Certificato di prevenzione incendi: l'omessa richiesta è punibile penalmente? | Ingegneri.info

Certificato di prevenzione incendi: l’omessa richiesta è punibile penalmente?

E' punita solo la mancata presentazione della richiesta di rilascio o di rinnovo del certificato di prevenzione incendi e non l'esercizio dell'attività senza il conseguimento dello stesso

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Recentemente il Tribunale di Nocera ha dovuto affrontare una questione riguardante il reato previsto dall’art. 20 del D.Lgs. 8 marzo 2006, n. 139, che punisce “chiunque, in qualità di titolare di una delle attività soggette al rilascio del certificato di prevenzione incendi ometta di richiedere il rilascio o il rinnovo di tale certificato”.

In materia, la sola condotta punita dalla legge è la mancata presentazione della richiesta di rilascio o di rinnovo del certificato di prevenzione incendi e non l’esercizio dell’attività senza il previo conseguimento del certificato stesso, poiché tale condotta non è espressamente prevista dalla norma e non può esservi ricondotta senza incorrere in un’interpretazione sfavorevole alla parte, ipotesi vietata in materia penale.

Nel caso preso in esame dal Tribunale, gli imputati avevano attivato un impianto per la produzione di biogas, previa presentazione della segnalazione certificata di inizio attività ai fini della sicurezza antincendio (SCIA), senza attendere però il rilascio del certificato di prevenzione incendi richiesto per lo svolgimento di tale attività.

La questione affrontata nella pronuncia riguarda la possibilità di ricondurre all”art. 20, D.Lgs. n. 139/2006 la condotta degli imputati, che iniziano ad esercitare una delle attività per le quali è necessario il certificato di prevenzione incendi, senza averlo prima ottenuto, ma limitandosi a presentare l’istanza per il suo rilascio, mediante segnalazione certificata di inizio attività.

Secondo la prospettazione del pubblico ministero e delle parti civili, la mera presentazione della SCIA non sarebbe sufficiente per avviare l’attività, dovendosi attendere, invece, il rilascio del certificato di prevenzione antincendio.

Il Tribunale non ha condiviso la tesi accusatoria ed ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Il principale argomento posto a fondamento della decisione risiede nell’interpretazione letterale della norma, ispirandosi, il Tribunale, ad uno dei principi cardini del sistema penale: quello della tassatività, ovvero l’esatta individuazione della condotta senza alcuna interpretazione.

In quest’ottica, il Tribunale, qualificato il reato di cui all’art. 20 come reato omissivo proprio, identifica la condotta punita come l’inottemperanza dell’obbligo di richiedere il rilascio o il rinnovo del certificato di prevenzione incendi, da parte di chi intende svolgere una delle attività per cui è necessario tale certificato.

Nella sentenza viene evidenziato, dunque, che l’adempimento dell’obbligo si realizza con il deposito presso le autorità competenti dell’apposita istanza di rilascio del certificato, pertanto ricondurre alla contestazione anche l’esercizio dell’attività darebbe luogo ad un’interpretazione estensiva della norma.
Inoltre, nel percorso argomentativo c’è da tenere in considerazione un altro fattore: l’individuazione degli specifici adempimenti che consentono di ritenere adempiuto l’obbligo di presentazione dell’istanza di rilascio del certificato di prevenzione incendi.

In relazione al caso concreto si è trattato di verificare se la presentazione della SCIA fosse sufficiente per evitare che gli imputati potessero incorrere nella responsabilità penale prevista dall’art. 20 del D.Lgs. n. 139/2006.

A tal proposito, il Tribunale richiama l’art. 4, D.P.R. n. 152/2011, che individua proprio la SCIA come modalità di presentazione dell’istanza per il rilascio del certificato di prevenzione incendi.
Dunque l’obbligo di cui all’art. 20, secondo i giudici, deve ritenersi adempiuto con la presentazione della SCIA, come avevano fatto gli imputati.

Nella sentenza si evidenzia, inoltre, come la SCIA, istituto introdotto con la L. n. 122/2010 e disciplinato dall’art. 19, L. n. 240/1990 sul procedimento amministrativo, sia finalizzata a consentire alle imprese di iniziare l’attività produttiva al momento del deposito dell’istanza, senza dover attendere i tempi necessari per le verifiche da parte dell’Amministrazione e per il rilascio delle autorizzazioni.

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