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Il medico competente: compiti e responsabilità

Compiti e responsabilità del medico competente sono legati alla valutazione dei rischi, alla riduzione dei rischi e alla sorveglianza sanitaria

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Il termine medico competente è riportato in numerose leggi in tema di medicina del lavoro in cui con l’aggettivo competente, prima del 1982, veniva pretesa da parte del medico solo una certa conoscenza della materia, senza peraltro venisse richiesta alcuna attestazione circa specifiche capacità professionali. L’eventuale possesso di una specializzazione in medicina del lavoro veniva considerato solo come titolo di merito o preferenziale, ma non rappresentava una condizione essenziale per svolgere le funzioni di “medico di fabbrica”.

Con il D.Lgs. n. 277/1991, relativo alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione al piombo, asbesto e rumore, si stabilì definitivamente la figura del professionista legittimato a svolgere la sorveglianza medica, e l’accezione medico competente divenne un preciso riferimento legale.

Nel D.Lgs. n. 81/2008, il ruolo del medico competente nel sistema aziendale di prevenzione è delineato fin dall’art. 2, lett. h) che definisce il medico competente come un “medico che collabora col datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi, effettua la sorveglianza sanitaria e svolge tutti gli altri compiti”. Se mai ve ne fosse bisogno, viene ribadita la figura a tutto tondo del medico competente, che in nessun modo può essere limitata alla sola esecuzione della sorveglianza sanitaria.

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I compiti che il D.Lgs. n. 81/2008, all’art. 25, assegna al medico competente possono essere aggregati tra loro in base a criteri di affinità e riportati secondo un ordine che mette in evidenza un percorso logico e operativo cui il medico competente deve attenersi:
compiti legati alla valutazione dei rischi: il D.Lgs. n. 81/2008 prevede la partecipazione del medico competente alla valutazione dei rischi già all’art. 2 nell’ambito della definizione stessa di “medico competente” dando così particolare enfasi a tale compito; gli artt. 25 e 29 forniscono i dettagli operativi di tale partecipazione tra i quali si cita, per non occuparsene oltre, quanto disposto al comma 1, lett. l) dell’art. 25 che stabilisce l’obbligo per il medico competente di visitare gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno e che aggiunge poi, con una puntigliosità degna di miglior causa, che se il medico competente optasse per una periodicità più ampia ne deve dare comunicazione al datore di lavoro perché questi lo annoti sul documento di valutazione dei rischi. È del tutto evidente che il medico competente deve avere una dettagliata ed approfondita conoscenza dei luoghi di lavoro e della loro evoluzione, e che da tale esigenza discende la frequenza con cui deve visitare i luoghi di lavoro;
compiti legati alla riduzione dei rischi: il ruolo del medico competente nell’individuare e nel mettere in atto le misure di prevenzione è di variabile rilievo in relazione alle diverse classi di fattori di rischio, alle diverse modalità di esposizione. In particolare, mentre il suo ruolo può essere secondario se non del tutto inesistente quando il pericolo o l’esposizione sono strettamente legati ad aspetti impiantistici, o all’assetto ed alle modalità di funzionamento di macchine e attrezzature assume invece la massima importanza quando si affrontano le misure finalizzate alla prevenzione di patologie legate all’esposizione ad agenti biologici, alla movimentazione manuale dei carichi o a movimenti ripetuti, agli aspetti organizzativi e comunque a tutti quei fattori che hanno a che vedere col benessere psicologico dei lavoratori. Su quest’ultimo punto si ricorda che il D.Lgs. n. 81/2008 fa esplicito riferimento ai fattori collegati allo stress correlato al lavoro nel definire i contenuti della valutazione dei rischi;
compiti legati alla sorveglianza sanitaria: la sorveglianza sanitaria di gruppi di lavoratori professionalmente esposti a fattori di rischio può essere vista come un caso particolare degli screening di popolazione. Si tratta infatti di riconoscere in soggetti apparentemente sani dei segni quanto più precoci possibile di una certa malattia. L’essere “mirata al rischio”, cioè volta ad identificare la/e malattia/e in cui possono incorrere i lavoratori che hanno una determinata esposizione professionale è lo specifico elemento che fa sì che la sorveglianza sanitaria in medicina del lavoro possa essere considerata un caso particolare di screening di popolazione.

In forma meno “aggregata”, le responsabilità previste in capo al medico competente dall’art. 25 sono le seguenti:
– collaborazione con il datore di lavoro e il SPP:
a) alla valutazione dei rischi,
b) alla programmazione della sorveglianza sanitaria,
c) alla predisposizione delle misure per la tutela della salute dei lavoratori,
d) all’attività di formazione e informazione dei lavoratori,
e) all’organizzazione del servizio di primo soccorso,
f) all’attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale;
– programmazione e attuazione della sorveglianza sanitaria alla luce della definizione di specifici protocolli sanitari;
– istituzione, custodia e aggiornamento della cartella sanitaria e di rischio e consegna della stessa al datore di lavoro alla cessazione dell’incarico;
– consegna della cartella sanitaria e di rischio al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro;
– informazione ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria e sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche al termine dell’attività lavorativa nel caso di agenti con effetti a lungo termine;
– informazione ai lavoratori sugli esiti della sorveglianza sanitaria e consegna agli stessi, su richiesta, della documentazione sanitaria;
– partecipazione alla riunione periodica di cui all’art. 35 e comunicazione dei risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria;
– visita agli ambienti di lavoro almeno una volta l’anno;
– partecipazione alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori.

Per un ulteriore approfondimento, si veda l’analisi tecnico-normativa dell’art. 25.

Per approfondire, consulta
– ISL 7/2015: “La diagnosi di malattia professionale da parte del medico competente” di Ugo Fonzar, Anna Elena Wudy, Corrado Negro, Francesca Larese Filon
– ISL 12/2015: “L’ambito di legittimità dell’operato del medico competente” di Maurizio Del Nevo e Andrea Del Nevo – clicca qui

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