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Gli agenti fisici di rischio: i campi elettromagnetici

Le attrezzature collegate alla rete elettrica sono responsabili di campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse. Ecco perché il Tusl le inserisce negli agenti fisici di rischio

Power line insulators
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Gli agenti fisici di rischio (rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche artificiali) sono indicati nel Testo Unico sicurezza sul lavoro, Titolo VIII (dall’art. 180 all’art. 220).
I lavoratori esposti ad agenti fisici sono protetti da misure:
– tecniche, attraverso dispositivi di protezione individuale, sistemi di fonoassorbimento, barriere fonoisolanti, sistemi antivibranti, schermi antiradiazioni ecc.;
– organizzative e procedurali, come la riduzione del tempo di esposizione, la misura dei livelli di esposizione, la delimitazione delle aree a rischio, percorsi di informazione-formazione-addestramento, la sorveglianza sanitaria ecc.

“TUSL
Titolo VIII – Agenti fisici
Capo I – Disposizioni generali
Capo II – Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro
Capo III – Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a vibrazioni
Capo IV – protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici
Capo V – Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali
Capo VI – Sanzioni
Allegato XXXV – Agenti fisici
Allegato XXXVI – Valori limite di esposizione e valori di azione per i campi elettromagnetici
Allegato XXXVII – Radiazioni ottiche”

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Campi elettromagnetici
I campi elettromagnetici esistono ovunque sia presente una carica elettrica. A differenza dei campi elettrici, un campo magnetico si produce solo se un apparecchio è acceso e circola corrente elettrica, di solito a frequenze estremamente basse, inferiori a 30 Hz (ELF, ovvero Extremely Low Frequency). Più alta è la corrente, maggiore è l’intensità del campo magnetico e si manifesta sul corpo umano con sintomi come riscaldamento e scosse elettriche.

L’intensità del campo magnetico diminuisce aumentando la distanza ad almeno 50 cm dalla sorgente. Gli effetti dei campi elettromagnetici sul corpo umano dipendono anche dalla loro frequenza. Ma se ciascun campo elettromagnetico produce un’intensità al di sotto delle soglie considerate pericolose, non è possibile concludere che la somma di più campi elettromagnetici non comporti rischi per la salute.

Gli effetti legati alla presenza di questi campi ricadono sul sistema nervoso, sul sistema visivo e sulla stimolazione cardiaca. Sono associabili anche altri sintomi come affaticamento, cefalea, insonnia. Anche in conseguenza di lievi esposizioni, senza alcuna soglia certa, è possibile che si rivelino effetti cronici anche dopo lunghi periodi di latenza.

Con il prossimo recepimento in Italia della direttiva n. 2013/35/UE, saranno determinati diversi limiti di esposizione rispetto a quelli attualmente prescritti e una serie di innovazioni per quanto riguarda la formazione e l’informazione dei lavoratori e la sorveglianza sanitaria.

Sono fonte di campi elettromagnetici le infrastrutture di distribuzione dell’energia elettrica, come gli elettrodi, le cabine di trasformazione e le sottostazioni elettriche. La valutazione dell’esposizione deve essere ripetuta ogni cinque anni.

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