Codice di prevenzione incendi D.M. 3 agosto 2015: aspetti progettuali | Ingegneri.info

Codice di prevenzione incendi D.M. 3 agosto 2015: aspetti progettuali

La valutazione dei profili di rischio, i livelli di prestazione, la valutazione del progetto nel D.M. 3 agosto 2015 sulle “Norme tecniche di prevenzione incendi”

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Il D.M. 3 agosto 2015 “Norme tecniche di prevenzione incendi” (art. 15, D.Lgs n. 139 dell’8 marzo 2006) pubblicato sul S.O. della Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20 agosto 2015, in vigore dal 18 novembre 2015, contiene misure per:
ridurre le probabilità dell’insorgere d’incendi attraverso dispositivi, sistemi, impianti, procedure atti ad influire sulle sorgenti di ignizione, sul materiale combustibile e sull’agente ossidante;
limitare le conseguenze dell’incendio attraverso sistemi, dispositivi e caratteristiche costruttive, sistemi per le vie di esodo di emergenza, impianti, distanziamenti, compartimentazioni;

Il Codice è suddiviso in quattro sezioni:
• G Generalità: termini, definizioni; progettazione antincendio; determinazione profili di rischio;
• S Strategia antincendio: misure antincendio, da reazione al fuoco a sicurezza impianti tecnologici;
• V Regole tecniche verticali: aree a rischio specifico, atmosfere esplosive; vani ascensori;
• M Metodi: ingegneria sicurezza antincendio, scenari progettazione prestazionale, salvaguardia vita.

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Il Codice è alternativo ai criteri generali del D.M. 10 marzo 1998 e alle regole tecniche, si applica solo ad alcune attività (nuove o esistenti) soggette a controllo dei Vigili del Fuoco (D.P.R. n. 151/2011):
• SI 33 attività: 9, 14, 27÷40, 42÷47, 50÷54, 56÷57, 63÷64, 70, 75 (no autorimesse), 76;
• NO 47 attività: 1÷8, 10÷13, 15÷26, 41, 48÷49, 55, 58÷62, 65÷69, 71÷75, 77÷80.

Nessuna attività della Categoria A rientra nell’attuale campo di applicazione del Codice, che non modifica i procedimenti di prevenzione incendi (presentazione delle istanze, documentazione tecnica, importo dei corrispettivi: D.P.R. n. 151 del 1° agosto 2011, D.M. 7 agosto 2012, D.M. 9 maggio 2007).

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La progettazione antincendio
Il Codice segna il passaggio dalla logica prescrittiva a un approccio prestazionale. Il progettista ha la possibilità di adottare soluzioni alternative ma è tenuto a dimostrarne la validità, in relazione alla valutazione dei rischi e a una strategia antincendio risultante dalla combinazione di diverse tipologie di misure e interventi.

Il capitolo G.2 del Codice, dedicato alla progettazione antincendio, si basa sui seguenti principi:
• Generalità: metodologie comuni applicabili a tutte le attività.
• Semplicità: sono privilegiate soluzioni semplici.
• Modularità: la complessità della materia è scomposta in moduli.
• Flessibilità: ricchezza di soluzioni progettuali.
• Standardizzazione: secondo standard internazionali.
• Inclusione: le diverse disabilità (motorie, sensoriali, cognitive, …) temporanee o permanenti sono parte integrante della progettazione.
• Contenuti basati sull’evidenza: basato sulla ricerca scientifica.
• Aggiornabilità: seguendo il continuo avanzamento tecnologico.

Nel Codice si distinguono:
prescrizioni cogenti: “deve essere realizzato”, “é/sia installato”;
indicazioni non obbligatorie: il progettista può scegliere modalità tecniche diverse, ma le deve dimostrare nella documentazione progettuale: “dovrebbe essere realizzato”; gli avverbi “generalmente” e “di norma” descrivono indicazioni non obbligatorie.
suggerimenti: “può essere installato”.

Metodologia di progettazione
1) Valutazione del rischio: stabilire i profili di rischio salvaguardia della vita umana (Rvita), salvaguardia dei beni (Rbeni) e tutela dell’ambiente (Ramb). I profili di rischio sono indicatori semplificati per valutare il rischio di incendio dell’attività. Servono per attribuire livelli di prestazione e individuare le misure antincendio.
2) Attribuzione dei livelli di prestazione (I, II, III, IV, …), cioè la specificazione oggettiva della prestazione richiesta all’attività per realizzare la misura antincendio. Sulla base delle risultanze della Valutazione del Rischio Incendio, il progettista attribuisce ad ogni misura antincendio il relativo livello di prestazione.
3) Per ogni misura antincendio di prevenzione, protezione o gestionale, il Codice fornisce al progettista i criteri di attribuzione dei livelli di prestazione alla stessa misura antincendio mediante l’impiego di tabelle.
4) Scelta delle soluzioni progettuali:
Soluzione conforme: soluzione di immediata applicazione, che garantisce il raggiungimento del livello di prestazione;
Soluzione alternativa: il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione. Soluzione in deroga: richiesta l’attivazione del procedimento di deroga secondo la normativa vigente.

Per ogni livello di prestazione sono specificate soluzioni conformi e soluzioni alternative. È possibile di ricorrere alla deroga per le disposizioni del Codice se non possono essere applicate né le soluzioni conformi, né le alternative.

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Tolleranze
La differenza in valore assoluto tra la misurazione effettuata in sito e la corrispondente misura progettuale non deve essere confusa con la precisione dello strumento di misura. La tolleranza non può essere già impiegata in fase progettuale.

Grandezza misurata Tolleranza ammissibile
Lunghezza ≤ 2,40 m ± 5%
Per la porzione eccedente la lunghezza di 2,40 m ± 2%
Superficie, volume, illuminamento, tempo, massa, temperatura, portata ± 5%
Pressione ± 5%
Si intendono le grandezze definite nel Sistema internazionale di misura

La valutazione dei profili di rischio
Partendo dall’assunto che il rischio d’incendio di un’attività non può essere ridotto a zero e che le misure antincendio vanno selezionate per minimizzare il rischio, in termini di probabilità e di conseguenze, entro limiti considerati accettabili, il Codice fornisce un metodo di valutazione di tre profili del rischio di incendio, sulla base dell’ipotesi che, in condizioni ordinarie, l’incendio si avvia da un solo punto d’innesco.

1) Profilo di rischio Rvita
Va attribuito per compartimento in relazione ai seguenti fattori:
δocc: caratteristiche prevalenti degli occupanti che si trovano nel compartimento antincendio: svegli (con familiarità, senza familiarità), addormentati, degenti, in transito; le attività comprese nel campo di applicazione del Codice sono in genere luoghi di lavoro (officine, impianti, stabilimenti, laboratori, depositi, ecc.), in genere non caratterizzati da presenza di pubblico, con gli occupanti in stato di veglia e familiarità con l’edificio.
δα: velocità caratteristica prevalente di crescita dell’incendio riferita al tempo tα in secondi impiegato dalla potenza termica per raggiungere il valore di 1.000 kW. Per “prevalenti” si intendono le caratteristiche più rappresentative del rischio compartimento in qualsiasi condizione d’esercizio. δα può essere ridotto di un livello se l’attività è servita da misure di controllo dell’incendio di livello di prestazione V.
1) Lenta (tα =600 s) (Materiali poco combustibili distribuiti in modo discontinuo).
2) Media (tα =300 s) (Scatole di cartone impilate, libri su scaffale, mobilio in legno).
3) Rapida (tα =150 s) (Materiali plastici impilati).
4) Ultra-rapida (tα =75 s) (Liquidi infiammabili, materiali plastici cellulari o espansi).
tα: Velocità caratteristica prevalente di crescita dell’incendio, è il tempo per raggiungere il tasso di rilascio termico = 1 MW.

L’incendio può essere schematizzato come una sorgente di tipo volumetrico, ossia una sorta di bruciatore che rilascia calore (Heat Realease Rate, Hrr) particolato e gas. Hrr rappresenta l’identikit dell’incendio ed è il parametro di input principale per i software di simulazione incendi.

2) Profilo di rischio Rbeni
Si valuta per l’intera attività in funzione del carattere strategico dell’opera e del suo valore storico, culturale, architettonico o artistico e dei beni contenuti. Risulta vincolata per arte o storia se essa o i beni contenuti sono tali a norma di legge; risulta strategica se è tale a norma di legge o in considerazione di pianificazioni di soccorso pubblico e difesa civile o su indicazione del responsabile dell’attività.

Opere da costruzione vincolata
NO SI
Opere da costruzione strategica NO Rbeni = 1 Rbeni = 2
SI Rbeni = 3 Rbeni = 4

3) Profilo di rischio Rambiente
Si valuta per l’intera attività. Il rischio di danno ambientale può ritenersi mitigato dall’applicazione delle misure antincendio connesse ai profili di rischio Rvita e Rbeni, che consentono, in genere, di considerare non significativo tale rischio. Le operazioni di soccorso condotte dai Vvf sono escluse dalla valutazione del rischio di danno ambientale.

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Valutazione del progetto antincendio
Il progettista deve garantire:
Appropriatezza degli obiettivi di sicurezza antincendio, ipotesi di base, dati di ingresso, metodi, modelli, norme; es.: appropriata applicazione delle soluzioni conformi.
Corrispondenza delle misure di prevenzione incendi agli obiettivi di sicurezza perseguiti;
es.: adeguato sistema di vie d’esodo per soddisfare l’obiettivo di sicurezza della vita umana.
Correttezza nell’applicazione di metodi, modelli, norme; es.: assenza di grossolani errori di calcolo, corrispondenza tra i risultati numerici dei calcoli e le effettive misure antincendio.

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