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Come monitorare un’atmosfera confinata

Il monitoraggio di atmosfera confinata inizia con l’individuazione dei eventuali sostanze pericolose

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Il monitoraggio di una atmosfera confinata inizia con la verifica della stessa atmosfera, indipendentemente dall’attività che vi si dovrà svolgere e dalla sua durata. Carenza di ossigeno, esplosività e tossicità dell’atmosfera devono sempre venire verificate quando sussista il ragionevole sospetto della presenza di una o più di queste condizioni di criticità. Se questo sospetto sussiste, o addirittura vi è certezza della presenza di sostanze pericolose, la verifica potrebbe paradossalmente risultare anche più semplice.

In questi casi, prima di procedere alla determinazione della concentrazione di sostanze esplosive e/o tossiche, occorre acquisire tutte le possibili informazioni inerenti i prodotti gassosi, liquidi e solidi presenti.

Una volta identificate le sostanze (quando ciò è possibile), si devono reperire le relative schede di sicurezza (MSDS) o consultare altre fonti di letteratura da cui desumere le informazioni inerenti le proprietà chimico fisiche che possono avere un impatto sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori.

In molti casi è possibile identificare degli “indicatori” della ipotetica presenza di una o più sostanze pericolose.

In pratica, analizzando l’ambiente e cosa vi si trova all’interno, è possibile ricevere indicazioni circa l’eventuale presenza di sostanze pericolose occulte. Quello che segue è solo un elenco indicativo e assolutamente non esaustivo:
stirene: se vi è presenza di tubazioni, rivestimenti o altri manufatti realizzati in fibra di vetro;
sostanze sensibilizzanti: se sono state effettuate in tempi recenti pitturazioni, coibentazioni ecc. con prodotti contenenti isocianati o poliuretani;
monossido di carbonio: se all’interno dell’ambiente sono presenti motori endotermici o vi transitano collettori di scarico dei gas di combustione;
vapori di solventi: se sono stati utilizzati sgrassanti e detergenti per la pulizia del vano;
idrogeno solforato: se all’interno o nelle vicinanze sono presenti tubazioni o scarichi di condotte fognarie o di depuratori oppure vi siano terreni inquinati da materiali organici;
metano: quando si rilevano le stesse condizioni del punto precedente oppure vi siano infiltrazioni di acqua di falda e il territorio sia riconosciuto metanifero;
radon: nel caso di scavi o ambienti sotterranei, quando sia nota la presenza di questo gas nel territorio;
anidride carbonica: se all’interno dell’ambiente sono presenti residui solidi di materiali organici fermentabili;
benzene o idrocarburi: se si è in presenza di terreno contaminato da sversamenti accidentali, anche relativamente distanti dall’ambiente confinato e/o avvenuti a distanza di tempo.

I precedenti fattori di rischio devono essere tenuti in considerazione anche quando la loro presenza venga identificata in prossimità dell’ambiente confinato; molte sostanze potrebbero facilmente migrare dall’esterno verso l’interno una volta aperti i varchi di accesso oppure attraverso fessurazioni, tubazioni o il terreno.

Una volta acquisite tutte le possibili informazioni preliminari, potrà essere definita la più idonea strategia di monitoraggio.

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