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Che cosa fa il medico addetto alla sorveglianza medica?

Quali sono i compiti del medico addetto alla sorveglianza medica a tutela dei lavoratori? Normativa e consigli pratici

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In tutte le lavorazioni in cui sussiste un rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti, la sorveglianza medica deve essere assicurata tramite un professionista che il D.Lgs. n. 230/1995 definisce “medico addetto alla sorveglianza medica” (D.Lgs. n. 230/1995, art. 84, c. 1). Tale sorveglianza, per i lavoratori esposti di categoria A1 può essere assicurata esclusivamente dal medico autorizzato (D.Lgs. n. 230/1995, art. 4, c. 3, lett. a), mentre per i lavoratori esposti classificati in categoria B, oltre che dal medico autorizzato, può essere effettuata anche dal medico competente (D.Lgs. n. 230/1995, art. 83, c. 2). (Cat. A1: Sono lavoratori esposti di categoria A i lavoratori che, per il lavoro che svolgono, sono suscettibili di ricevere in un anno solare una dose superiore a uno dei pertinenti valori stabiliti con il decreto di cui all’art. 82; gli altri lavoratori esposti sono classificati in categoria B (D.Lgs. n. 230/1995, art. 4, c. 2, lett. o).)

Si ricorda che per sorveglianza medica si intende l’insieme delle visite mediche, delle indagini specialistiche e di laboratorio, dei provvedimenti sanitari adottati dal medico, al fine di garantire la protezione sanitaria dei lavoratori esposti (D.Lgs. n. 230/1995, art. 4, c. 2, lett. o) e che la stessa è basata sui principi che disciplinano la medicina del lavoro.

L’art. 89 del D.Lgs. n. 230/1995 indica i principali adempimenti del medico addetto alla sorveglianza medica, rimandando comunque a tutti gli altri obblighi previsti nel Capo VIII.
a) Il medico addetto alla sorveglianza medica dei lavoratori esposti è tenuto in particolare ai seguenti adempimenti: analisi dei rischi individuali connessi alla destinazione lavorativa e alle mansioni ai fini della programmazione di indagini specialistiche e di laboratorio atte a valutare lo stato di salute del lavoratore, anche attraverso accessi diretti negli ambienti di lavoro (D.Lgs. n. 230/1995, art. 89, c. 1, lett. a).
In analogia a quanto previsto per i rischi convenzionali dal D.Lgs. n. 81/2008, il medico addetto alla sorveglianza medica deve essere pienamente inserito nel contesto aziendale e non può, come avveniva un tempo in molti casi, limitarsi ad effettuare solo visite mediche su lavoratori inviati dal datore di lavoro, talora al suo studio professionale, senza aver mai avuto modo di conoscere e, soprattutto, vedere le modalità di esposizione al rischio da radiazioni ionizzanti.
È quindi necessario che il medico partecipi attivamente all’analisi dei rischi individuali; il contesto migliore può essere rappresentato dall’elaborazione di una scheda di destinazione lavorativa per ogni lavoratore con le modalità indicate nella sede specifica; tale scheda rappresenterebbe inoltre prova dell’avvenuto adempimento di tale obbligo.

Particolare attenzione va rivolta alla valutazione di ogni singola fase delle varie lavorazioni effettuando un’analisi congiunta con il datore di lavoro, o un preposto, e con l’esperto qualificato (D.Lgs. n. 230/1995, art. 4, c. 1, lett. u), in questa occasione il medico può meglio comprendere le modalità di possibile esposizione a radiazioni ionizzanti e di eventuali rischi di contaminazione lavorativa. Da tale analisi sarà più facile e, soprattutto, più mirata la programmazione degli accertamenti complementari indispensabili per valutare lo stato di salute degli organi ed apparati maggiormente suscettibili di essere danneggiati dal rischio specifico. Il confronto con l’esperto qualificato permetterà di organizzare al meglio lo scambio di informazioni in merito alla comunicazione delle dosi e di ogni altra informazione inerente la radioprotezione fisica (D.Lgs. n. 230/1995, art. 79, c. 6). Il datore di lavoro deve altresì rendere edotto il medico, all’atto della visita, della destinazione lavorativa del soggetto, nonché dei rischi, ancorché di natura diversa da quella radiologica, connessi a tale destinazione (D.Lgs. n. 230/1995, art. 84, c. 2). Un’analisi congiunta di tutta l’attività del singolo lavoratore, meglio se condensata in una scheda di destinazione lavorativa, permetterà al medico di valutare globalmente i rischi sia radiologici che convenzionali, individuando anche eventuali sinergismi delle diverse noxae, in modo da ottimizzare la sorveglianza medica.

L’analisi dei rischi individuali non può che essere completata tramite periodici sopralluoghi negli ambienti di lavoro; considerando che la responsabilità delle attività a rischio in azienda ricade sul datore di lavoro, è opportuno che i sopralluoghi sugli ambienti di lavoro vengano effettuati congiuntamente con il datore di lavoro, o un suo delegato, oltre che con l’esperto qualificato e che ne rimanga traccia scritta mediante verbali sottoscritti da tutti i partecipanti.

Le visite negli ambienti di lavoro devono essere eseguite con le lavorazioni in atto e, quando esista una certa variabilità delle attività, il medico deve poter osservare e analizzare le singole postazioni e tutte le diverse fasi delle lavorazioni. È utile nell’occasione un colloquio diretto con i lavoratori addetti, possibilmente con la partecipazione di un preposto che conosca a fondo l’insieme dei possibili rischi presenti. Questi sopralluoghi periodici rappresentano inoltre un momento essenziale per la compilazione e la revisione della scheda di destinazione lavorativa.
La legge non precisa la frequenza di tali accessi negli ambienti di lavoro; un utile riferimento può derivare dal D.Lgs. n. 81/2008 che prevede tali sopralluoghi almeno una volta all’anno (D.Lgs. n. 81/2008, art. 25, c. 1, lett. l).

b) Il medico addetto alla sorveglianza medica dei lavoratori esposti è tenuto in particolare ai seguenti adempimenti: istituzione e aggiornamento dei documenti sanitari personali e loro consegna all’ISPESL (ora Inail) con le modalità previste all’art. 90 del presente decreto (D.Lgs. n. 230/1995, art. 89, c. 1, lett. b).
Nel rimandare al paragrafo dedicato al documento sanitario personale, si ricorda che, in attesa dell’emanazione del nuovo decreto ministeriale (D.Lgs. n. 230/1995, art. 90, c. 5), le modalità di istituzione e tenuta del documento sanitario sono quelle previste dall’allegato XI del D.Lgs. n. 241/2000 (art. 152 bis, D.Lgs. n. 230/1995).
I termini di consegna del documento sanitario personale all’Inail non sono più di centottanta giorni dal momento in cui il medico autorizzato è venuto a conoscenza della cessazione dell’impresa o del rapporto di lavoro, bensì di sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o dell’attività di impresa comportante esposizione alle radiazioni ionizzanti; a tale documento devono essere allegate le schede personali dosimetriche e le relazioni sulle circostanze ed i motivi inerenti alle esposizioni accidentali o di emergenza, da esposizioni soggette ad autorizzazione speciale, nonché alle altre modalità di esposizione (D.Lgs. n. 230/1995, art. 80, c. 1, lett. b), d), e), e-bis). L’Inail può concedere una proroga su richiesta motivata del medico addetto alla sorveglianza medica (D.Lgs. n. 230/1995, art. 90, c. 4).
Particolare attenzione su quest’obbligo deve essere prestata dal medico competente che svolga le funzioni di medico addetto alla sorveglianza medica, poiché per la prima volta si trova a dover ottemperare a tale adempimento che, invece, era noto da tempo al medico autorizzato, in quanto già previsto dall’art. 81 del D.P.R. n. 185/1964.
Un ulteriore obbligo, peraltro ora previsto anche dal D.Lgs. n. 81/2008, è quello di consegnare copia del documento al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro (D.Lgs. n. 230/1995, art. 90, c. 2).
Non dimenticando infine l’importanza di tale documentazione in caso di eventuali contenziosi medico-legali, si potrebbe suggerire, da parte del medico competente, la conservazione di una copia della documentazione sanitaria, anche se da taluni tale atto viene visto come una violazione del D.Lgs. n. 196/2003 (c.d. legge sulla Privacy); probabilmente una dichiarazione di “consenso” da parte del lavoratore sarebbe sufficiente. Modelli di documento sanitario personale e di moduli per tutti gli adempimenti connessi vengono riportati nella sede specifica.

c) Il medico addetto alla sorveglianza medica dei lavoratori esposti è tenuto in particolare ai seguenti adempimenti: consegna al medico subentrante dei documenti sanitari personali di cui alla lett. b), nel caso di cessazione dall’incarico (D.Lgs. n. 230/1995, art. 89, c. 1, lett. c).
Poiché in un’azienda in cui vengano svolte attività con esposizione al rischio da radiazioni ionizzanti deve essere sempre nominato un medico addetto alla sorveglianza medica, la cessazione dell’incarico di un medico deve essere contestuale alla nomina del nuovo. Per tale motivo la consegna dei documenti sanitari personali deve essere effettuata dal medico uscente, non come prevedeva il D.M. n. 449/1990 al datore di lavoro in plico chiuso e da questi successivamente al nuovo medico (D.M. n. 449/1990, art. 18), ma direttamente al medico subentrante. Questa consegna deve essere riportata nel documento sanitario personale; è utile che sia redatto un verbale in cui il medico subentrante, dichiarerà di aver constatato la completezza della documentazione ricevuta oppure formulerà eventuali osservazioni. In caso di possibili impedimenti alla consegna diretta, si suggerisce di effettuare la consegna stessa al datore di lavoro, con il massimo rispetto del segreto professionale (plico chiuso, ovvero chiavi dell’archivio in busta chiusa) e dietro ricevuta, effettuando nel contempo una comunicazione agli organi di vigilanza in cui siano evidenziate in modo circostanziato le cause del mancato adempimento (D.Lgs. n. 230/1995, art. 59, c. 2).

d) Il medico addetto alla sorveglianza medica dei lavoratori esposti è tenuto in particolare ai seguenti adempimenti: consulenza al datore di lavoro per la messa in atto di infrastrutture e procedure idonee a garantire la sorveglianza medica dei lavoratori esposti, sia in condizioni di lavoro normale che in caso di esposizioni accidentali o di emergenza.
Il D.Lgs. n. 230/1995 ribadisce che la sorveglianza sanitaria deve essere basata sui principi che regolano la medicina del lavoro (D.Lgs. n. 230/1995, art. 83, c. 1) ed è ormai opinione comune, avvalorata dalla legislazione vigente, che il “medico del lavoro” deve essere inserito nel contesto aziendale, non solo come esecutore di adempimenti di legge o di disposizioni aziendali, ma come consulente del datore di lavoro. Nel campo specifico della radioprotezione medica, occorre innanzitutto mettere in atto le procedure che garantiscano, in condizioni di normalità, la corretta esecuzione della sorveglianza medica.
Questa norma rappresenta un complemento, talora sottovalutato, di quelli che sono gli obblighi del medico addetto alla sorveglianza medica in tema di protezione sanitaria: il fatto che gli artt. 84 e 85 del D.Lgs. n. 230/1995 attribuiscano al datore di lavoro l’obbligo di provvedere all’esecuzione delle visite mediche, non esclude la responsabilità del medico, qualora quest’ultimo non abbia fornito il necessario supporto, in ordine alle sue conoscenze specifiche, per un puntuale assolvimento di tutti gli obblighi di sorveglianza sanitaria.
Ancor più importante è la consulenza, in questo caso da parte del medico autorizzato, per far fronte ad eventuali esposizioni accidentali o di emergenza o soggette ad autorizzazione speciale (D.Lgs. n. 230/1995, art. 4, c. 1, lett. z, c. 2, lett. a), d). In effetti un parere preventivo può essere fornito anche dal medico competente soprattutto predisponendo gli interventi più urgenti in caso di incidenti; si ricorda però che, come riportato in seguito, alcune delle azioni successive in questi casi sono di esclusiva competenza del medico autorizzato e, di conseguenza, deve esserne anche prevista un’eventuale nomina urgente per questi casi particolari.

e) Il medico addetto alla sorveglianza medica deve effettuare le visite mediche preventive, periodiche e straordinarie sui lavoratori esposti a radiazioni ionizzanti.

f) Il medico addetto alla sorveglianza medica deve formulare e comunicare il giudizio d’idoneità.
Questo obbligo deriva dagli artt. 83, 84 e 85 del D.Lgs. n. 230/1995 che fanno carico al datore di lavoro di assicurare la sorveglianza sanitaria mediante uno o più medici.
In particolare, i titoli professionali del medico addetto alla sorveglianza medica, le modalità della nomina e quanto previsto dal c. 4 del citato art. 83, in merito all’obbligo per il datore di lavoro di assicurare ai medici le condizioni necessarie per lo svolgimento dei loro compiti, sintetizzano le caratteristiche cui deve sottostare una delega di obblighi e responsabilità:
– la delega deve essere conferita a persona idonea per capacità tecnica ed esperienza;
– la delega deve trasmettere al delegato non solo l’obbligo al rispetto delle norme di sicurezza ma anche i mezzi tecnici e i poteri organizzativi necessari per adempiere quell’obbligo;
– il delegato deve avere manifestato il proprio consenso;
– la delega deve essere conferita espressamente, rigorosamente provata e deve essere formulata per iscritto.
Quindi il medico è formalmente delegato a effettuare le visite mediche preventive, periodiche e straordinarie in ottemperanza a quanto previsto dal D.Lgs. n. 230/1995.
Poiché la filosofia che ispira tutta la moderna medicina del lavoro risiede nel mantenimento dello stato di benessere fisico del lavoratore, l’ovvia conclusione della visita non può essere che la formulazione di un giudizio di idoneità a continuare ad essere esposto ad un rischio specifico senza pregiudizio per la salute.

g) Il medico addetto alla sorveglianza medica deve permettere ai lavoratori di accedere ai risultati delle valutazioni di dose, delle introduzioni e degli esami medici e radiotossicologici, nonché ai risultati delle valutazioni di idoneità, che li riguardano, e di ricevere, dietro loro richiesta, copia della relativa documentazione (D.Lgs. n. 230/1995, art. 90, c. 2).
Anche al di fuori della visita medica, in qualunque momento i lavoratori hanno diritto di consultare il proprio documento sanitario personale e, dietro richiesta, riceverne copia integrale o parziale. In considerazione della tutela del segreto professionale, si raccomanda che la visione o la consegna delle copie avvenga solo nei confronti dell’interessato e che lo stesso firmi un’attestazione di aver ricevuto quanto richiesto. Una copia del documento sanitario personale deve comunque essere consegnata dal medico all’interessato alla cessazione del rapporto di lavoro.

h) Segnalazione di malattia professionale e di neoplasia di sospetta origine radioindotta (D.Lgs. n. 230/1995, art. 92, c. 2 e 3).
La segnalazione di una malattia professionale è un obbligo che riguarda tutti i medici e, a maggior ragione, il medico addetto alla sorveglianza medica in virtù delle sue maggiori conoscenze sull’eziopatologia delle tecnopatie.
Si vuole puntualizzare l’attenzione sull’obbligo, valido per tutti i medici o strutture sanitarie, nei casi in cui vengano refertate neoplasie riconducibili all’esposizione lavorativa alle radiazioni ionizzanti, di trasmettere all’Inail copia di tutta la documentazione clinica, anatomopatologica e quella inerente l’anamnesi lavorativa.

Leggi anche: Chi è l’esperto qualificato in radiazioni ionizzanti?

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