Gli spazi confinati e la sicurezza: una sintesi pratico-operativa | Ingegneri.info

Gli spazi confinati e la sicurezza: una sintesi pratico-operativa

Gli incidenti negli spazi confinati continuano ad accadere: affrontiamo il problema con un approccio pratico-operativo

Spazi_confinati
image_pdf

Premessa

Le disquisizioni giuridiche sono poco utili quando succedono incidenti gravi: Dal punto di vista operativo è necessario attivarsi e dare soluzioni pratiche agli operatori del settore, ai datori di lavoro, servizi di prevenzione e protezione, addetti agli spazi confinati. Questo breve articolo (tratto da precedenti pubblicazioni dell’autore e degli ingegneri Marzio Marigo e Andrea Rotella) vuole essere un ausilio in tal senso.

L’identificazione dello spazio confinato

In questi ultimi anni il tema della pericolosità dei cosiddetti “spazi confinati” è salito alla ribalta delle cronache per una serie di incidenti che hanno provocato numerose vittime. L’ultimo incidente di cronaca recente con tre morti e un ferito grave a Milano porta di nuovo all’attenzione dei tutti l’argomento, trattato sin dal DPR 547/55 e oggi nel D.Lgs. 81/08 e nel DPR 177/11.

La pericolosità di uno spazio confinato consiste in sintesi:

  • aperture d’ingresso e uscita limitate,
  • abbastanza grande da entrarci, almeno parzialmente (ad es. per attività di manutenzione, pulizia o altro),
  • non progettato per una presenza umana continua,
  • con un’inadeguata ventilazione naturale,
  • contenente una potenziale atmosfera tossica e/o pericolosa.

Si tratta spesso di cisterne, fognature, pozzi, fossi, condotte sotterranee, ma anche di ambienti dove l’insidia maggiore è nascosta nella falsa certezza che non vi sia rischio (come ad esempio vasche e scavi a cielo aperto).

Difronte a uno spazio confinato e a una necessità di accesso, devono essere attivate una serie di cautele aggiuntive, rispetto alle normali precauzioni dei luoghi di lavoro. Infatti si palesa in questi ambienti l’incapacità delle persone di riconoscere i rischi dello spazio confinato o anche riconoscere un ambiente con rischi aggiuntivi e più elevati rispetto a un luogo di lavoro “normale”.

I rischi presenti nello spazio confinato

Le tipologie d’infortuni che hanno luogo all’interno di spazi confinati sono ascrivibili alle quattro seguenti tipologie di pericolo:

  • esplosioni, incendi,
  • asfissia,
  • tossicità acuta,
  • elettrocuzione (luoghi conduttori ristretti).

La classificazione di alcuni casi accaduti è tipicamente la seguente:

  • spazio confinato non libero da materiali e/o miscele pericolosi (ad es. non completa pulizia da sostanze pericolose, ad es. liquidi combustibili);
  • introduzione di materiali e/o miscele pericolosi all’interno dello spazio confinato (ad es. per saldatura, controlli non distruttivi con liquidi pericolosi);
  • spazi confinati non isolati dalla sorgente di pericolo (ad es. per comunicazione con tubazioni non isolate, energie non eliminate e scaricate, che possono portare a “invadere” lo spazio confinato durante la lavorazione);
  • ingresso non autorizzato a spazi confinati – asfissia (ad es. per non controllo dell’atmosfera prima di accedervi, il non lavaggio con aria dello spazio confinato).

A proposito di questo ultimo caso (in cui è classificabile anche l’incidente di Milano), emerge che in una rilevante percentuale di casi, l’incidente all’interno di spazi confinati è dovuto ad accessi non autorizzati o non gestiti a tali luoghi. In molti casi, purtroppo, tali modi di procedere portano al decesso per asfissia sia dell’infortunato iniziale, sia dei lavoratori che vogliono portare soccorso. Questi ultimi, entrando nello spazio confinato, perdono a uno a uno conoscenza.

Il CSB statunitense ha identificato e studiato gli incidenti industriali connessi all’utilizzo di gas inertizzanti nel decennio compreso tra il 1992 e il 2002. Lo studio evidenzia che più di 80 persone sono decedute per asfissia in 10 anni, negli Stati Uniti. La maggioranza degli incidenti sono avvenuti durante operazioni di manutenzione e gli incidenti mortali coinvolgono nel 60% dei casi appaltatori esterni.

Nell’ambito della valutazione del rischio, molti aspetti devono essere tenuti in considerazione all’interno di uno spazio confinato, in particolare:

  • atmosfere sotto-ossigenate,
  • atmosfere sovra-ossigenate,
  • atmosfere esplosive,
  • atmosfere tossiche,
  • ingresso di liquidi, vapori, gas e polveri da tubazioni di collegamento non isolate,
  • aspetti psicologici del lavoratore in spazi confinati;
  • superficie di camminamento scivolosa ed irregolare,
  • ostacoli all’interno dello spazio confinato,
  • illuminazione e visibilità limitata,
  • elettrocuzione,
  • rumore,
  • temperatura (troppo alta o troppo bassa),
  • seppellimento,
  • annegamento in tasche profonde piene d’acqua,
  • presenza di sorgenti di emissione di radioattività e/o di contaminazione radioattiva,
  • caduta di oggetti,
  • presenza di macchinari e/o organi di movimento interni (es. miscelatori, scambiatori di calore, coclee, rotocelle ecc.),
  • accesso e uscita difficoltosa,
  • caduta dall’alto (es. torri di distillazione, impianti chimici, reattori ecc.),
  • presenza di materiale piroforico,
  • presenza di vie di camminamento e strutture corrose galvanicamente oppure ossidate,
  • presenza di agenti biologici,
  • presenza di animali (es. ratti, insetti).

Per ogni rischio presente sono da valutare le misure di prevenzione e protezione, oltre che poi organizzare la gestione dell’emergenza.

Valutare i rischi di uno spazio confinato

La gestione degli spazi confinati non può che iniziare con una “valutazione del rischio”. I risultati della valutazione del rischio sono i seguenti:

  • elenco di eventuali interventi di adeguamento (per esempio per l’accesso/uscita, per la predisposizione di attrezzature di salvataggio, miglioramenti situazione interna, scalette, illuminazione, apertura di aerazioni, ecc.) con priorità di intervento e misure compensative eventuali in attesa degli adeguamenti;
  • “classificazione dei rischi” presenti (a seconda delle lavorazioni prevedibili, vedo Tabella 1) all’interno degli spazi confinati e degli ambienti a sospetto di inquinamento;
  • “misure di sicurezza” (ad es. procedure, attrezzature per la gestione del lavoro durante l’attività ordinaria e l’emergenza ecc.);
  • pianificazione della informazione e formazione e acquisizione addestramento delle ditte che vi andranno a operare;
  • istituzione del “permesso di accesso” (vedi Allegato 2).

Il “permesso di accesso” è il documento che autorizza l’accesso e lo svolgimento di lavori negli spazi confinati o ambienti con sospetto di inquinamento. Si precisa che tale documento dovrà tener conto di:

  • una richiesta di estinzione/rinnovo se il lavoro non è stato completato;
  • una dichiarazione di “lavoro completato” e che è stata sistemata l’area (o lo spazio) ripristinando le condizioni iniziali di sicurezza, con controllo finale e, se soddisfacente, il ripristino della normale attività lavorativa.

Anche in questo caso la “mera compilazione” della documentazione non è l’obiettivo: la valutazione del rischio guidata e fatta in modo sistematico prima di iniziare i lavori, permette una pianificazione dell’intervento e una organizzazione dell’emergenza migliore.

Qualificare chi entra in uno spazio confinato

In ottemperanza al D.P.R. n. 177/2011 e all’art. 26, è necessario preliminarmente qualificare le aziende e le maestranze che possono entrare in uno spazio confinato.

Per la qualificazione ci si può rifare a quanto previsto dall’art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008 con l’acquisizione e l’accertamento di una serie di requisiti “standard”, con l’aggiunta di una parte specifica legata ai luoghi confinati e agli ambienti a sospetto di inquinamento: il documento “Dichiarazioni dell’Appaltatore” (Allegato 1) sarà da compilare dall’incaricato in ogni sua parte e da restituire all’azienda committente con gli allegati indicati, prima dell’inizio dei lavori. Ciò vale anche per ogni ditta subappaltatrice autorizzata.

Lo scambio documentale è solo una prima parte di attività: le qualifiche hanno l’effetto di far prendere seriamente in considerazione alle aziende committenti ed esecutrici i requisiti di formazione, dei DPI, delle attrezzature di lavoro, ecc. da utilizzare per l’esecuzione dei lavori negli spazi confinati. Questo effetto secondario è da valorizzare e rendere effettivo, più del semplice del “giro di carte tra le aziende”.

Si segnala infine che è necessario che al lavoro presso lo spazio confinato dovranno essere presenti lavoratori e preposti con esperienza almeno triennale, risultati idonei a svolgere tali attività in conseguenza alla sorveglianza sanitaria e assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (costituenti almeno il 30% della squadra di lavoro) o altre tipologie contrattuali o di appalto a condizione che tali contratti siano certificati ai sensi del titolo VIII, capo I del D.Lgs. 276/03.

La gestione dell’emergenza

L’aspetto più critico di uno spazio confinato è indubbiamente la gestione dell’emergenza: un’analisi degli incidenti riguardanti gli spazi confinati effettuata dal NIOSH nel periodo che va dal 1980 al 1989 evidenzia come circa il 60% delle persone decedute fossero entrate in questi ambienti per uno scopo ben preciso: prestare soccorso. E spesso non si trattava di soccorritori professionisti (personale medico, vigili del fuoco, protezione civile), ma di lavoratori che tentavano di salvare i propri colleghi dopo un avvenuto incidente.

La normativa vigente (artt. 66 e 121, allegato IV punto 3.2.3 del D.Lgs. 81/08), prevede la presenza delle seguenti quattro misure che costituiscono i fondamentali per una gestione del soccorso:

1)            presenza di personale che stazioni all’esterno dello spazio confinato (da considerarsi come i primi soccorritori, coloro che in caso di un incidente, saranno i primi a lanciare l’allarme e ad intervenire per soccorrere le vittime);

2)            vigilanza continua da parte del personale posizionato all’esterno su ciò che accade all’interno dello spazio confinato (una vigilanza deve essere effettiva e possibilmente con contatto visivo e vocale, per un intervento tempestivo);

3)            presenza di un sistema di recupero dei lavoratori. La scelta del sistema di recupero e del numero di soccorritori da posizionare all’esterno dello spazio confinato non potrà prescindere dal numero di lavoratori entrati nello spazio confinato e dalle caratteristiche dello spazio confinato. Tale recupero inoltre potrà esser semplice (ad es. per accesso verticale) o complesso a seconda della tipologia e forma dello spazio confinato;

4)            presenza di aperture idonee all’uscita: è un parametro che condiziona in modo determinante la buona riuscita dell’operazione di soccorso e potrebbe essere un limite strutturale invalicabile.

Il mancato rispetto di una qualunque di queste condizioni ha spesso costituito il fattore determinante nella dinamica degli incidenti occorsi ai soccorritori.

Per il soccorso sono poi necessarie speciali attrezzature e DPI che devono essere nella disponibilità della squadra di soccorso.

In certi casi è necessario impiegare dispositivi di allarme con funzionamento “a uomo morto” per gli operatori addetti alla lavorazione nello spazio confinato al fine di ridurre al minimo i tempi al lavoratore preposto alla vigilanza per rendersi conto che c’è qualcosa che non va. A volte il problema non sta solo nei tempi di intervento della squadra di soccorso, ma anche nel tempo intercorso dal momento dell’incidente al momento in cui esso è stato rilevato. È un fattore, questo, che spesso non viene considerato, ma che ha un’importanza fondamentale nella buona riuscita di un intervento in particolare quando i tempi a disposizione sono ristretti. Da considerare poi che chi esegue quotidianamente queste attività, la soglia di attenzione tende ad abbassarsi col tempo e la persona addetta alla sorveglianza potrebbe non mantenere costantemente un contatto visivo o verbale con la squadra di lavoro. L’impiego di questi dispositivi permette di mantenere costante il livello di guardia senza gravare in termini di stress sugli operatori.

Analizzati quindi gli scenari incidentali, preso atto delle risorse necessarie per i soccorsi, si potrà procedere a scrivere la procedura di emergenza e soccorso sulla base delle informazioni raccolte.

La formazione e l’addestramento

Chi lavora presso gli spazi confinati dovrà ricevere una formazione e un addestramento su una serie di argomenti chiave e specialistici. In attesa dei contenuti e delle modalità della formazione previste dal DPR 177/11 art. 2 co. 1 lett. d), un possibile programma di formazione è di seguito riportato:

  • Normativa generale e specifica: il decreto per la qualificazione delle imprese – DPR 177/2011
  • Applicazione in caso di appalti (art. 26 e Titolo IV)
  • Analisi di alcuni incidenti ed infortuni legati agli spazi confinati
  • Definizione di spazio confinato
  • Esempi di mansioni e possibili attività svolte
  • Pericoli per la salute legati allo spazio confinato (anossia, gas, fumi, vapori tossici, polveri, liquidi e microclima, ecc.)
  • Pericoli per la sicurezza legati allo spazio confinato (incendio, esplosione, residui, caduta dall’alto, claustrofobia, uso di apparecchiature elettriche, ecc.)
  • Valutazione dei rischi legati all’esposizione dei lavoratori, con l’individuazione delle misure di prevenzione, protezione ed organizzative
  • I compiti di un preposto a uno spazio confinato
  • Strumenti e metodi per individuare la presenza di sostanze pericolose o mezzi di protezione (DPI)
  • Scelta della strumentazione per l’analisi dell’atmosfera presente nello spazio confinato
  • Procedure ed istruzioni operative (permessi di lavoro, check-list per l’ingresso, ecc.)
  • Procedure redatte e istruzioni per gli spazi confinati valutati per il caso in esame
  • Informazione, formazione ed addestramento per l’utilizzo dei DPI di terza categoria
  • Gestione di una emergenza con indicazione di procedure operative: incendio con esplosione; intervento di primo soccorso (cenni di anossia, gas tossici ecc.), calata rapida o recupero rapido di un infortunato (incosciente)

La formazione e l’addestramento dei soccorritori poi dovrà considerare anche tutte le nozioni relative al primo soccorso e di gestione delle altre emergenze (ad es. incendio, esplosione).

Documentazione per la formazione è reperibile anche in rete: si cita il Manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati ai sensi dell’articolo 3 comma 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 177/2011 – (disponibile per il download in formato PDF in fondo a questo articolo o sul sito Inail).

Terminata la formazione teorica, si dovrà poi iniziare a far abituare i lavoratori ad es. all’impiego dei respiratori isolanti, rendere familiare l’uso dei DPI, dei dispositivi di sicurezza e delle attrezzature di lavoro speciali previste, ad es.:

  • Autorespiratore
  • Maschere filtranti
  • Rilevatori di esplosività
  • Rilevatori di ossigeno
  • Sistemi di recupero operatori
  • Imbracature anticaduta
  • Sistemi di comunicazione (es :walkie talkie)
  • Sistemi di ventilazione forzata
  • Sistemi di aspirazione
  • Sistemi di illuminazione
  • Utilizzo di una sorgente di energia autonoma (es. generatore)

Tabella 1 – Rischi presenti negli spazi confinati

Rischio Effetto
Mancanza di ossigeno Asfissia
Ossigeno arricchito Asfissia
Vapori o gas infiammabili Incendio o esplosione
Vapori o gas tossici Incendio o esplosione
Prodotti chimici pericolosi – Agenti cancerogeni e mutageni Avvelenamento
Amianto Malattia professionale
Agenti biologici o infettivi Malattia professionale
Temperatura e umidità Malattia professionale
Luogo conduttore ristretto Ipotermia o collasso da calore
Impianti elettrici in genere Elettrocuzione
Tubazioni o recipienti di fluidi pericolosi, in pressione o ad alta temperatura Elettrocuzione
Polveri Infortunio/ustione
Rumore / Vibrazioni Asfissia
Superfici non calpestabili Aumento rischio di infortunio
Superfici particolarmente scivolose anche in determinate condizioni ambientali (neve, gelo, acqua) Inciampo o infortunio
Ostacoli a terra o ad altezza uomo (es.: funi, cavi tesi, tubi, ecc.); Inciampo, scivolamento o infortunio
Assenza o inadeguatezza di parapetti interni;

Assenza o inadeguatezza di scalette di accesso

Infortunio
Organi meccanici in movimento / Impianti a funzionamento automatico Infortunio
Autovetture e automezzi in genere anche in prossimità dello spazio Infortunio / parcheggi / rilascio gas combusti
Scarsa illuminazione Aumento rischio di infortunio
Stress da lavoro / fobia da spazi chiusi Aumento rischio di infortunio

 

Scarica qui sotto il Manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati ai sensi dell’articolo 3 comma 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 177/2011 

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Gli spazi confinati e la sicurezza: una sintesi pratico-operativa Ingegneri.info