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Dispositivi di protezione individuale: i respiratori a filtro

I respiratori filtranti sono maschere necessarie per proteggersi dalle polveri

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I respiratori filtranti, anche detti “a filtro”, sono dispositivi di protezione individuale che possono essere utilizzati nel caso di presenza di atmosfera contaminata purché vi sia una sufficiente concentrazione di ossigeno; in base al principio di funzionamento, possono essere classificati in tre grandi famiglie:
non assistiti: l’aria viene forzata a passare attraverso il filtro dal solo atto inspiratorio;
a ventilazione assistita: l’aria viene fatta passare attraverso il filtro mediante un elettroventilatore e poi convogliata all’interno del facciale;
a ventilazione forzata: l’aria viene filtrata e convogliata tramite un elettroventilatore all’interno della maschera a cappuccio (non stagna) indossata dall’operatore (questo sistema è totalmente inefficace a elettroventilatore spento).

Su questa classificazione di carattere generale sussistono in realtà non poche discordanze interpretative e in letteratura (pubblicata da produttori e autori indipendenti) non è infrequente imbattersi in criteri di classificazione differenti e in definizioni delle varie tipologie di DPI non univoche e soprattutto non sempre ortodosse. Ad esempio, a volte viene ricompresa nella tipologia della filtrazione a “ventilazione assistita” anche quel quella caratterizzata da mandata con aria proveniente da un compressore esterno (che alcuni ricomprendono invece nella “ventilazione forzata”) e che, a rigore, se non è presente un gruppo filtrante, andrebbe invece classificata tra i protettori di tipo isolante.

Respiratori filtranti: classificazione secondo il potere filtrante
Ciò che accomuna, in tutti i casi, la filtrazione assistita e quella forzata (come più comunemente inteso) è la presenza di un filtro di purificazione e di un servo-ventilatore che induce l’aria ad attraversare il filtro riducendo lo sforzo d’inspirazione da parte dell’operatore.

I respiratori filtranti sono anche classificabili in tre categorie in base al proprio potere filtrante:
• idonei a proteggere dalle polveri (antipolvere);
• idonei a proteggere dai gas (antigas);
• idonei a proteggere da una combinazione di gas e polveri (combinati).
In generale, i filtri cosiddetti “antipolvere” sono efficaci per la protezione da polveri, fibre, fumi e nebbie, mentre i filtri “antigas” sono idonei a proteggere da gas e vapori.

I più diffusi respiratori filtranti sono le mascherine monouso che però proteggono solo dal particolato, ma esistono anche maschere filtranti semifacciali e facciali sia per la protezione dalle polveri che dai gas.

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Mascherina filtrante per particolato (Fonte: Moldex)

Nei filtri a cartuccia, il principio di filtrazione è generalmente costituito da una combinazione tra un sistema meccanico e uno elettrostatico; a seconda della “classe” di appartenenza, l’efficienza filtrante può variare tra il 78 e il 98% e in alcuni casi è anche più alta.

Fig181-2

Efficienza filtrante per classe di appartenenza

I facciali filtranti riportano anche le sigle S e SL:
• S = filtri per polveri e nebbie a base acquosa;
• SL = filtri per polveri e nebbie a base organica (nebbie oleose).

Sovente, le indicazioni sulle caratteristiche dei filtri non si riferiscono all’efficienza filtrante (espressa in %), ma vengono espresse tramite il fattore di protezione nominale (FPN). Questo fattore indica il rapporto tra la concentrazione del contaminante nell’ambiente esterno (Cest) e la sua concentrazione all’interno del facciale (Cint), cioè:

FPN = Cest /Cint = 100/(100 – efficacia filtrante in %)

Questo indicatore è assai pratico in quanto, conoscendo la concentrazione in ambiente dell’inquinante e il TLV-TWA, è immediato determinare il FPN minimo necessario e quindi scegliere il respiratore appropriato poiché, in definitiva:

Cest/TLV – TWA = FPNmin

Poiché neppure il FPN rappresenta l’effettivo valore da tenere in considerazione, essendo determinato in laboratorio, esso può differire dall’effettivo valore in ambiente di lavoro e viene così introdotto un fattore di protezione operativo (FPO) maggiormente cautelativo e rispondente alla realtà. Questo fattore viene definito in relazione allo standard EN 10720.

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