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Come funziona la pianificazione d’emergenza della Calabria, la prima in Italia

Regione a elevato rischio sismico, la Calabria nei mesi scorsi è la prima regione italiana a recepire i contenuti del D.P.C.M. del 14 gennaio 2014, attraverso l’approvazione della pianificazione regionale di emergenza

Cattolica
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Nei mesi scorsi il capo dipartimento della Protezione Civile Nazionale ha comunicato che la Calabria è stata la prima regione italiana ad aver approvato la pianificazione regionale di emergenza, rispondendo a quanto richiesto dalla Direttiva del Presidente di Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) del 14 gennaio 2014.

Gli obiettivi che intende perseguire la D.P.C.M. del 14 gennaio 2014 attraverso il Programma nazionale di soccorso sono i seguenti:
1) coordinamento e direzione unitaria dell’intervento del servizio nazionale di protezione civile;
2) fornire indirizzi per la predisposizione delle pianificazioni di emergenza correlate al rischio sismico (recepiti nel D.G.R. n. 16 del 9 febbraio 2016, Regione Calabria);
3) fornire indicazioni per l’aggiornamento e la verifica della pianificazione di emergenza, attraverso anche periodiche esercitazioni e percorsi formativi volti alla conoscenza dell’attività di protezione civile.

Piano di emergenza
Il piano di emergenza fa parte delle attività non strutturali volte ad evitare o a ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti all’evento. Unitamente al piano di emergenza vi è ad esempio la formazione degli operatori, sistemi di autoprotezione e allerta, nonchè l’applicazione della normativa tecnica.
Il piano di emergenza è uno strumento la cui scala è rapportata alla dimensione dell’evento, che la legge n. 225/1992 prima e la legge 100/2012 dopo distingue tra evento di tipo:
A: eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti ed amministrazioni competenti in via ordinaria (Dimensione: COMUNE – Prima Autorità di Protezione Civile: SINDACO).
B: eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che, per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria (Dimensione: PROVINCIA/REGIONE).
C: calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità ed estensione debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari (Dimensione: STATO).

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La pianificazione dell’emergenza deve essere attiva su diversa scala, ovvero:
– Comunale
– Intercomunale
– Provinciale
– Modello di intervento regionale
– Nazionale

La peculiarità comune alla pianificazione territoriale relativa alle diverse scale è quella di restituire uno strumento di pianificazione dinamico, in continuo aggiornamento, che deve seguire l’evoluzione del territorio nonché le modifiche delle infrastrutture e delle strutture che lo caratterizzano.

Pianificazione dell’emergenza: modello di intervento regionale
Il modello di intervento regionale corrisponde all’insieme degli elementi funzionali alla gestione operativa e delle azioni da porre in essere per fronteggiare le diverse esigenze che possono manifestarsi a seguito di eventi emergenziali.
Il modello di intervento deve quindi definire ‘ruoli e responsabilità dei vari soggetti coinvolti, con il relativo flusso delle comunicazioni, individuando nel contempo i luoghi del coordinamento operativo. Questi ultimi, secondo prassi consuetudinaria consolidata vengono strutturati per funzioni di supporto‘.

Pianificazione dell’emergenza: funzioni di supporto
Il centro operativo è organizzato in funzioni di supporto, ovvero attraverso specifici ambiti di attività che richiedono l’azione congiunta e coordinata di soggetti diversi. I centri operativi corrispondono al contesto territoriale, ovvero:
– COC: Centro Operativo Comunale (scala comunale)
– COM: Centro Operativo Misto/Intercomunale (scala provinciale)
– Sala Operativa Regionale (S.O.R.) (scala regionale)
– Direzione Comando e Controllo con sede sul posto del DI.COM.C. (scala nazionale)

Durante l’attività di pianificazione occorre definire la Funzioni di supporto da attivare in caso di emergenza, attribuendo a ciascuna obiettivi e ambiti di attività da svolgere, individuandone un responsabile nonché i referenti per ogni ente o amministrazione comunque interessate e istituzionalmente o territorialmente competente.
Punto fermo di questa definizione è la necessità di stabilire l’unitarietà del coordinamento delle funzioni di supporto, in cui vi rientrano ad esempio: assistenza alla popolazione, accessibilità e mobilità, volontariato e stampa.

Piani nazionali di emergenza
I piani nazionali per il rischio sismico si compongono di due parti:
1) Struttura organizzativa nazionale (Allegato 1, D.P.C.M. del 14 gennaio 2014) la cui articolazione corrisponde alla definizione delle funzioni di supporto, svincolandosi dal sito in cui potenzialmente si può verificare l’evento.
2) Organizzazione di protezione civile e gli elementi conoscitivi del territorio di ciascuna regione (Allegato 2, D.P.C.M. del 14 gennaio 2014), i cui corrispondenti documenti devono essere articolati in cinque capitoli:

Capitolo 1
In esso sono contenute le caratteristiche del territorio regionali suddivise tra le seguenti informazioni:
• Inquadramento orografico, idrografico e meteoclimatico
• Inquadramento amministrativo
• Inquadramento economico-produttivo
• Patrimonio culturale ed ambientale

Capitolo 2 “Pericolosità e vulnerabilità di strutture ed infrastrutture”
In questo capitolo devono essere riportate tutte le informazioni utili alla definizione e alla qualificazione delle infrastrutture, attraverso parametri quali l’accessibilità ed i servizi essenziali, al fine di prevenire danni e disservizi correlati all’emergenza. Le informazioni devono essere restituite attraverso la seguente organizzazione:
• Pericolosità sismica
o Analisi della pericolosità
o Microzonazione sismica

• Vulnerabilità ed esposizione
o Strutture ed infrastrutture per l’accessibilità e i servizi essenziali
o Patrimonio edilizio e edifici strategici

• Rischi ed effetti indotti
o Frane sismoindotte
o Tsunami
o Dighe
o Industrie a rischio di incidente rilevante

Capitolo 3 “Elementi conoscitivi – infrastrutture e reti”
Qui devono essere invece riportate, per ciascuna regione, le informazioni qualificanti il territorio dal punto di vista delle infrastrutture di accessibilità e mobilità (stradale, ferroviaria, aerea e marittima), delle reti di telecomunicazione e dei gestori dei servizi essenziali (ad esempio poste, servizi bancari e deposito e stoccaggio carburanti).

Capitolo 4 “Elementi conoscitivi – Sistema regionale di protezione civile”

CONVEGNO CATANZARO 21.04.2015-DANDREA

(fonte Convegno Catanzaro 21.04.2015)

Si tratta di elementi utili alla definizione del sistema regionale di protezione civile, quali ad esempio:
• Stato di pianificazione di emergenza a tutti i livelli (regionale, provinciale, intercomunale e/o comunale)
• Modello di intervento regionale con la descrizione del flusso delle comunicazione tra i vari centri di coordinamento
• Organizzazioni di volontariato
• Individuazione dei centri di coordinamento (S.O.R., DI.COMA.C, CCS e COM)

Scarica le Schede di valutazione dal Sito della Protezione Civile della Calabria
– Protocollo di avvio procedura
– Caratterizzazione dell’area per l’idoneità del sito
– Scheda semplificata di rilievo delle sedi

Capitolo 5 “Normativa regionale d’interesse per la protezione civile”
Si tratta delle principali normative emanate dalla Regione, con particolare riferimenti ai protocolli d’intesa e accordi di programma tra le amministrazioni con le prefetture o con le strutture operative territoriali, nonché tra le amministrazioni regionali.

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