DAE e defibrillazione precoce sui luoghi di lavoro | Ingegneri.info

DAE e defibrillazione precoce sui luoghi di lavoro

Cos’è un DAE, obbligatorietà nei luoghi di lavoro e quali rischi si corrono: Il quadro tecnico e normativo che ne regola i criteri e le modalità di diffusione tra sicurezza e medicina del lavoro

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Oggi giorno si sente parlare sempre più spesso dei Defibrillatori Semi-Automatici Esterni (DAE) e di quanto sia importante attuare politiche di diffusione di dispositivi idonei e misure di emergenza, con lo scopo di anticipare i tempi di primo soccorso qualora si verifichino casi di arresto cardiaco (AC) sui luoghi di lavoro. Questo è frutto di una crescente sensibilizzazione sul tema verificatasi a seguito dell’introduzione con l’art. 15 del D.Lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii. delle misure generali di tutela che riconoscono di fondamentale importanza le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso e dal D.M. 18 Marzo 2011 che obbliga l’uso dei DAE stabilendone i criteri e le modalità di diffusione ed i requisiti minimi necessari al loro utilizzo.
In questo articolo verranno analizzati gli aspetti principali, i rischi collegati al mancato primo soccorso e quali sono le prescrizioni di legge secondo il TUSL e la normativa vigente da osservare.

Cos’è un DAE e qual è il suo utilizzo

La sigla DAE significa “Defibrillatore Semi-Automatico Esterno”, ed è un dispositivo in grado di riconoscere automaticamente la fibrillazione e la tachicardia ventricolare esonerando l’operatore da tale compito e di defibrillare su comando somministrando una scarica elettrica alla persona che ha subito un arresto cardiaco.
Il funzionamento del DAE avviene per mezzo dell’applicazione di elettrodi in placche adesive sul torace del paziente. A seguito dell’applicazione strategica di tali elettrodi, il dispositivo controlla il ritmo cardiaco e se necessario si carica e si predispone per la scarica avvertendo l’operatore di premere un pulsante per erogare quest’ultima. Dopo ciascuna scarica il defibrillatore si mette in attesa, ripetendo l’analisi del ritmo cardiaco con intervalli regolari e predisponendosi per una nuova scarica se necessario.

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Rischi che si corrono e come poterli limitare

Cartello di segnalazione della presenza del Defibrillatore Semi-Automatico Esterno

Cartello di segnalazione della presenza del Defibrillatore Semi-Automatico Esterno

L’implementazione di un programma di rianimazione cardio-polmonare e di defibrillazione precoce entro 5 minuti dal problema ventricolare dell’assistito, facendo passare la probabilità di sopravvivenza da meno del 5% a oltre il 50%, risulta pertanto essere indispensabile e fondamentale per rafforzare il tema della prevenzione sui luoghi di lavoro. Questo si può attuare attraverso la diffusione e l’uso del defibrillatore semi-automatico esterno a soggetti “laici”, sia sanitari che non sanitari, al di fuori del soccorritore professionista, essendo la ripresa cardio-circolatoria da un Arresto Cardio-Respiratorio (ACR) tempo-dipendente. Si attesta infatti, che per ogni minuto trascorso dall’esordio dalla fibrillazione ventricolare (FV) o tachicardia ventricolare (TV) e la prima defibrillazione, la sopravvivenza del soggetto si riduce del 7-10% in assenza di manovre di rianimazione.
Proprio in merito alla defibrillazione precoce nei luoghi di lavoro, si è espresso il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’INAIL in un FactSheet del 2016, del quale segnaliamo l’intervento relativo ai fattori lavorativi che contribuiscono ad aggravare le malattie cardiovascolari, tra i quali “il contatto con alcune sostanze (come il monossido di carbonio e il piombo), l’asfissia da inalazione di gas tossici, le condizioni lavorative stressanti, l’esposizione al caldo o al freddo estremi, lo sforzo fisico eccessivo ed i fattori di rischio professionali come l’elettrocuzione, che portano alla fibrillazione ventricolare e quindi all’arresto cardiaco”.
La presenza di DAE nei luoghi di lavoro e la contestuale formazione di personale addestrato all’uso di questi ultimi ed alla rianimazione cardio-polmonare migliorano l’outcome a medio (dismissione dall’ospedale) e lungo termine (sopravvivenza a un anno e 5 anni), creando le figure dei “First Responders”, ovvero cittadini comuni che possono dare una prima risposta di supporto durante un ACC (Arresto Cardio-Circolatorio) riducendo così la morte improvvisa per malattie cardiovascolari.

Quali indicazioni ci fornisce la normativa relativa la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro
L’attuale normativa relativa alla Sicurezza sui Luoghi di Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii.) non prevede la dotazione di defibrillatori semi-automatici esterni da parte delle aziende, ma l’obbligo di formazione del personale al primo soccorso, confermando l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di personale addestrato e di dispositivi idonei a tutelare al meglio la salute dei lavoratori, considerando le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso uno degli elementi portanti della gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tanto da inserirle nell’ambito delle misure generali di tutela (art. 15 del D.Lgs. n. 81/2008) e conferendo al datore di lavoro un ruolo cardine nella valutazione del pericolo consultato il medico competente e nel prendere i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza (art. 45 del D.Lgs. n. 81/2008).

“Clicca questo link per approfondire i compiti e le responsabilità del medico competente”

Normativa vigente che regola i criteri e le modalità di diffusione dei DAE
La materia in riguardo è disciplinata dalla Legge n. 120 del 3 Aprile 2001, la quale nella XIV legislatura, è stata oggetto di due interventi di modifica: essa è stata infatti novellata una prima volta dall’articolo n. 1 della Legge n. 69 del 15 Marzo 2004, con la quale si è estesa la possibilità di utilizzare i defibrillatori in sede intra ed extraospedaliera a tutto il personale debitamente addestrato, anche non medico e non sanitario e successivamente dall’articolo n. 39‐vicies quater del Decreto Legge n. 273 del 30 Dicembre 2005, convertito con modificazioni, dalla Legge n. 51 del 23 Febbraio 2006, disponendo che la formazione del personale sanitario non medico e del personale non sanitario possa essere svolta anche da organizzazioni medico scientifiche senza scopo di lucro nonché dagli enti operanti nel settore dell’emergenza sanitaria.
Col crescente interesse e riconoscimento da parte del Ministero della Salute che la fibrillazione ventricolare è causa rilevante di decessi sull’intero territorio nazionale e che la defibrillazione precoce rappresenta il sistema più efficace per garantire le maggiori percentuali di sopravvivenza, col D.M. 18 Marzo 2011 “Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni di cui all’articolo 2, comma 46, della legge n. 191/2009” si è provveduto all’individuazione dei criteri e delle modalità per favorire la diffusione di defibrillatori semiautomatici, confermando le indicazioni contenute nel documento approvato con l’accordo Stato-Regioni del 27 Febbario 2003 “Linee guida per il rilascio dell’autorizzazione all’utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori semiautomatici” con cui si è inteso promuovere la realizzazione di programmi regionali per la diffusione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), indicando i criteri per l’individuazione dei luoghi, degli eventi, delle strutture e dei mezzi di trasporto dove deve essere garantita la disponibilità dei DAE, nonché le modalità della formazione degli operatori addetti.

Col D.M. 18 Marzo 2011 vengono infatti fissati i requisiti minimi per ogni DAE, stabilendo che ogni dispositivo deve essere predisposto per poter effettuare l’analisi automatica dell’attività elettrica del cuore d’una persona vittima di un arresto cardiocircolatorio al fine di interrompere una fibrillazione o tachicardia ventricolare, il caricamento automatico con shock esterni trans-toracici ripetuti a intervalli di tempo pre-programmati in accordo con le linee guida e non modificabili dagli utilizzatori non medici e la registrazione dei tratti elettrocardiografici realizzati e dei dati di utilizzazione dell’apparecchio. Viene inoltre disposto in via prioritaria che devono essere dotati di DAE obbligatori durante lo svolgimento delle loro attività:
– Mezzi di soccorso sanitario a disposizione del sistema di emergenza territoriale 118;
– Mezzi di soccorso sanitario appartenenti alle organizzazioni di volontariato, alla croce rossa italiana ed al dipartimento della protezione civile;
– Mezzi aerei e navali adibiti al soccorso e al trasporto degli infermi;
– Ambulanze di soggetti pubblici e privati che effettuano servizio di assistenza e trasporto sanitario;
– Società Sportive sia professionistiche che dilettantistiche e all’interno di impianti sportivi, secondo quanto previsto dal Decreto Legge Sanità n. 158 del 13 Settembre 2012;
Di valutare la presenza nelle aree ad alto rischio come le strutture industriali ed i luoghi di lavoro:
– nelle aree dove sono presenti apparecchi elettrici;
– nei luoghi di lavoro all’aperto, dove possono cadere fulmini o dove si lavora su linee elettriche;
– in zone isolate dove è più difficile far arrivare i soccorsi come impianti di perforazione, cantieri di costruzione, piattaforme marine ecc.;
– in luoghi di transito o permanenza di molte persone.
E nelle aree con particolare afflusso di pubblico come:
– Luoghi isolati e zone disagiate;
– Strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali e semi-residenziali autorizzate, poliambulatori, ambulatori dei medici di medicina generale;
– Auditorium, cinema, teatri, parchi divertimento, discoteche, sale gioco e strutture ricreative, stadi, centri sportivi;
– Grandi e piccoli scali per mezzi di trasporto aerei, ferroviari e marittimi, strutture industriali;
– Centri commerciali, ipermercati, grandi magazzini, alberghi, ristoranti;
– Stabilimenti balneari e stazioni sciistiche; strutture sede di istituti penitenziari, istituti penali per i minori, centri di permanenza temporanea e assistenza; strutture di enti pubblici: scuole, università, uffici; postazioni estemporanee per manifestazioni o eventi artistici, sportivi, civili, religiosi;
– Farmacie;
– Ambito domiciliare, per quanto riguarda il domicilio di pazienti potenzialmente a rischio di morte cardiaca improvvisa.

La riduzione del premio INAIL per prevenzione alle aziende che adottano il DAE
Negli ultimi tempi inoltre, per sostenere e sensibilizzare la diffusione dei DAE nelle aziende, l’INAIL riconosce la messa a disposizione di quest’ultimi e la relativa formazione BLS-D (Basic Life Supporta and Defibrillation) come intervento di miglioramento che consente di ottenere la riduzione del premio INAIL per mezzo del modello OT 24. I corsi di formazione devono essere effettuati da Centri di Formazione Accreditati dalle singole regioni secondo specifici criteri e sono svolti in conformità alle Linee Guida nazionali del 2003 così come integrate dal D.M. 18 Marzo 2011, con l’obbligo dell’attività di retraining ogni 2 anni del personale formato, con lo scopo principale di garantire che quest’ultimo possa utilizzare i DAE e comprendere l’addestramento teorico-pratico alle manovre di BLS-D con particolare riferimento al D.M. n. 388/2003 “Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale,in attuazione dell’articolo 15,comma 3, del D.lgs 19 Settembre 1994, n. 626, e ss.mm.ii.”.

Marcatura CE e verifica dei requisiti operativi del DAE
Occorre infine precisare che tutti i dispositivi devono essere omologati con marcatura CE regolata dalla Direttiva 93/42/CEE ed attuata in Italia dal D.Lgs. n. 46/1997 e che per garantire il corretto funzionamento:
– Ogni 1-2 anni deve essere aggiornato il software che modifica la forma d’onda e l’intervallo di analisi tra uno shock elettrico e l’altro;
– Ogni 4-5 anni deve essere sostituita la batteria (non ricaricabile) e gli elettrodi;
– Con cadenza annuale, l’ASL verifica la presenza dei requisiti per tenere operativo un DAE.

“Clicca questo link per approfondire la Direttiva 93/42/CEE, concernente i dispositivi medici”

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