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DVR agricoltura: i responsabili della sicurezza in un’azienda agricola e i rischi

Il Documento di valutazione dei rischi di un’azienda agricola e le sue specificità, dalle tipologie di lavoratore coinvolte ai rischi

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La pianificazione della sicurezza sul lavoro nel settore agricolo presenta diversi elementi di notevole complessità. Parliamo di un ambito nel quale generalmente coesistono diversi processi produttivi, ognuno con il proprio sistema di coltivazione, ma anche di un’attività che dai campi passa spesso alla vendita diretta piuttosto che al ramo didattico e turistico. Con questi presupposti quindi, il DVR (Documento di valutazione dei rischi) di un’azienda agricola non risulta essere di facile elaborazione. Noi proviamo a darvi qualche buona indicazione per la sua stesura ma se volete approfondire ulteriormente l’argomento, vi consigliamo di leggere la Guida alla redazione del DVR – Documento di valutazione dei rischi

L’organizzazione della sicurezza nel settore agricolo
Il DVR – Documento di valutazione dei rischi – deve riportare l’elenco di tutte le figure deputate alla tutela della sicurezza dei dipendenti. Il D.Lgs. n. 81/2008 fissa per il datore di lavoro due obblighi non delegabili: redigere il DVR e nominare un RSPP (Responsabile del servizio prevenzione e protezione). I ruoli di datore di lavoro e di RSPP possono essere svolti anche dalla stessa persona ma solo se questi è in possesso dei requisiti formativi necessari e solo se in azienda sono presenti un massimo di 10 lavoratori.
A questo proposito va sottolineato come generalmente l’inquadramento professionale dei soggetti che svolgono l’attività agricola sia spesso dei più svariati: imprese a conduzione familiare, cooperative di agricoltori, contoterzisti o manodopera occasionale non specializzata. Motivo per il quale, conteggiare le effettive maestranze impiegate, non è sempre un compito agevole. In questo senso vi proponiamo una tabella che potrebbe esservi di aiuto.

Tipologia E’ un lavoratore a tutti gli effetti?
Socio lavoratore di cooperativa o società Si, il D.Lgs. n. 81/2008 equipara i soci lavoratori di cooperative o società, che prestino la loro attività per conto della società, ai lavoratori subordinati.
Collaboratore familiare No, ai sensi dell’art. 230-bis del c.c., a condizione che prestino in modo continuativo la propria attività nella famiglia o nell’impresa familiare, sono considerati collaboratori dell’imprenditore: il coniuge, i parenti entro il 3° grado e gli affini entro il 2° grado.
Compagno/a-convivente Si, non rientra nella definizione di “collaboratore familiare” di cui nell’esempio precedente.
Manodopera occasionale No, prestazioni svolte in modo meramente occasionale o ricorrente di breve periodo, a titolo di aiuto, mutuo aiuto, obbligazione morale senza corresponsione di compensi, salvo le spese di mantenimento e esecuzione dei lavori, sono da escludersi dal computo dei lavoratori.

Tabella 1 – Conteggio dei lavoratori

Altri compiti che il datore di lavoro è obbligato a svolgere (ma questa volta può delegare) sono la nomina degli addetti al primo soccorso, degli addetti antincendio e quella del Medico Competente. In particolare, la decisione di attivare la sorveglianza sanitaria va sempre presa a seguito della valutazione dei rischi e prima della stesura del DVR ma, data l’entità dei potenziali pericoli connessi con l’attività agricola, è solitamente raccomandabile. Per ulteriori informazioni su questo tema si segnala l’articolo: Il medico competente: compiti e responsabilità
L’elezione del RLS (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) non riguarda invece il datore di lavoro ma i soli dipendenti. Egli ha infatti l’onere di dare voce alle eventuali problematiche riscontrate dai suoi colleghi in materia di sicurezza e deve essere consultato preventivamente alla redazione del DVR – Documento di valutazione dei rischi.

L’esame dei rischi in un’azienda agricola
Come detto in precedenza, in questo settore, i potenziali rischi sono tali e tanti che è difficile riuscire a censirli tutti. Possiamo però dividerli nelle seguenti tipologie:
– Rischi presenti negli ambienti
In agricoltura i principali luoghi di produzione sono il pieno campo (all’aperto e costituito spesso da ettari di superficie, eccessivi dislivelli o terreni franosi), le aree di coltivazioni protette (ortofloricola e vivaistica in serra), le aree di trasformazione (officine, cantine, stalle, essiccatoi, zone di prima lavorazione) a cui vanno aggiunti tutti gli spazi dedicati al personale e agli eventuali visitatori (spogliatoi, zone di riposo e refezione, aule, sale riunioni), le aree di vendita e gli spacci aziendali. La tecnologia applicata al settore agricolo, inoltre, propone anche nuovi ambienti destinati a tipi di coltivazione in assenza di terreno come quella idroponica e aeroponica ai quali sono legate le relative problematiche per la salute dell’uomo. In ogni caso, qualunque sia l’area di lavoro, è sempre buona prassi ispezionarla per assicurarsi che rispetti i requisiti minimi di cui al Titolo II del D.Lgs. n. 81/2008.
– Rischi delle attrezzature di lavoro
In un’azienda agricola si effettuano molte lavorazioni di tipo diverso che richiedono l’utilizzo di numerose macchine e attrezzature. Purtroppo, in questo settore, la maggior parte degli infortuni gravi e mortali derivano da rischi dovuti al parco macchine vetusto, all’utilizzo non corretto delle attrezzature, alle manutenzioni non eseguite o effettuate “in economia”, alla giovane età o all’anzianità delle persone che adoperano i mezzi. Per questo motivo è sempre consigliabile tenere in azienda una raccolta di tutti i libretti di uso e manutenzione degli strumenti da lavoro con i certificati di verifica periodica effettuati e le abilitazioni all’utilizzo dei relativi mezzi agricoli. Macchine e attrezzature vanno controllate frequentemente per garantire che posseggano i requisiti di sicurezza prescritti dal Titolo III del D.Lgs. n. 81/2008.
– Rischi connessi con l’attività
I processi produttivi in agricoltura purtroppo non sono facilmente standardizzabili ed è difficile fare prevenzione del rischio quando le lavorazioni sono eseguite da addetti con età elevata o da manodopera occasionale alle prime armi. Solitamente l’attività svolta in un’azienda agricola può portare a infortuni e malattie professionali causate da carichi di lavoro pesanti (problemi muscoloscheletrici), condizioni ambientali sfavorevoli (insolazioni, congelamento, mansioni notturni), lavori in quota o in solitudine (cadute e scivolamenti), problemi meccanici (urti, tagli e schiacciamenti), ecc.
– Rischi che richiedono una valutazione approfondita
Il D.Lgs. n. 81/2008 al Titolo VI e ai titoli successivi tratta una serie di pericoli che in agricoltura hanno una elevata probabilità di verificarsi: la movimentazione manuale dei carichi (come ad esempio lo spostamento di cassette di ortaggi, sacchi di concime, piante, vasi, animali di grossa taglia, terra derivante da scavi manuali), il rumore e le vibrazioni (causate dalla stragrande maggioranza dei mezzi meccanici utilizzati per un periodo prolungato), i prodotti chimici (si pensi ai concimi, ai trattamenti fitosanitari, agli antiparassitari o ai gas di scarico), gli agenti biologici (possibilità di contrarre tetano, salmonellosi, ecc.), il rischio incendi e il rischio ATEX (ogni qual volta vi siano depositi di carburante per rifornimento mezzi o ammassi di materiale che potrebbero accidentalmente produrre fiamme o biogas). A questo proposito potrebbe essere interessante approfondire quest’ultimo argomento leggendo questo articolo: Atex Atmosfere Esplosive: Guida, direttiva e classificazione

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