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Le infezioni ospedaliere causano più decessi della strada

Su 10 milioni di pazienti ricoverati il 6% contrae un'Ica, un’infezione correlata all'assistenza sanitaria. I dati dello Studio Chiarini

infezioni ospedaliere
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Le infezioni ospedaliere sono un fenomeno dai contorni e dalle dimensioni più rilevanti di quel che si possa immaginare, sia in termini sanitari che economici. Lo Studio Chiarini, specializzato in procedure di risarcimento per danni dalle ICA (acronimo di “Infezioni correlate all’assistenza”, definizione con cui si definiscono quelle infezioni che non erano manifeste né in incubazione al momento del ricovero) sostiene che su10 milioni di pazienti ricoverati ogni anno negli ospedali italiani, circa il 6% contrae un’ICA durante la degenza e l’1% di questi 600.000 andrà incontro al decesso. Un dato fortemente al di sopra dei decessi stradali annuali, che però fanno più clamore.

Secondo il Report dello Studio Chiarini (in download gratuito qui), circa la metà delle morti da ICA si potrebbero evitare con una corretta prevenzione che tutti gli ospedali sarebbero chiamati a rispettare. Spiega l’avv. Gabriele Chiarini:
“Le più recenti revisioni critiche delle misure preventive delle ICA evidenziano il ruolo centrale della sterilità degli operatori e delle strumentazioni durante l’assistenza al malato. L’infezione va ricondotta non solo al luogo, ma anche alla procedura”.

Non va quindi considerata solo l’eventuale inadeguatezza dell’ospedale, ma anche quella di ogni operatore sanitario. I più frequenti veicoli di trasmissione delle infezioni ospedaliere sono infatti:
– le mani degli stessi operatori sanitari;
– gli oggetti che vengono in contatto con ferite o ustioni come aghi o bisturi, o quelli che entrano in contatto con mucose integre come endoscopi o portaimpronte odontoiatrici;
– gli oggetti di uso quotidiano come fonendoscopi o barelle; infine le pareti, i pavimenti, i sistemi di ventilazione e la rete idrica.

In caso di contenzioso è comunque la Struttura Sanitaria ad avere l’onere di fornire una documentazione completa che dimostri che siano state rispettate le più idonee ed efficaci misure atte a prevenire il contagio. Aggiunge Chiarini:
“I dati raccolti suggeriscono l’opportunità di riportare il tema al centro del dibattito sul nostro Sistema Sanitario, notoriamente provato da una cronica carenza di risorse.
La puntuale attuazione delle misure di prevenzione del rischio infettivo, infatti, consentirebbe non soltanto di promuovere la salute dei pazienti e salvare molte vite umane, ma anche di ridurre i costi connessi alle cure aggiuntive e agli indennizzi da erogare ai pazienti che abbiano contratto una ICA”.

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