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La prevenzione incendi nelle strutture sanitarie

Un approfondimento sul tema della progettazione della sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie

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Tratto dalla tesi di laurea “Progettazione della sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie: simulazioni di incendio e di esodo” – Autore: ing. Simone De Fazi – Rel. Prof. Ing. Massimo Guarascio, Correl. Ing. Nicolò Sciarretta. Corso di Laurea di Ingegneria della Sicurezza dell’Università La Sapienza di Roma.

2.1 Analisi statistica
Le strutture ospedaliere si trovano sempre più a dover agire su diversi fronti; è indispensabile la messa in sicurezza, secondo i requisiti richiesti dalle nuove normative e norme tecniche in materia di sicurezza, l’ammodernamento logistico – funzionale – impiantistico al fine di rispondere ai criteri di qualità imposti dalle disposizioni di legge per l’assistenza sanitaria ai fini dell’accreditamento delle strutture stesse, ma allo stesso tempo occorre fornire un servizio di qualità, sicuro ed erogabile costantemente.
Da un’analisi dei dati raccolti dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco si è riscontrato che negli anni 80 si è assistito ad un incremento del numero di incendi negli ospedali; questo incremento molto probabilmente era dovuto a diversi fattori tra i quali l’introduzione di nuove apparecchiature diagnostiche che richiedono ingenti quantitativi di energia elettrica (TAC, ecografia, RMN, PET, etc.), all’utilizzo di nuovi dispositivi che permettono di mantenere in vita i malati di alcuni reparti, quali terapia intensiva o rianimazione (respiratori automatici, apparecchiature per emodialisi, sistemi di monitoraggio in continuo, etc.), all’utilizzo di sempre più innovative tecnologie di intervento da parte dei chirurghi di sala operatoria.
Tutto ciò ha comportato un aumento dell’energia elettrica richiesta che a sua volta ha comportato un accrescimento nell’erogazione anche a fronte di un impianto elettrico, talvolta obsoleto e inadeguato.
Dall’annuario statistico dei Vigili del Fuoco dell’anno 2007 si possono dedurre, sulla scorta degli interventi effettuati tra il 2001 ed il 2007, le principali cause degli incendi in qualsiasi ambiente lavorativo e non.

figura 1

Non considerando l’altissimo numero di incendi le cui cause sono sconosciute o in via di accertamento, si evidenziano principalmente migliaia di interventi le cui cause sono riconducibili a malfunzionamenti di apparecchiature o impianti elettrici, riconducibili a camini o a faville in genere, all’uso improprio di mozziconi di sigaretta e di fiammiferi, nonché al surriscaldamento di motori e macchine.
Da ciò si può dedurre che particolare attenzione deve essere riservata alla corretta installazione e manutenzione dell’impianto elettrico, all’uso proprio di tutte le apparecchiature elettriche e/o elettromedicali, nonché alla buona tenuta in manutenzione, ma anche ai divieti di fumo, alla gestione di manutenzioni o lavorazioni che prevedono l’uso di fiamme libere, all’acquisto di materiali con bassa reattività al fuoco ed al controllo e manutenzione di tutte le macchine.

Dal dato generale passiamo ora ad un’analisi effettuata tra il 2007 – 2009, sempre dal Corpo dei Vigili del Fuoco, sulle principali cause di incendio negli ospedali:

figura 3

Dai dati sopra esposti rispetto a quanto riscontrato in generale, si evidenziano altre cause di incendio, quali, ad esempio, presenza di liquidi infiammabili, Ossigeno, gas anestetici, ma anche una casistica non trascurabile di incendi nelle cucine e di incendi dolosi.

Alcuni esempi con conseguenze disastrose sono riportati qui di seguito:
Istituto ortopedico Galeazzi Milano – 31 ottobre 1997
Camera iperbarica: presenti 10 pazienti ed 1 infermiere
Vittime: 11 persone (tutti i presenti all’interno della camera iperbarica)
Origine: un paziente che ha introdotto uno scaldino per le mani;
Carenze riscontrate: l’impianto di spegnimento automatico posto all’interno della camera iperbarica privo di alimentazione idrica, assenza del tecnico preposto alla consolle di controllo, anomalie nella concentrazione ossigeno e pressione interna dovute a malfunzionamento impianto di regolazione, inadeguata formazione dei pazienti, superficiale ispezione sui pazienti prima dell’ingresso nella camera iperbarica.

Residenza sanitaria psichiatrica di San Gregorio Magno (Sa) – 16 dicembre 2001
Presidio di 32 posti letto (presenti 28 pazienti e 3 infermieri)
Vittime: 19
Origine: nel locale infermiere a mezzanotte circa per probabile sovraccarico elettrico.
Carenze riscontrate: presenza di materiale altamente combustibile (vetroresina, linoleum, arredi), idranti dislocati lungo il perimetro della struttura privi di alimentazione idrica, mancato utilizzo di telefono fisso per segnalazione e assenza di segnale per cellulari, Vigili del Fuoco a 40 km, nessun allarme efficace (le vittime forse sotto sedativi furono trovate nei propri letti o nelle vicinanze), mancanza di certificato di prevenzione incendi.

Ospedale di Calcutta (India) – 9 dicembre 2011
Presidio: 160 persone presenti tra personale e pazienti
Vittime: 93
Origine: deposito di materiale combustibile nei sotterranei
Carenze riscontrate: scoppiato per cause ancora da accertare alle 3 del mattino ora locale, è partito dai sotterranei dell’ospedale e si è propagato rapidamente verso i piani superiori dell’edificio; privo di impianto di rivelazione, accumulo di materiale combustibile.

Ospedale di Figline Valdarno (Fi) – 1991
Vittime: 1 ustionato e danni materiali gravissimi
Origine: incendio nel deposito di biancheria sporca e attrezzature di pulizia adiacente alla terapia intensiva postoperatoria.

Ospedale Cardarelli di Napoli – 1992
Vittime: 27 evacuati
Origine: incendio di rifiuti nel sottoscala zona pronto soccorso e rianimazione chirurgica di urgenza.

2.2 Gestione della sicurezza antincendio negli ospedali
La lotta contro gli incendi si combatte sempre su almeno due fronti: la prevenzione e la protezione; al fine di ridurre l’insorgenza di un incendio occorre pertanto evitare che i tre fattori della combustione (combustibile, comburente ed innesco) siano presenti in modo concomitante e pericoloso.
La sicurezza antincendio delle strutture ospedaliere è condizionata da particolari fattori caratteristici di questa tipologia di attività, quali:

Configurazione architettonica degli edifici:
a. Edifici nuovi ed edifici storici;
b. Area degenze diversificate in base al servizio erogato, costituiti essenzialmente da: corridoi, camere di degenza convenzionate o a pagamento, soggiorni, sale di medicazione, studi medici, aree diagnosi e terapia, depositi temporanei di reparto, servizi igienici, cucina;
c. Area degenze day hospital o day surgery;
d. Aree attività specialistiche: sala operatoria, pronto soccorso, unità diagnostiche (TAC, PET, radiologia, risonanza magnetica nucleare, ecc.);
e. Aree ambulatori: sale di attesa, servizio cassa, corridoi, sale diagnosi, terapia o prelievi, studi medici;
f. Aree servizi sanitari: impianti termici (riscaldamento e raffreddamento), impianti distribuzione gas medicali, lavanderia, guardaroba, sterilizzazione, farmacia, obitorio, preparazione chemioterapici-antiblastici, laboratori di analisi, smaltimento rifiuti, palestre, piscina;
g. Aree servizi non sanitari: bar, negozi, cucine, aree ristorante e/o mensa, chiesa, ostelli o servizi di ricovero parenti, aule di docenza, biblioteche, archivi, centro informatico, guardiania, centralino, uffici amministrativi, saloni, centri congressi.

Presenza di fattori di rischio tecnologico:
a. Impianti alimentati a gas combustibili;
b. Impianti distribuzione gas medicali;
c. Camera iperbarica;
d. Attrezzature ad alta energia (TAC, PET, RMN);
e. Sorgenti di radiazioni ionizzanti di tipo sigillato o di tipo liquido;

Diverse tipologie di persone presenti:
a. Personale dipendente
b. Personale di ditte esterne;
c. Religiosi o volontari;
d. Docenti e studenti o specializzandi;
e. Visitatori e parenti;
f. Informatori scientifici;

Ciclo lavorativo continuo.

Condizioni psico-fisiche dei degenti:
a. Pazienti collaboranti;
b. Pazienti poco collaboranti (allettati o con deficit a deambulare);
c. Pazienti in alcun modo collaboranti (ad esempio terapia intensiva);
d. Pazienti con disabilità psichiche;
e. Pazienti da gestire (bambini).

Visti gli innumerevoli fattori da gestire in condizioni normali ed a maggior ragione in caso di emergenza, il Datore di Lavoro di una struttura ospedaliera dovrebbe in primo luogo prevenire l’insorgenza di qualsiasi tipo di emergenza, poi installare e mantenere efficienti efficaci misure di protezione ed infine pianificare ed attuare misure di gestione delle emergenze.
Risulta quindi evidente che in una struttura ospedaliere, ove i piani di evacuazione e messa in sicurezza della struttura sono difficili, la prevenzione è il principale e fondamentale strumento per salvaguardare la sicurezza delle persone, delle strutture, delle apparecchiature e per poter garantire un servizio medico diagnostico alla popolazione.

Prevenzione: le azioni, gli accorgimenti, le strategie, i controlli mirati alla riduzione della probabilità di insorgenza di situazioni di emergenza ed in particolare di incendi:
Realizzazione di impianti elettrici a regola d’arte (Norme CEI);
• Installazione di impianti parafulmine;
• Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e di utilizzazione delle sostanze infiammabili e dei gas medicali;
• Ventilazione dei locali;
• Utilizzo di materiali incombustibili;
• Pavimenti ed attrezzi antiscintilla;
• Eliminazione dell’accumulo di materiale combustibile in aree lavorative o di transito;
• Utilizzo di macchine marcate o certificate CE.

La prevenzione può considerarsi in generale come un complesso dinamico di misure organizzative, gestionali, conoscitive e di vigilanza, teso a limitare la probabilità che l’evento si verifichi.
A tale obbiettivo è indispensabile, oltre ad una corretta progettazione delle strutture, all’acquisto di macchine e materiali adeguati, la partecipazione consapevole dei lavoratori, ed in particolare:
a. la conoscenza delle attività lavorative costituenti l’azienda e dei processi relativi;
b. la conoscenza delle caratteristiche del macchinario eventualmente impiegato;
c. la conoscenza del grado di rischio d’incendio (basso, medio, elevato) e della classe di incendio possibile (A,B,C,D);
d. la conoscenza dell’edificio sede dell’azienda e delle misure di protezione attiva e passiva adottate;
e. la conoscenza, l’individualità e la raggiungibilità dei componenti la squadra di emergenza;
f. la conoscenza dei comportamenti corretti nei procedimenti di lavoro;
g. la conoscenza dei comportamenti corretti in caso di emergenza;
h. l’esercitazione periodica atta a fronteggiare, in circostanze simulate, situazioni di emergenza e di evacuazione dell’edificio.

Protezione: gli accorgimenti intesi a ridurre le conseguenze dell’incendio a mezzo della sua rivelazione precoce e della estinzione rapida nella prima fase del suo sviluppo.
Protezione attiva: l’insieme delle misure di protezione che richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto finalizzate alla precoce rilevazione dell’incendio, alla segnalazione e all’azione di spegnimento; tra le principali protezioni attive: estintori, rete idrica antincendio, impianto di rivelazione incendio, impianti di spegnimento, dispositivi di segnalazione ed allarme, evacuatori di fumo e di calore, segnaletica, presenza adeguatezza ed affidabilità di una squadra di emergenza interna.
Protezione passiva: l’insieme delle misure di protezione che non prevedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto, i cui obiettivi principali sono:
1. Limitare gli effetti dell’incendio nello spazio e nel tempo;
2. Garantire l’incolumità ei lavoratori;
3. Limitare gli effetti nocivi dei prodotti della combustione contenendo i danni a persone, strutture, attrezzature, macchine e beni.
I principali strumenti di protezione passiva sono: compartimentazione e separazioni, barriere antincendio, distanze di sicurezza esterne ed interne, bassa reattività al fuoco dei materiali utilizzati, sistemi di ventilazione, sistemi di vie d’uscita dimensione opportunamente in base al massimo affollamento ipotizzabile.

2.3 Preparazione del personale
Fondamentale risulta essere che tutti lavoratori presenti in un luogo di lavoro siano efficacemente informati e formati su tutti i rischi inerenti le attività lavorative e siano addestrati (mediante esercitazioni) ad evacuare i luoghi di lavoro non solo dal personale dipendente, ma da tutte le persone presenti.
A tal proposito la legislazione vigente, D.M. 10 marzo 1998, Allegato VII risulta essere chiaro ed inequivocabile per quanto concerne l’informazione, la formazione e l’addestramento antincendio:

figura 4

figura 5

2.4 Normative di riferimento

figura 6
Gli ospedali, in base al D.P.R. n. 151/2011, rientrano tra le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, ed in particolare l’attività n. 68:
L’attività n. 68, che sostituisce la vecchia attività 86 “Ospedali, case di cura e simili con oltre 25 posti lettoprevista dall’abrogato D.M. 16 febbraio 1982, non solo si applica alle strutture sanitarie pubbliche e private classificate ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 14 gennaio 1997, ma anche alle case di riposo per anziani, prima escluse.

figura 7

Con l’emanazione del D.M. 18 settembre 2002 “Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private”, modificato dall’aggiornamento del D.M. 19 marzo 2015, sono stati esplicitati i criteri di prevenzione e protezione applicabili alle attività sanitarie.

L’art. 1 del suddetto decreto (Regola Tecnica) si applica alle strutture sanitarie pubbliche e private che, ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 14 gennaio 1997, sono così classificate in relazione alla tipologia di prestazioni erogate:
a) strutture che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo e/o diurno (comprese le attività di day hospital e day surgery);
b) strutture che erogano prestazioni in regime residenziale a ciclo continuativo e/o diurno, quali:
a. presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali
b. presidi di tutela della salute mentale: centro diurno psichiatrico e day hospital psichiatrico;
c. presidi di tutela della salute mentale: struttura residenziale psichiatrica, strutture di riabilitazione e strutture educativo assistenziali per i tossicodipendenti;
d. residenze sanitarie assistenziali (R.S.A.);
c) strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio, quali:
a. assistenza specialistica ambulatoriale;
b. servizi di medicina di laboratorio;
c. attività di diagnostica per immagini;
d. presidi ambulatoriali di recupero e rieducazione funzionale;
e. centri ambulatoriali di riabilitazione;
f. centro di salute mentale;
g. consultorio familiare;
h. presidi ambulatoriali per il trattamento dei tossicodipendenti.

Nell’Allegato alla Regola Tecnica sono riportati:
Titolo I: espone definizioni e classificazione delle aree.
Titolo II: si applica alle strutture di nuova costruzione che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero e/o in regime residenziale a ciclo continuativo e/o diurno.
Titolo III: si applica alle strutture esistenti che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero e/o in regime residenziale a ciclo continuativo e/o diurno.
Titolo IV: si applica:
Capo I – a strutture, sia esistenti che di nuova costruzione, non soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco ai sensi dell’allegato I al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151;
Capo II – a strutture, sia esistenti che di nuova costruzione, che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale aventi superficie maggiore di 500 m2 e fino a 1000 m2;
Capo III – a strutture esistenti che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale aventi superficie maggiore di 1000 m2;
Capo IV – a strutture di nuova costruzione che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale aventi superficie maggiore di 1000 m2.
Titolo V inerente il sistema di gestione della sicurezza finalizzato all’adeguamento antincendio.
All’interno degli ospedali nuovi o esistenti (Titolo II e Titolo III) è inoltre indispensabile suddividere e classificare le diverse aree, secondo quanto sotto riportato:
Tipo A: impianti e locali tecnologici (locali caldaia, gruppi elettrogeni, impianto di climatizzazione, impianto gas medicali, garages ecc.);
Tipo B: aree a rischio specifico accessibili al solo personale dipendente (laboratorio analisi, radiologia, radioterapia, lavanderia, sterilizzazioni, inceneritori R.S.O. ecc.);
Tipo C: aree ambulatoriali senza ricovero;
Tipo D: aree ospedaliere, residenziali e speciali (T.I., S.O., Rianimazioni, Isolamento, ecc.);
Tipo E: spazi non propriamente sanitari ma pertinenti strutture sanitarie (Uffici, Convitti professionali, Sale attesa ecc.)

Il D.P.R. n. 151/2011 “Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell’articolo 49, comma 4-quater , del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122” individua le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e disciplina, per il deposito dei progetti, per l’esame dei progetti, per le visite tecniche, per l’approvazione di deroghe a specifiche normative, la verifica delle condizioni di sicurezza antincendio che, in base alla vigente normativa, sono attribuite alla competenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

In Allegato I al decreto sono riportate tutte le attività soggette ai controlli di prevenzione distinte nelle categorie categoria A (attività semplici), categoria B (attività mediamente complesse), categoria C (attività complesse), in relazione alla dimensione dell’impresa, al settore di attività, alla esistenza di specifiche regole tecniche, alle esigenze di tutela della pubblica incolumità.
Afferenti ad una struttura ospedaliera non solo ci potrebbe essere l’attività n. 68, ma anche altre attività quali ad esempio:

figura 8

E ancora….

figura 9

In base alla categoria dell’attività sono previsti obblighi differenti, secondo quanto riportato schematicamente qui di seguito:

figura 10

Al fine di poter gestire il rischio incendio ogni aspetto sopracitato deve essere tenuto costantemente sotto controllo ed a tal fine non solo occorre far riferimento alle normative italiane (D.Lgs. n. 81/2008, D.M. 10 marzo 1998, D.M. 18 settembre 2002, etc.), ma è opportuno anche confrontarsi con le innumerevoli norme di buona tecnica che orientano verso sistemi antincendio adeguati.

figura 11

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