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Come si fa la valutazione del rischio da stress lavoro correlato

Lo stress lavoro correlato deve essere oggetto di valutazione in quanto rischio per la salute dei lavoratori. Ecco come procedere a norma

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L’art. 28, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008 prevede che “La valutazione di cui all’art. 17, comma 1, lett. a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 151/2001, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi”.

Valutazione del rischio da stress lavoro correlato

I soggetti coinvolti
Per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato devono essere coinvolti il RSPP, il Medico Competente (MC) e lo Psicologo.
Il RSPP deve essere coinvolto perché conosce le dinamiche aziendali e gli aspetti organizzativi e relazionali dell’azienda nonché conosce e monitora i rischi dell’ambiente di lavoro ivi compresi alcuni degli indicatori che riguardano il processo di valutazione del rischio da stress lavoro correlato.
Il ruolo del MC è determinante perché conosce la storia clinica di ciascun lavoratore, l’organizzazione del lavoro e l’ambiente di lavoro ed ha anche il compito di verificare durante le visite mediche, l’eventuale esistenza di disturbi o patologie psicosomatiche e neuropsichiche. Inoltre, il MC, per il giudizio d’idoneità, dovrà tenere conto della compatibilità tra le caratteristiche psicofisiche della persona ed il livello di rischio a cui è esposta quali:
– presenza di disturbi da stress lavoro correlato,
– possibilità di messa in atto di meccanismi di coping,
– esposizione del soggetto ad altri fattori di rischio.

Lo Psicologo deve espletare un’attività di prevenzione di tre tipologie.
La prevenzione primaria deve concretizzarsi in azioni tendenti a ridurre l’incidenza degli antecedenti di rischio stress lavoro correlato e cioè un supporto per:
– una più appropriata individuazione dei rischi da stress lavoro correlato;
– la valutazione e l’individuazione di interventi mirati di prevenzione, correzione e protezione;
– il monitoraggio degli interventi ed il miglioramento del benessere organizzativo.
La prevenzione secondaria deve concretizzarsi in azioni tendenti a ridurre la prevalenza di effetti di cui si osservano già i sintomi:
– supporto nella gestione del programma di promozione e mantenimento della salute psico-fisica;
– collaborazione con il Medico Competente per quanto citato nel precedente punto;
– interventi sul lavoratore su motivazione, atteggiamenti, senso di responsabilità, stili di vita per il mantenimento della salute;
– interventi sull’azienda per il miglioramento dell’organizzazione del lavoro e la gestione del personale.
La prevenzione terziaria consiste in azioni di cura e riabilitazione di effetti dannosi sulla salute quali:
– supporto al medico competente o medici specialisti per il trattamento delle patologie;
– esecuzione di interventi psicologici (negli ambiti previsti dalla Legge n. 56/1989) in connessione con l’attività del MC.

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Elementi da considerare
Per attuare un’efficace risposta allo stress da lavoro correlato bisogna tenere in considerazione molti elementi. Prima di tutto è importante stabilire gli obiettivi che si vogliono raggiungere ed individuare le risorse disponibili ed effettuare una programmazione concordata con i lavoratori; successivamente è bene intervenire creando condizioni che favoriscano:
– un ritmo ottimale per l’esecuzione di un lavoro;
– il lavoro straordinario come eccezione e non come prassi;
– un’adeguata disponibilità di personale;
– una modalità di lavoro flessibile;
– le modalità di esecuzione del lavoro siano decise con i lavoratori;
– la rotazione delle attività;
– la partecipazione dei lavoratori a programmi di formazione costruiti ad hoc e allo sviluppo dell’organizzazione;
– l’adozione di sistemi di remunerazione personalizzati;
– la rotazione delle mansioni;
– il contatto, ove possibile, con i clienti dell’azienda;
– la creazione e funzionamento di gruppi di progetto anche non formalizzati per stimolare il coinvolgimento personale;
– l’incoraggiamento e il supporto agli individui che hanno difficoltà a fornire la prestazione qualitativa e quantitativa che caratterizza il proprio gruppo di lavoro;
– l’adozione di programmi di informazione, addestramento e formazione permanenti per tutte le mansioni;
– la dotazione di organici sufficienti per permettere a tutti i lavoratori di seguire il programma formativo personalizzato durante l’orario di lavoro;
– la disponibilità di attrezzature di lavoro, posti e luoghi di lavoro progettati, costruiti ed installati in modo da consentire lo svolgimento della mansione con facilità e sicurezza;
– la presenza di una componente individuale retributiva determinata, in modo trasparente, in base a contenuto e requisiti del lavoro;
– la valutazione almeno annuale delle prestazioni;
– la sistematica formazione dei quadri e dirigenti;
– la presenza di organizzazioni sindacali in possesso di motivazioni e competenze in grado di attivare la partecipazione di tutti i lavoratori per redigere proposte e documenti strategici da presentare all’azienda;
– la presenza rappresentanti sindacali in grado di offrire supporto e sostegno a tutti i lavoratori.

È anche bene considerare quali siano invece, le condizioni che aiutano le persone a non superare i livelli accettabili di stress. È stato dimostrato ad esempio che lo stress non diventa pericoloso quando la persona è incoraggiata e può esercitare un controllo sule proprie condizioni di lavoro, gode di un sufficiente sostegno sociale e viene ricompensata adeguatamente.

La redazione della valutazione del rischio da stress lavoro correlato
In questi ultimi anni sono stati prodotti numerosi contributi per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato tra cui si può citare il Manuale dell’INAIL del 2011, le Indicazioni fornite dal Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione nei luoghi di lavoro nel 2012 nonché una serie di interventi frammentati nelle varie regioni italiane.

Entrando adesso nel merito, è essenziale definire alcuni “punti fermi” per la valutazione e cioè:
– per lo stress lavoro correlato, il pericolo potenziale esiste sempre e, quindi, ogni organizzazione pubblica o privata, deve effettuare la valutazione;
– la valutazione deve basarsi su aspetti oggettivi ed analizzare l’organizzazione del lavoro;
– il processo valutativo deve avere un forte commitment dai vertici dell’organizzazione aziendale;
– gli strumenti di valutazione devono essere utilizzabili anche dal RSPP e dal MC;
– il processo valutativo deve vedere la partecipazione di tutti i dipendenti e deve essere affiancato da programmi informativi e formativi diretti a tutti il personale;
– la valutazione deve essere orientata verso soluzioni per l’intera organizzazione ma anche prevedere la gestione di “situazioni individuali”;
– il processo valutativo deve prevedere la verifica dei risultati ottenuti a seguito dei cambiamenti introdotti.

Il percorso di valutazione del rischio stress lavoro correlato può essere rappresentato nello schema seguente.

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Percorso di valutazione del rischio stress lavoro correlato

Per quanto riguarda la Raccolta Dati, si tratta di raccogliere preliminarmente le informazioni sull’organizzazione:
– organigramma gerarchico e funzionale;
– CCNL applicato;
– tipologia e numerosità dei contratti “atipici”;
– percentuale lavoratrici presenti;
– presenza lavoratori stranieri;
– presenza lavoratori diversamente abili;
– presenza sindacato e percentuale iscritti;
– ecc.

Il fine, ovviamente, è quello di conoscere il quadro della situazione ai fini della progettazione dell’intervento valutativo.
Il secondo passo è quello dell’Informazione del personale con il fine di coinvolgerlo nella condivisione degli obiettivi e nella ricerca comune di soluzioni. Gli argomenti oggetto dell’attività informativa sullo stress lavoro correlato devono riguardare la natura del problema, le cause e gli effetti e le possibili soluzioni.
Si passa poi all’Indagine che ha per obiettivo la verifica degli indicatori oggettivi e poi di quelli soggettivi al fine di fotografare la realtà aziendale (valutazione oggettiva) e rilevare la percezione soggettiva dello stress lavoro correlato su gruppi omogenei (valutazione soggettiva).
La quarta fase riguarda la Pianificazione degli interventi e cioè l’individuazione degli interventi in grado sia di modificare i fattori stressogeni che quelli diretti agli aspetti gestionali individuati come critici con il palese fine di eliminare o ridurre i rischi individuati controllando i rischi residui.
Per la quinta fase e cioè l’Attuazione degli interventi il focus sarà sull’analisi periodica degli indicatori oggettivi e soggettivi con il fine di monitorare costantemente l’efficacia delle soluzioni adottate e delle modalità d’attuazione.
Infine, il processo si concluderà con una verifica del DVR al fine di valutare la necessità di una sua rielaborazione.
In riferimento alla terza fase del processo e cioè all’indagine riguardante gli indicatori oggettivi (indicatori di stress e fattori di rischio dell’organizzazione), è diffuso l’uso di apposite check list mentre per gli indicatori oggettivi (percezione dello stress lavoro correlato), si utilizzano questionari, le interviste semi-strutturate ed i gruppi di discussione (Focus Group).

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