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Controllo a distanza dei lavoratori: quali norme rispettare?

La normativa vigente inerente gli impianti di videosorveglianza mette insieme le necessità del datore di lavoro di controllo a distanza e la tutela dei dati personali del dipendente. Il punto sui principi generali

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La Legge 20 maggio 1970, n. 300 “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, cosiddetto “Statuto dei Lavoratori”, come recentemente modificato dal D.Lgs. n. 151/2015 e dal D.Lgs. n. 185/2016 (), all’art. 4 stabilisce che l’utilizzo di strumenti dai quali derivi anche la possibilità di un controllo a distanza dei lavoratori, è consentito per esigenze organizzative e produttive o per la sicurezza del lavoro (come previsto dalla normativa previgente al D.Lgs. n. 151/2015), ma anche per la tutela del patrimonio aziendale. Essi, però, possono essere installati solo previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In caso di imprese con unità produttive collocate in diverse province della stessa regione o in più regioni, l’accordo per l’installazione degli impianti può essere stipulato con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In caso di mancato accordo con le organizzazioni sindacali l’installazione può avvenire previa autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro o, in caso di unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Ispettorati territoriali del lavoro, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
L’utilizzo degli strumenti che servono al lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze non è richiesto che ricorrano i diversi presupposti (di cui al comma 1 dell’art. 4), né è necessario il preventivo accordo sindacale (o l’autorizzazione dell’ispettorato).

Sono comunque previste norme a garanzia dei lavoratori volte a stabilire che tutte le informazioni raccolte dal datore di lavoro (comprese quelle per le quali non è più necessario il preventivo accordo sindacale o l’autorizzazione dell’ispettorato) sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data adeguata informazione al lavoratore delle modalità d’uso degli strumenti e delle modalità di effettuazione dei controlli e che venga rispettata la normativa vigente in materia di tutela della privacy.

La normativa vigente in materia della privacy è contenuta principalmente nel Decreto Legislativo del 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” e, per quanto riguarda gli impianti di videosorveglianza, nel “Provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010” del Garante per la protezione dei dati personali.
Secondo i principi generali enunciati nel Provvedimento del Garante in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010, la raccolta, la registrazione, la conservazione e, in generale, l’utilizzo di immagini configura un trattamento di dati personali. Qualunque informazione relativa a persona fisica identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione è, infatti, considerato un dato personale.

Per il Garante, la necessità di garantire un livello elevato di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali rispetto al trattamento dei dati personali consente la possibilità di utilizzare sistemi di videosorveglianza, purché ciò non determini un’ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali degli interessati.
L’installazione di sistemi di rilevazione delle immagini deve avvenire nel rispetto, oltre che della disciplina in materia di protezione dei dati personali, anche delle altre disposizioni dell’ordinamento applicabili, quali ad es. le vigenti norme dell’ordinamento civile e penale in materia di interferenze illecite nella vita privata, sul controllo a distanza dei lavoratori, in materia di sicurezza presso stadi e impianti sportivi, o con riferimento a musei, biblioteche statali e archivi di Stato, in relazione ad impianti di ripresa sulle navi da passeggeri adibite a viaggi nazionali e, ancora, nell’ambito dei porti, delle stazioni ferroviarie, delle stazioni delle ferrovie metropolitane e nell’ambito delle linee di trasporto urbano.

In tale quadro, pertanto, è necessario che:
a) il trattamento dei dati attraverso sistemi di videosorveglianza sia fondato su uno dei presupposti di liceità che il Codice prevede espressamente per i soggetti pubblici da un lato e, dall’altro, per soggetti privati ed enti pubblici economici. Si tratta di presupposti operanti in settori diversi e che sono pertanto richiamati separatamente nei successivi paragrafi del presente provvedimento relativi, rispettivamente, all’ambito pubblico e a quello privato;
b) ciascun sistema informativo ed il relativo programma informatico vengano conformati già in origine in modo da non utilizzare dati relativi a persone identificabili quando le finalità del trattamento possono essere realizzate impiegando solo dati anonimi (per es., configurando il programma informatico in modo da consentire, per monitorare il traffico, solo riprese generali che escludano la possibilità di ingrandire le immagini e rendere identificabili le persone). Lo impone il principio di necessità, il quale comporta un obbligo di attenta configurazione di sistemi informativi e di programmi informatici per ridurre al minimo l’utilizzazione di dati personali;
c) l’attività di videosorveglianza venga effettuata nel rispetto del c.d. principio di proporzionalità nella scelta delle modalità di ripresa e dislocazione (es. tramite telecamere fisse o brandeggiabili, dotate o meno di zoom), nonché nelle varie fasi del trattamento che deve comportare, comunque, un trattamento di dati pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite.

L’articolo è un estratto del nuovo volume “Impianti di videosorveglianza in ambienti di lavoro”, di Marco Grandi, ed. Wolters Kluwer, 2017.

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Ai sensi della Circolare MLPS n. 1921 del 31 marzo 2014, le considerazioni contenute nel presente intervento sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione.

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