Etichettatura CLP: dal 1° giugno l’obbligo per le miscele | Ingegneri.info

Etichettatura CLP: dal 1° giugno l’obbligo per le miscele

È vicina al termine la deroga per l’etichettatura delle miscele in commercio: dal 1° giugno 2017 etichette conformi al CLP e schede di sicurezza aggiornate. Un altro passaggio del sistema europeo di gestione delle sostanze chimiche giunge a compimento

REACH
image_pdf

Dal 1° giugno 2017  l’ etichettatura di tutti i prodotti chimici immessi sul mercato deve essere in linea con quella prevista dal regolamento Ce n. 1272/2008. A stabilire la deadline è direttamente il provvedimento europeo su classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele meglio noto come regolamento «CLP» (acronimo di «Classification, Labelling and Packaging») già immediatamente applicabile sul territorio nazionale.

Un altro passaggio del sistema europeo di gestione delle sostanze chimiche giunge a compimento.

 

Gli obblighi del CLP per le miscele e la scadenza per l’etichettatura

In realtà già a partire dal 1° giugno 2015 la classificazione di una miscela pericolosa, indicata alla sezione 2.1 della scheda di sicurezza, doveva in ogni caso  rispondere al CLP (regolamento n. 453/2010, trasporto nell’allegato II parte B di REACh); tuttavia, per evitare difformità di etichettatura tra etichetta e SDS delle miscele che si avvalevano della deroga per l’etichettatura al 1° giugno 2017, l’obbligo di aggiornamento della SDS venne disposto solo per quelle miscele che non beneficiavano della deroga – fatto salvo il caso di un peggioramento nella classificazione della miscela a norma del CLP.

Le miscele chimiche (prima chiamate “preparati”), a differenza delle sostanze non entrano direttamente nel campo di applicazione del regolamento REACh – vale a dire che una data miscela non dovrà essere “registrata” all’Agenzia europea per le sostanze chimiche, come invece è obbligatorio fare per la maggior parte delle sostanze in circolazione in Ue.

Gli obblighi dettati dal regolamento CLP (n. 1272/2008), inerenti la classificazione, etichettatura e imballaggio degli agenti chimici, si applicano invece sia a sostanze sia a miscele, con criteri e tempistiche differenti.

In particolare, poiché i “nuovi” criteri potevano introdurre per le miscele numerose differenze e criticità rispetto ai criteri previgenti definiti dalla Direttiva 1999/45/Ce, le tempistiche di adozione vennero differenziate: mentre per le sostanze pericolose il CLP entrò in vigore già a partire dal 1° giugno 2010, per le miscele il nuovo sistema era facoltativo fino al 1° giugno 2015.

Da quella data dunque i nuovi criteri di classificazione, etichettatura ed imballaggio divennero pienamente applicabili a tutti i prodotti chimici, fatta salva la deroga valevole per un periodo di ulteriori 2 anni per le sole disposizioni in materia di etichettatura ed imballaggio delle miscele già immesse sul mercato prima del 1° giugno 2010 ed etichettate/imballate secondo i precedenti criteri (D.Lgs. n. 65/2003). La deroga si applicava alle miscele già a scaffale oppure quelle per cui un ordine di acquisto era stato emesso prima del 1° giugno 2015, oppure per le quali esisteva un contratto di acquisto o una fattura di vendita con date antecedenti al 1° giugno 2015 (Circolare Min. Salute 0018101-P-26/05/20.5).

 

Che cosa cambia dal 1° giugno?

Ora il termine della deroga è vicino: dal 1° giugno prossimo tutte le miscele in commercio sul territorio doganale europeo dovranno essere completamente conformi ai criteri del CLP anche per ciò che concerne etichettatura e requisiti dell’imballaggio.

I prodotti ancora in circolazione e non più rispondenti al disposto normativo dovranno dunque essere ritirati dal mercato entro il 1° giugno a cura del responsabile dell’immissione in commercio.

Come disposizione specifica per le miscele, sull’etichetta è obbligatorio individuare l’identità di tutti i componenti pericolosi che contribuiscono alla classificazione globale della miscela rispetto alla tossicità acuta, alla corrosione cutanea o alla lesione oculare grave, alla mutagenicità sulle cellule germinali, alla cancerogenicità, alla tossicità per la riproduzione, alla sensibilizzazione delle vie respiratorie o della pelle, alla tossicità specifica per organi bersaglio (STOT) o al pericolo in caso di aspirazione; le sostanze costituenti così individuate possono essere limitate a 4, salvo che sia necessario indicarne un numero maggiore.

Inoltre, sempre relativamente alle miscele, esistono alcune indicazioni supplementari oltre a quelle consuete, che se pertinenti è obbligatorio indicare in etichetta:

  • l’indicazione “x % della miscela è costituito da componenti la cui tossicità non è nota” per le miscele in cui sono presenti componenti la cui tossicità acuta a una concentrazione pari o superiore all’1 % risulta essere sconosciuta (cfr. allegato I, punto 3.1.3.6.2.2, del regolamento CLP);
  •  per le miscele di cui non si dispone di informazioni utili sul pericolo di tossicità acuta e/o a lungo termine per l’ambiente acquatico di uno o più componenti rilevanti, l’indicazione “la miscela contiene il x % di componenti di cui è ignota la tossicità per l’ambiente acquatico”.

Entro lo stesso termine del 1° giugno 2017 tutte le schede di sicurezza delle miscele dovranno rispondere all’allegato II parte B del regolamento REACh e riportare alla sezione 2 l’etichettatura ai sensi del CLP: laddove non fossero state già aggiornate nel merito nel 2015, dovranno essere aggiornate ed inviate ai clienti. In modo particolare sono variati i criteri ed i limiti di riferimento, ed è obbligatorio indicare se la miscela non soddisfa i requisiti di classificazione del CLP. Le indicazioni supplementari obbligatorie in etichetta devono essere anche riportate nella SDS.

 

Criticità nella classificazione per le miscele

Verso le miscele le modifiche apportate dalla nuova regolamentazione sono state maggiori e più rilevanti rispetto ai cambiamenti introdotti verso le sostanze. Il metodo previsto dal CLP è simile a quello precedente: tipicamente si tratta di una formula che considera i criteri di diluizione e di additività degli effetti simili, ma i criteri di classificazione sono, in gran parte, diversi.

La classificazione delle miscele può seguire il criterio sperimentale (determinazione delle proprietà pericolose della miscela mediante appositi test e criteri interpretativi), sempre obbligatorio per i pericoli di tipo chimico-fisico; oppure il metodo convenzionale che prevede invece l’effettuazione di un calcolo che consideri le proprietà (ovvero le classificazioni) dei componenti applicando formule di calcolo e valori di concentrazione (per classe e categoria) definiti dai criteri di classificazione (alcune sostanze presentano poi limiti specifici, individuati in allegato VI al CLP).

Su questo versante numerose sono state le modifiche:

  1. per la tossicità riproduttiva, le categorie 1A e 1B (ex classi 1 e 2 di reprotossicità) si applicano a partire dal valore limite dello 0,3% invece del precedente 0,5%, mentre la categoria 2 (ex classe 3 di reprotossicità) si applica a partire dal 3% e non più dal 5%;
  2. per la tossicità acuta per la salute umana si può fare riferimento al metodo convenzionale, utilizzando le ATE (Acute Toxicity Estimate – stima della tossicità acuta) delle sostanze o anche delle miscele componenti, a cui possono corrispondere 4 livelli di pericolosità (categorie) nella classe della tossicità acuta;
  3. per la classificazione della miscela che presenti componenti con end-point quali corrosione e irritazione cutanea o oculare cambiano i relativi limiti di concentrazione:
  • le miscele che contengono componenti corrosivi (ex R35 e R34) fanno classificare come corrosiva l’intera miscela già a partire dal 5% invece che dal precedente 10%,
  • per le miscele che contengono componenti classificati come capaci di dare gravi lesioni oculari (ex R41), la classificazione dell’intera miscela si applica a partire dal 3% invece che dal 10 %,
  • l’irritazione oculare e cutanea (ex R38, R36) entra nella classificazione a partire dal 10% di componenti con queste proprietà invece che dal precedente 20%;
  • nelle miscele ove è presente un componente corrosivo (ex R34), si applica una classificazione per l’irritazione di cute ed occhi a partire dalla concentrazione dell’1% e non più del 5%.

È evidente che i criteri del CLP per le miscele siano più severi rispetto ad alcune proprietà critiche: ciò si è tradotto indubbiamente in un aumento delle miscele classificate/etichettate rispetto alla precedente situazione, ed in un aggravio delle classificazioni già esistenti.

Non è inoltre possibile per le miscele fare sempre riferimento alle “tabelle di conversione” dell’allegato VII CLP: queste sono infatti applicabili solo alle miscele che sono state classificate in base al criterio sperimentale, e non a quelle classificate col criterio convenzionale dal momento che i criteri ed i valori di concentrazione sono stati modificati dal CLP.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Etichettatura CLP: dal 1° giugno l’obbligo per le miscele Ingegneri.info