Quali sono i DPI e rischi correlati in un laboratorio chimico di analisi | Ingegneri.info

Quali sono i DPI e rischi correlati in un laboratorio chimico di analisi

Lavorare in sicurezza è un obbligo ed i lavoratori hanno il diritto di essere informati e salvaguardati da qualsiasi condizione di pericolo

image_pdf

Gli operatori e gli addetti che giornalmente lavorano in un laboratorio chimico, svolgono un’attività impegnativa, che richiede un’attenzione e concentrazione costante, essendo esposti continuamente ad eventuali contatti con sostanze potenzialmente tossiche e nocive.

Lavorare in un laboratorio chimico può essere estremamente pericoloso, per la propria incolumità e per quella degli altri, con rischi quotidiani che impongono la necessità e l’obbligo, per legge, di far fronte al pericolo con misure di prevenzione e protezione speciali che permettano di annullare o ridurre i contatti diretti e le potenziali inalazioni, salvaguardando la salute degli operatori addetti e limitando la possibilità che essi stessi siano possibili vettori di infezione e contaminazione verso terzi e ambienti.

Spesso, la scarsa conoscenza, l’incoscienza, la distrazione e la troppa sicurezza nello svolgimento della propria mansione da parte dell’operatore, sono tra le principali cause che provocano incidenti sul luogo di lavoro, confermando ed evidenziando quanto sia importante l’idoneo comportamento del personale in relazione al lavoro svolto, la giusta conoscenza del luogo di lavoro nel quale si opera, la corretta identificazione e  l’utilizzo dei dispositivi di protezione collettiva ed individuale.

In questa guida, tratteremo il tema in maniera schematica e concreta, analizzando la normativa vigente e proponendo le essenziali regole pratiche, dalle quali non si può prescindere se si vuole lavorare in sicurezza, con l’auspicio di richiamare l’attenzione anche su quegli aspetti che, a causa della dimestichezza e della confidenza con la propria mansione, spesso si tende a sottovalutare o a dare per scontati.

Quali sono i pericoli ed i rischi connessi al lavoro nei laboratori chimici di analisi? Quali le regole pratiche da adottare?

Qualsiasi attività svolta in ambito lavorativo, potrebbe nascondere delle circostanze (pericoli) dalle quali potrebbero scaturire (rischi) delle conseguenze (danni) sia per la sicurezza che per la salute dell’individuo.

Potendo definire il pericolo, quale proprietà, o qualità, o modalità dannosa propria di una macchina, di una attrezzatura di lavoro, di una sostanza, di una mansione lavorativa o dell’ambiente in cui si opera, ed il  rischio (per l’uomo o per l’ambiente) come la situazione che si manifesta quando vi è contemporanea presenza di un pericolo e di qualcuno (uomo) o qualcosa (bene patrimoniale o ambiente naturale) esposto ad esso, quest’ultimo (rischio) lo si può identificare come il prodotto tra la pericolosità (la probabilità che un evento si verifichi in un determinato spazio/tempo) e la magnitudo, cioè la gravità del potenziale danno.

I pericoli presenti all’interno di un laboratorio chimico sono molteplici e distinguibili in due macro-categorie quali l’esposizione ai fattori chimici, fisici e biologici e l’uso di specifici oggetti, apparecchiature e sostanze infiammabili col rischio correlato del probabile inquinamento dell’aria e dell’ambiente di lavoro e l’eventuale esposizione del personale del laboratorio agli inquinanti con la conseguente eventuale compromissione dell’equilibrio biologico di quest’ultimo.

Tra i principali pericoli presenti all’interno di un laboratorio di analisi si hanno quindi, quelli dovuti ai:

  • Fattori chimici: vapori, gas, fumi tossici/nocivi, esplosioni, ustioni;
  • Fattori fisici: rumore, vibrazioni, ultrasuoni, radiazioni ionizzanti (ottiche, microonde), temperatura;
  • Fattori biologici: batteri, miceti e virus;

ed i pericoli connessi all’uso di:

  • Sostanze infiammabili, comburenti, corrosive;
  • Apparecchiature in vetro;
  • Oggetti appuntiti e taglienti;
  • Oggetti surriscaldati o surraffreddati;
  • Apparecchiature elettriche;

Per tutto ciò, coloro che hanno accesso ai laboratori, per poter lavorare in sicurezza, devono essere tenuti a rispettare le seguenti norme di carattere generale:

  • Attenersi scrupolosamente alle procedure operative generali e a quelle specifiche definite dal Responsabile delle attività;
  • Informare tempestivamente il Responsabile delle attività di qualsiasi situazione pericolosa creatasi e del cattivo funzionamento di apparecchiature, dispositivi di protezione collettiva, individuale, e dei dispositivi di emergenza;
  • Non lavorare mai da soli durante le attività che presentino, nel giudizio del Responsabile, un certo grado di pericolosità, soprattutto al di fuori dell’orario di lavoro;
  • Avvertire i colleghi prima di eseguire qualsiasi operazione particolarmente pericolosa;
  • Non avvicinarsi a zone ove si effettuano operazioni pericolose, se non vi è necessità;
  • Rispettare la segnaletica di sicurezza presente;
  • Non tenere nei laboratori quanto non sia strettamente necessario per lo svolgimento delle esperienze (ad es. effetti personali), in particolare materiali ingombranti o facilmente combustibili;
  • Indossare sempre il camice di protezione;
  • Evitare l’uso di camici in materiali sintetici, in particolare se acrilici, in quanto condensano l’elettricità elettrostatica e possono dar luogo a scintille; inoltre, in caso prenda fuoco, il materiale acrilico fonde ed aderisce al corpo dell’infortunato;
  • Indossare sempre gli occhiali di sicurezza in laboratorio;
  • Tenere pulito e in ordine il banco di lavoro, le cappe, gli strumenti e le attrezzature di uso comune;
  • prima di lasciare il laboratorio al termine del lavoro accertarsi che le apparecchiature utilizzate, eccetto quelle necessarie, siano state spente;
  • Osservare le basilari norme igieniche (es. lavarsi le mani alla fine del lavoro, ecc.);
  • Non usare recipienti privi di una chiara etichettatura per la conservazione di sostanze chimiche ed evitare di lasciare in laboratorio materiale non identificabile;
  • Non usare recipienti o apparecchiature da laboratorio (es. frigoriferi) come contenitori di sostanze alimentari;
  • Non fumare, in quanto può essere causa di incendi;
  • Non mettersi lenti a contatto, poiché possono essere causa di un accumulo di sostanze nocive e, in caso di incidente, possono peggiorarne le conseguenze o pregiudicare le operazioni di primo soccorso;
  • Indossare scarpe chiuse (non indossare sandali o scarpe traforate) e, per talune operazioni (es. travaso, spostamento di materiale pesante), scarpe di sicurezza;
  • Raccogliere dietro la nuca i capelli lunghi;
  • Raccogliere, separare e smaltire in modo corretto i rifiuti chimici: non scaricare rifiuti nei lavandini.

La normativa vigente ed i dispositivi di protezione individuale (DPI)

Il Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Lavoro D.Lgs. n. 81/2008 è il pilastro portante della sicurezza sui luoghi di lavoro. Subentrato all’ex D.Lgs. n. 626/1994, ed integrato e modificato dal D.Lgs. n. 106/2009 garantisce la tutela dei lavoratori in materia di salute e sicurezza negli ambienti lavorativi, sancendo l’obbligo per il datore di lavoro di effettuare l’analisi dei rischi di natura chimica, fisica e biologica associati alle mansioni lavorative, alle macchine, alle attrezzature e alle sostanze utilizzate o comunque presenti nell’ambiente di lavoro e di attuare prioritariamente misure di prevenzione eliminando (o comunque riducendo al minimo possibile) i rischi connessi con l’attività lavorativa (ovvero minimizzando la presenza di pericoli e/o l’esposizione dei lavoratori) ed attuando secondariamente le necessarie misure di protezione (collettive e individuali) contro gli ineliminabili rischi residui.

Tra quest’ultime, vi sono i dispositivi di protezione individuale (DPI), quali attrezzature destinate ad essere indossate dal lavoratore per proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro.

Definiti infatti, dal D.Lgs. n. 81/2008, Titolo III, Capo II, Art. 74, come “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggere contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la propria sicurezza o la salute durante il lavoro, nonchè ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo“, i dispositivi di protezione individuale (DPI) secondo l’art. 76 del Testo Unico devono:

  • essere conformi alle norme di cui al D.Lgs. n. 475/1992 e ss.mm.ii.;
  • essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sè un rischio maggiore;
  • essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
  • tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
  • poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità;
  • essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti, in caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI.

In relazione allo specifico settore, alle fonti di rischio che da esso derivano, alla normativa vigente di seguito elencata:

  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;
  • D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106Disposizioni integrative e correttive al decreto 9 aprile 2008 n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;
  • D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 230Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti“;
  • D.Lgs. 26 maggio 2000, n. 241Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti“;

ed agli organi bersaglio in relazione alle mansioni svolte quali occhi, vie respiratorie, apparato gastrointerinale e apparato urinario, le dotazioni di sicurezza da predisporre e utilizzare all’interno di un laboratorio chimico dovranno essere atte alla protezione di mani, occhi e viso, del corpo e delle vie respiratorie.

I DPI da utilizzare in un laboratorio chimico di analisi

Essendo note le particolari attività svolte all’interno di un laboratorio chimico di analisi, tra le prime dotazioni di sicurezza vi è la necessità di utilizzare dei dispositivi di protezione per:

  • le mani atte a proteggere gli arti superiori da allergie, calore, gelo, agenti chimici e patogeni;
  • gli occhi e il viso con lo scopo di proteggere l’operatore da spruzzi, gocce, polveri e gas;
  • il corpo in relazione all’eventuale esposizione a sostanze corrosive;
  • le vie respiratorie atte alla protezione da gas e vapori o da polveri, fibre, fumi e nebbie.

Per la protezione delle mani, dovranno dunque essere predisposti dei guanti che garantiscano un’ottima impermeabilità ai liquidi, un’adeguata resistenza alla permeazione delle sostanze e una buona resistenza alle abrasioni. E’ obbligatorio indossare i guanti per qualsiasi procedura che comporti il rischio accidentale di contatto con sangue, animali o altro materiale di laboratorio infetto. Quest’ultimi devono essere indossati immediatamente prima di eseguire manipolazioni rischiose per un periodo massimo di 30 minuti e devono essere tolti immediatamente dopo la fine dell’operazione e dovendo, una volta rimossi, lavarsi accuratamente le mani, ricordando che, se ne viene fatto un uso improprio si può incorrere in gravi rischi.

Regolati dalla normativa EN 374 1-2-3, i guanti presenti sul mercato ed utilizzabili possono essere di diversi materiali. Secondo la mansione svolta e l’esposizione ai fattori di pericolo, i guanti si distinguono in:

Guanti in lattice naturale Guanti in neoprene Guanti in nitrile Guanti in PVC
Punti di forza Flessibilità, resistenza allo strappo e a numerosi acidi e chetoni. Resistenza chimica polivalente e buona resistenza alla luce solare e ozono. Ottima resistenza all’abrasione, alla perforazione e ai derivati da idrocarburi. Buona resistenza agli acidi e alle basi.
Precauzioni d’uso Evitare il contatto con oli, grassi e derivati da idrocarburi. Evitare il contatto con solventi, chetoni e acidi ossidanti. Debole resistenza meccanica.

Evitare il contatto con solventi aromatici e chetoni.

Per la protezioni di occhi e viso, in relazione alla fonte di rischio e la possibile esposizione dell’operatore a spruzzi, gocce, polveri e gas, i dispositivi da predisporre sono regolati dalla normativa EN 165 -166 e variano dagli occhiali con protezioni laterali o maschere facciali di sicurezza, a visiere, occhiali a mascherina antiacido e visiere per criogenia.

Riguardo la protezione del corpo possono essere predisposti camici, camici monouso o grembiuli. Di diversi tipi e materiali, nel caso di laboratori biochimici, i camici da laboratorio potranno essere in polietilene o altri materiali purchè rispondenti alla normativa EN 340. In ogni caso, sono sconsigliati i camici con apertura sul davanti perché non garantiscono una protezione adeguata e quelli in fibra sintetica perché non sopportano le alte temperature e quindi sono difficilmente sterilizzabili. L’operatore è comunque tenuto a cambiarsi quando inizia operazioni a rischio e ogni qualvolta entri in un laboratorio con livello di contenimento 3. I camici preferibili sono quelli con chiusura sul dietro, impermeabilizzati sul davanti, con chiusure ad elastico dei polsini. Inoltre nei laboratori dove si utilizzano microrganismi di gruppo 3 si devono utilizzare tute monouso, copriscarpe, cuffia, mascherina e occhiali in modo da garantire una totale copertura dell’operatore. Ogni qualvolta si effettuano operazioni a rischio è vietato l’utilizzo di calzature aperte o coi tacchi.

Altro si deve infine, per la protezione delle vie respiratorie. Individuati infatti, gli agenti ed i fattori di rischio, la protezione delle vie respiratorie, può avvenire tramite respiratori isolanti, quali apparecchiature indipendenti dall’aria dell’ambiente ed utilizzati in condizioni di elevato inquinamento con percentuale di ossigeno nell’aria inferiore al 17% ed respiratori a filtro, caratterizzati per l’appunto, dalla presenza di un filtro composto da carbone attivo trattato e specifico per gas e vapori o polveri, fibre, fumi e nebbie.

Rispondenti entrambi ai criteri di ergonomia, non dovendo limitare il campo visivo e dovendo essere innocui, leggeri e solidi, devono coprire tutto il viso.

I DPI a filtro, filtrando l’aria presente rimuovono le sostanze pericolose e inquinanti. Sono meno efficaci dei respiratori isolanti e vanno usati per un tempo più limitato e quando si è sicuri di quale sostanza pericolosa è presente nell’ambiente di lavoro. Suddivisi in DPI antipolvere, DPI antigas (o vapori) e DPI misti e scelti in base alla concentrazione della sostanza dalla quale bisogna proteggere l’operatore ed ai gradi di capacità filtrante stabiliti, i filtri antigas ed i filtri antipolvere sono regolati rispettivamente dalle normative EN 141 ed EN 143-149.  Per tutti il funzionamento può essere o di tipo con ventilazione assista (aria convogliata dentro il filtro e poi verso  il respiratore da un ventilatore) o di tipo con ventilazione non assistita (l’aria passa attraverso il filtro con l’atto respiratorio).

Per quanto riguarda i DPI antipolvere, si hanno le seguenti sigle di identificazione:

  • FFP= facciali filtranti (norma CEE – EN 149)
  • P= antipolvere (norma CEE – EN 143)

Ne derivano così tre diverse classi di protezione:

  • FFP1/P1  – efficienza fino al 78%
  • FFP2/P2  – efficienza fino al  92%
  • FFP3/P3  – efficienza fino al 98%
Es. Respiratori con filtri antipolvere

Es. Respiratori con filtri antipolvere

I DPI antigas invece, sono suddivisi in categorie sulla base della loro efficacia e durata. Questi parametri variano al variare delle percentuali di inquinante e/o contaminante presente nell’ambiente.

I filtri per le maschere facciali e semimaschere sono di vari tipi e molti di essi hanno carbone attivo in grado di reagire con le sostanze presenti. eccone alcuni:

  • Tipo A= in presenza di gas e vapori organici (colore marrone)
  • Tipo B= in presenza di gas e vapori inorganici (colore grigio)
  • Tipo E= in presenza di gas e vapori acidi (colore giallo)
  • Tipo K= in presenza di ammonio derivati (colore verde)

Per ognuno di questi esistono tre classi di capacità

  • classe 1 = piccola capacità
  • classe 2 = media capacità
  • classe 3 = alta capacita

I facciali filtranti in genere non necessitano di manutenzione mentre le maschere, semimaschere e autorespiratori per mantenersi efficienti  hanno bisogno di manutenzione dettagliata e scrupolosa. Le istruzioni per la manutenzione sono contenute nei foglietti di fabbrica allegati ai DPI. Dopo ogni utilizzo va fatta la pulizia dei bordi con acqua e detergente e poi il DPI va riposto nell’apposita custodia e comunque sia, i DPI per le vie respiratorie, se non monouso, vanno sempre controllati e sostituiti in caso di rottura delle parti, fessure e crepe.

Approfondisci il tema sui DPI, sulla normativa vigente e le varie tipologie di dispositivi di protezione individuale presenti

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Quali sono i DPI e rischi correlati in un laboratorio chimico di analisi Ingegneri.info