato due anni e si è sviluppato attraverso tre fasi:
– il campionamento dei pneumatici e l’analisi in merito al contenuto di IPA;
– i test di laboratorio relativi alla potenziale cessione di IPA dal granulo nero ai fluidi biologici;
– le prove su campi intasati con granuli nobilitati (i granuli protetti dalla tradizionale coloratura poliuretanica utilizzata in Italia, normalmente di colore verde o marrone) per verificare l’effettiva esposizione dei giocatori negli impianti sportivi con erba artificiale tipicamente installati in Italia.
Il contenuto di IPA nella gomma è risultato molto limitato in tutti i campioni analizzati: la somma degli otto IPA soggetti alla restrizione 28 del Regolamento REACH è compreso tra 5 e 20 ppm (o, se si preferisce mg/kg), ossia valori da 100 a 10.000 volte inferiori al limite previsto per le miscele destinate alla vendita al pubblico.

Il rischio di migrazione degli IPA dai granuli di gomma da PFU: i test di laboratorio

I test di migrazione nel sudore e in surfattanti polmonari (simulanti delle sostanze presenti negli alveoli polmonari) su gomma non nobilitata (nera) hanno evidenziato la scarsa biodisponibilità di tali sostanze, che rimangono intrappolate all’interno della gomma vulcanizzata e quindi non sono assorbite dal corpo umano, né per contatto dermico né per inalazione. Nei test di migrazione degli IPA in sudore artificiale i valori massimi di cessione misurati sono equivalenti a fattori di migrazione molto inferiori a 0,01% del contenuto di ciascuna sostanza, valori che permettono di definire come altamente improbabile la migrazione degli IPA della gomma per semplice contatto dermico.
Anche i fattori di migrazione misurati in diversi simulanti del surfattante polmonare permettono di definire limitata la biodisponbilità degli IPA anche nelle condizioni più estreme.
Da tutte le analisi condotte, sia in laboratorio, sul granulo nero, sia in campo in condizioni reali, su granulo nobilitato, è emerso un quadro rassicurante che conferma l’assenza di rischi significativi per la salute dei lavoratori e degli atleti che giocano su campi sintetici con intaso in gomma riciclata da PFU. La gomma riciclata da pneumatici contiene infatti quantità molto limitate di IPA, ben al di sotto delle soglie massime considerate di sicurezza, e queste quantità di IPA hanno comunque un grado di biodisponibilità non significativo, quasi non rilevabile. I risultati sono peraltro coerenti con le numerose pubblicazioni scientifiche degli ultimi dieci anni.

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Quali rischi?

Pur confermando un basso rischio per la salute, a scopo precauzionale l’ECHA suggerisce alcuni interventi per rendere l’utilizzo più sicuro: modificare il regolamento REACH per garantire una bassa concentrazione di sostanze pericolose nella gomma riciclata per intasi, misurare la concentrazione di IPA e altre sostanze nei campi da gioco e, per i produttori, testare i materiali prima della messa in commercio. Nel caso di campi al coperto, i gestori dovrebbero assicurare un’adeguata ventilazione per evitare il ristagno nell’aria di composti volatili.
Sotto il manto erboso artificiale viene applicato un sottostrato con funzione sia di sostenere il manto erboso, sia di simulare le condizioni di un terreno da gioco tradizionale e di attutire colpi e cadute degli atleti.
I monitoraggi effettuati confermano quanto osservato dagli studi internazionali, ossia un valore di rischio cancerogeno incrementale significativamente inferiore, di un ordine di grandezza, a quello raccomandato per la popolazione. In altri termini, una persona esposta quotidianamente alla gomma sui campi da gioco (come può esserlo un giocatore professionista che si allena quotidianamente per 3-5 ore) per un periodo rilevante della propria vita (20_40 anni), ha meno di una probabilità su un milione di contrarre una patologia anche grave a causa dell’esposizione agli IPA contenuti nell’intaso, senza dimenticare che la concentrazione degli IPA misurati in aria dipende dal livello di inquinamento atmosferico locale.
Le due ricerche sembrano quindi disegnare un quadro rassicurante, che conferma l’assenza di rischi significativi per la salute dei lavoratori e degli atleti che giocano su campi sintetici con intaso in gomma riciclata, anche da Pneumatici Fuori Uso.
Si segnala che il contenuto di composti organici volativi potrebbe causare, in campi sportivi coperti, irritazione oculare o cutanea.

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