Dispositivi di protezione individuale: le varie tipologie di DPI | Ingegneri.info

Dispositivi di protezione individuale: le varie tipologie di DPI

Elmetti, guanti, caschi, otoprotettori e tanto altro: una panoramica di tutte le principali tipologie di Dispositivi di protezione individuale

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Rientra nella definizione di DPI qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la salute o la sicurezza durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
Si intende quindi per dispositivo di protezione individuale:
– l’insieme costituito da componenti diversi, collegati ad opera del costruttore, destinato a tutelare la persona da uno o più rischi simultanei;
– l’insieme costituito da un DPI collegato, anche se in modo da poterne essere separato, ad un componente non specificamente destinato alla protezione della persona che lo indossi o lo porti con sè;
– i componenti intercambiabili di un DPI, utilizzabili esclusivamente quali parti di quest’ultimo e indispensabili per il suo corretto funzionamento;
– i sistemi di collegamento di un DPI ad un dispositivo esterno, commercializzati contemporaneamente al DPI, anche se non destinati ad essere utilizzati per l’intero periodo di esposizione a rischio.
Le principali normative di riferimento sono quelle fissate dai decreti legislativi nn. 475/1992 e 81/2008 e dal regolamento Parlamento europeo 9 marzo 2016, n. 2016/425/UE.
Dopo aver fatto il punto sulle principali novità in materia, passiamo in rassegna quelli che sono i dispositivi di protezione individuale più utilizzati dai lavoratori.

Distinzioni e normativa di riferimento
In ordine agli indumenti utilizzati dai lavoratori nell’espletamento delle proprie mansioni, appare opportuno ricordare quanto disposto dalla circolare del Ministero del lavoro 29 aprile 1999, n. 34. Non sempre, infatti, risulta agevole stabilire se gli indumenti di lavoro utilizzati potessero considerarsi o meno come veri e propri dispositivi di protezione individuale ed essere soggetti, conseguentemente, alla particolare disciplina prevista dalla legislazione prevenzionistica.
La circolare suddetta, a tal proposito, distingue tra le ipotesi in cui l’abbigliamento assolve ad una funzione distintiva di appartenenza aziendale – ad esempio uniforme o divisa – o di mera preservazione degli abiti civili dalla ordinaria usura connessa all’espletamento dell’attività lavorativa da quelle in cui gli stessi indumenti assicurano una reale protezione dai rischi per la salute e la sicurezza (ad esempio gli indumenti fluorescenti che segnalano la presenza di lavoratori a rischio di investimento o quelli atti ad evitare il contatto con sostanze nocive, tossiche, corrosive o con agenti biologici). Soltanto in quest’ultimo caso appare corretto considerare detti indumenti come dispositivi di protezione individuale propriamente detti ai sensi dell’art. 74 del D.Lgs. n. 81 del 2008.
Ricordiamo i principali provvedimenti di riferimento:
decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475 (Attuazione della direttiva CEE n. 89/686 in materia di riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale);
decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro)
Art. 29 (Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi)
Art. 59 (Sanzioni per i lavoratori)
Art. 74 (Definizioni)
Art. 75 (Obbligo d’uso)
Art. 77 (Obblighi del datore di lavoro)
Art. 78 (Obblighi dei lavoratori)
Art. 79 (Criteri per l’individuazione e l’uso)
Art. 87 (Sanzioni a carico del datore di lavoro)
Allegato VIII (Attrezzature di protezione individuale);
– regolamento Parlamento europeo 9 marzo 2016, n. 2016/425/UE (sui dispositivi di protezione individuale e che abroga la direttiva 89/686/CEE del Consiglio).
Alla luce del quadro vigente, ecco la nostra panoramica di riferimento sul tema dei dispositivi di protezione individuale (DPI). In questo articolo parleremo di:
– Elmetti, caschi e cuffie
– Guanti
– Indumenti anticalore
– Occhiali, visiere e schermi
– Otoprotettori
– Dispositivi di protezione individuale (DPI) delle vie respiratorie
– Scarpe di sicurezza
– Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto.

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Elmetti, caschi e cuffie
Gli “elmetti” ed i “caschi” sono copricapi a coppa, generalmente di materiale plastico resistente (policarbonato termoplastico) o rinforzato (fibra di vetro) o metallico (alluminio o altra lega leggera) usati come protezione della testa dall’impatto e dalla caduta di oggetti.
Sono destinati a proteggere le zone parietali, la sommità del capo e la nuca, quindi la parte della testa compresa al di sopra di un piano orizzontale di riferimento (basic-plane) delimitato dalle linee congiungenti la sommità del condotto uditivo esterno con il bordo inferiore dell’orbita.
Le “cuffie” sono invece copricapi semplici, destinati per lo più ad avvolgere i capelli sia per motivi igienici (alimentaristi) che di sicurezza, proteggendoli da contatti accidentali con macchinari.

Guanti
Si definiscono “di protezione” particolari tipi di guanti, in possesso delle caratteristiche indicate dal D.Lgs. n. 475/1992 ed idonei ad evitare danni da incidenti elettrici, meccanici, traumi o insulti chimici, assorbimento di tossici per via cutanea, lesioni da agenti fisici di rischio (radiazioni, vibrazioni, freddo, calore).

Indumenti anticalore
Per “indumenti anticalore” si intendono i dispositivi di protezione individuale che forniscono una protezione dai rischi da esposizione a fonti di calore. Rientrano in questa categoria cappucci, guanti, grembiuli, ghette, copriscarpe, vestaglie e tute realizzate in tessuto Kevlar-vetro alluminizzato.

Occhiali, visiere e schermi
Gli “occhiali”, insieme agli “schermi” ed alle “visiere”, sono i più importanti dispositivi di protezione individuale (DPI) degli occhi contro i rischi elettrici, meccanici (poveri, trucioli, schegge), ottici (raggi UV ed IR, laser), chimici (vapori, nebbie e fumi, soluzioni acide ed alcaline) e termici (il freddo può causare lacrimazione protratta, il calore può provocare infiammazioni o ustioni), generalmente tra loro variamente associati nella maggior parte dei luoghi di lavoro (saldatura, fotocomposizione, laboratori, industria metalmeccanica e del legno in particolare).
Gli schermi sono generalmente utilizzati per lavori di saldatura o in prossimità di masse incandescenti per brevi periodi, portati a mano dallo stesso lavoratore oppure, se fissi, sono posizionati davanti al pezzo su cui lavorare.
Le visiere, più comode degli schermi, sono generalmente integrate da un elmetto di protezione ed abbassate in caso di lavorazioni a rischio. Visiere e schermi proteggono, oltre agli occhi, anche il volto dell’operatore.

Otoprotettori
I mezzi di protezione auricolare rappresentano una soluzione efficace per la protezione dei lavoratori dal danno provocato dal rumore ambientale (ipoacusia) quando i mezzi tecnici sulle sorgenti di rumore non sono sufficienti a proteggere i lavoratori.
Possiamo distinguere i mezzi di protezione individuale dividendoli in due categorie:
– mezzi ad inserimento;
– cuffie auricolari e caschi.
Inserti auricolari
Si tratta di protettori auricolari che vengono inseriti nel meato acustico esterno oppure posti nella conca del padiglione auricolare per chiudere a tenuta l’imbocco del meato acustico esterno. Talvolta sono provvisti di un cordone o di un archetto di interconnessione. Gli inserti auricolari si suddividono in due categorie:
– inserti monouso: destinati ad essere utilizzati una sola volta;
– inserti riutilizzabili: destinati ad essere utilizzati più volte.
Gli inserti auricolari possono essere prestampati, modellabili, realizzati su misura e con archetto.
Gli inserti auricolari prestampati possono essere facilmente inseriti nel meato acustico esterno senza dover essere precedentemente modellati. Gli inserti auricolari prestampati sono solitamente prodotti in materiali morbidi quali ovatta minerale, silicone, gomma o plastica. Sono disponibili in più taglie.
Gli inserti modellabili dall’utilizzatore sono fabbricati in materiali comprimibili che l’utilizzatore modella prima di inserirli nei meati acustici esterni. Dopo l’inserzione, questi inserti auricolari spesso si espandono e formano una chiusura ermetica nei meati acustici esterni.
Si tratta di inserti auricolari normalmente di materiale plastico modellato su un’impronta dei meati acustici esterni del portatore.
Gli inserti auricolari con archetto sono solitamente inserti auricolari di silicone, gomma o materie plastiche morbide sospesi su un archetto di sostegno. Essi vengono inseriti o posti all’imbocco del meato acustico esterno in modo da chiuderlo a tenuta.

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Cuffie
Le cuffie sono costituite da conchiglie che coprono le orecchie e creano un contatto ermetico con la testa per mezzo di cuscinetti solitamente riempiti con liquido o espanso. Le conchiglie sono solitamente rivestite con materiale fonoassorbente. Esse sono collegate da una fascia di tensione (archetto di sostegno), solitamente di metallo o di plastica. Talvolta è prevista una cinghia di sostegno flessibile su ciascuna conchiglia o sull’archetto di sostegno in prossimità delle conchiglie. Detta cinghia di sostegno serve a sostenere le conchiglie quando l’archetto di sostegno è indossato dietro alla testa o sotto il mento. Alcune cuffie hanno una conchiglia destinata solo all’orecchio sinistro e un’altra conchiglia destinata solo all’orecchio destro. Le cuffie sono disponibili in una gamma di taglie “normale” e in una gamma di taglie “limitata”.
Le cuffie di taglia “normale” sono destinate a coprire la maggior parte delle dimensioni delle teste esistenti tra i lavoratori europei.
Le cuffie della gamma di taglie “limitata” sono concepite per adattarsi a dimensioni speciali. Esse possono essere disponibili nella taglia “piccola” o “grande”.
Le cuffie sono disponibili con archetti di sostegno che passano sopra alla testa, dietro la nuca, sotto il mento, sul naso e universali. Le cuffie con archetto di sostegno dietro alla nuca e sotto il mento consentono di indossare contemporaneamente un elmetto di sicurezza. Gli archetti universali possono essere indossati sulla testa, dietro alla nuca o sotto il mento. Gli archetti universali, gli archetti di sostegno dietro alla nuca e sotto il mento possono essere integrati da cinghie di sostegno che assicurino un adattamento affidabile della cuffia.
Le cuffie montate su elmetto consistono in conchiglie singole collegate a bracci fissati ad un elmetto industriale di sicurezza e sono regolabili in modo da poter essere sistemate sulle orecchie quando è necessario.

Caschi
In condizioni particolari caratterizzate da livelli elevati di rumore (sale prove motori, collaudo di aerei a terra, ecc.), le cuffie possono essere integrate da caschi che, riducendo la trasmissione del rumore attraverso le ossa del cranio, permettono di portare i livelli di rumore entro i limiti di legge.

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Dispositivi di protezione individuale (DPI) delle vie respiratorie
La protezione delle vie respiratorie da agenti chimici (aerosol, gas, vapori) può essere assicurata da APRV (Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie) “isolanti” (indipendenti dall’aria dell’ambiente) o da APRV “a filtro” (dipendenti dall’aria dell’ambiente). Gli APRV isolanti vengono generalmente utilizzati in condizioni di elevato inquinamento, quando occorre proteggere in modo particolare il soggetto e/o quando la percentuale di ossigeno nell’aria dell’ambiente è inferiore o si sospetta possa essere inferiore al 17% (con pericolo di asfissia).
L’acquisizione di conoscenze scientifiche ed il progresso tecnologico hanno permesso, negli ultimi anni, la realizzazione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di particolare interesse, agevolmente utilizzabili ed idonei sotto il profilo della sicurezza. Sostanziali innovazioni sono altresì in atto relativamente alla certificazione delle caratteristiche minime che i dispositivi di protezione individuale devono possedere.

A tal proposito leggi:  Dispositivi di protezione individuale i respiratori a filtro

Scarpe di sicurezza
La “scarpa di sicurezza” è un dispositivo di protezione individuale atto a proteggere i piedi contro le aggressioni esterne (schiacciamento, ustioni da scintille, fluidi caldi o scorie, freddo, perforazioni, vibrazioni) e nel contatto verso il suolo (pericoli di scivolamento nel suolo roccioso o fangoso, su superfici cosparse di olio o grasso o scorie incandescenti) mediante l’impiego di uno o più particolari accorgimenti tecnologici quali l’adozione di puntale d’acciaio e/o di lamina metallica antiperforazione, la predisposizione di particolari rilievi delle suole, di impermeabilizzazione, il conferimento di resistenza al calore, l’adozione di protezione dei malleoli, di un sistema di sfilamento rapido.

Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto
All’origine un dispositivo anticaduta era costituito da una semplice cintura allacciata in vita; e ancora oggi i DPI anticaduta sono nell’uso corrente chiamati cinture, anche se di fatto l’uso di una semplice cintura in vita è di fatto vietato quale dispositivo anticaduta (è però valido come dispositivo di sola trattenuta). Oggi un DPI anticaduta è costituito da una imbracatura con cosciali e bretelle, solidale con una cintura. Tale DPI deve essere collegato a un cordino fisso o altro dispositivo che, a sua volta, sia assicurato, direttamente o mediante una linea di vita a un idoneo ancoraggio fisso che può trovarsi su parti fisse delle opere stabili o provvisionali.
Obiettivo di tale Sistema di Protezione è quello di causare in caso di caduta, all’arresto, un minore trauma all’infortunato, di non ostacolarne la respirazione e di mantenerlo in posizione eretta, rendendogli quindi meglio sopportabile la scomoda posizione in attesa del soccorso e durante il recupero da parte dei soccorritori.

Leggi anche sull’argomento: Lavori in quota la normativa sui sistemi protezione per le cadute dall’alto

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