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La gestione del rischio per il medico competente: il metodo A.S.I.A

Il Medico Competente è la persona più coinvolta nella gestione del rischio in quanto chiamato in prima persona a collaborare con il Datore di Lavoro alla valutazione dei rischi. Ecco come funziona il metodo A.S.I.A

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Nelle piccole aziende, il rischio può essere efficacemente gestito applicando il metodo A.S.I.A. (Assessment, Surveillance, Information,and Audit). Cos’è e come funzione? Quali possono essere i vantaggi di questa nuova metodologia? Il Prof. Nicola Magnavita e gli altri prestigiosi Autori del panorama della Public Health italiana, affrontano il tema nel volume “Medicina del lavoro pratica. Manuale per i medici competenti”. Il contenuto di seguito è tratto e rielaborato dal capitolo 7 “La gestione del rischio” a cura di Francesco Chirico, Massimiliano Cannas. Il volume è già disponibile per l’acquisto su Shop.Wki.it. Clicca il box di seguito per avere un dettaglio sui contenuti.

Il Medico Competente è la persona più profondamente coinvolta nella gestione del rischio, in quanto chiamato in prima persona a collaborare con il Datore di Lavoro alla valutazione dei rischi, responsabile della sorveglianza sanitaria e dell’informazione che è veicolata attraverso di essa, nonché titolare della raccolta e dell’analisi dei dati epidemiologici che trasmette in forma anonima e collettiva al Datore di Lavoro, ai rappresentanti dei Lavoratori ed al Servizio di Prevenzione, sulla base dei quali si devono organizzare le misure di prevenzione e le procedure di sicurezza.
Naturalmente, sottolineando la responsabilità del medico, non si intende dire che la gestione del rischio possa essere delegata a lui o, come purtroppo talora accade nelle aziende maggiori, ad un manager della salute e sicurezza responsabile del SGSL.
La gestione del rischio negli ambienti di lavoro non può avvenire senza un diretto coinvolgimento del Datore di Lavoro, dei lavoratori e dello staff dirigenziale.
Il lavoratore deve essere educato ad identificare i rischi, a valutarli empiricamente, a segnalare eventuali disfunzioni, difetti procedurali o necessità di controlli ambientali o di dispositivi di protezione.
I “tecnici” cui sono affidate le funzioni di Addetto o Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione o di sorveglianza sanitaria devono fornire le necessarie competenze per eseguire questa valutazione e per ripetere periodicamente un audit di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il modello A.S.I.A

Con il termine A.S.I.A. (Assessment, Surveillance, Information, and Audit) si indica un approccio alla gestione del rischio che integra le competenze dei Servizi di Prevenzione e Protezione e della sorveglianza sanitaria,nonché di altre strutture incaricate dello svolgimento delle attività di formazione/informazione o della realizzazione di audit, nella prospettiva di un controllo sempre più efficace e di una progressiva riduzione del rischio negli ambienti del lavoro.
I quattro momenti che compongono il modello (Assessment-Sorveglianza-Informazione-Audit) non sono in ordine gerarchico né temporale. In ciascuna situazione saranno le circostanze contingenti a suggerire se iniziare l’azione preventiva con uno piuttosto che con un altro. È importante, tuttavia, che nel tempo siano attivati ciclicamente tutti i momenti, così da consentire un progressivo e continuo miglioramento della qualità della vita lavorativa. Una volta avviato, il processo potrà essere migliorato nei successivi audit di controllo e potrà auto-mantenersi con un apporto limitato di competenze specialistiche esterne.
Il Medico Competente fa rapidamente una propria valutazione dei rischi nel momento in cui compie il sopralluogo negli ambienti di lavoro e raccoglie informazioni dai lavoratori sul processo produttivo e sui suoi punti critici.

La sorveglianza sanitaria dovrebbe essere prevista anche nei casi in cui il rischio ambientale risulti di entità modesta, e può essere omessa solo nel caso di un rischio assolutamente trascurabile. Essa ha un valore di controllo epidemiologico della validità della valutazione dei rischi. Nel caso in cui da una attenta attività di sorveglianza mirata ai rischi professionali emergano aspetti patologici non prevedibili sulla base della valutazione dei rischi, ciò deve essere da stimolo per un approfondimento delle cause del fenomeno (eventualmente mediante audit), per un impegno maggiore al controllo del problema (anche mediante un rinnovato sforzo di informazione e formazione) e per un aggiornamento del Documento di Valutazione del Rischio.

La formazione/informazione/addestramento dei lavoratori deve essere un processo continuo ed integrato con i precedenti, mirato a fornire ai lavoratori la concreta possibilità di interagire con l’ambiente in cui lavorano, conoscendone i rischi e adottando le misure ed i comportamenti che possono collocare il rischio al livello più basso ragionevolmente possibile. Un lavoratore efficacemente formato sarà in grado di segnalare tempestivamente eventuali disfunzioni o carenze e di intervenire in caso di emergenza.
L’audit assume un ruolo chiave nel processo di formazione permanente, consentendo la verifica dell’adesione alle norme di sicurezza, alle leggi in vigore ed alle corrette pratiche di lavoro. Esso inoltre rappresenta la tecnica più efficiente ed economica per verificare gli errori di gestione e quindi per riorientare periodicamente il sistema di prevenzione.

La ciclica ripetizione dei momenti di Assessment-Sorveglianza-Informazione-Audit non deve essere intesa come una vuota ritualità, ma come la modalità più logica per raggiungere progressivamente livelli di salute sempre più elevati.
Alla conclusione di ogni ciclo di A.S.I.A. sarà possibile ordinare i fattori di rischio e stabilire un ordine di priorità nelle misure da attuare, rendendo quindi la gestione del rischio sempre più efficiente in termini di costo/beneficio.
Come detto, i momenti di formazione-informazione, valutazione, sorveglianza e controllo mediante audit non sono indicati in ordine gerarchico; tuttavia, la fase di formazione ed informazione dei lavoratori ha in un certo senso una priorità pratica, in quanto il lavoratore non adeguatamente formato e consapevole del proprio ruolo ben difficilmente potrà partecipare alla valutazione dei rischi, sottoporsi responsabilmente alla sorveglianza e fornire indicazioni utili all’audit.

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