La sicurezza sul lavoro inizia dalla progettazione | Ingegneri.info

La sicurezza sul lavoro inizia dalla progettazione

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Il 22 maggio a Torino si terrà il convegno “Meno carta più sicurezza”, una giornata che intende fare il punto sull’evoluzione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro e, in particolare, sensibilizzare sulla “distanza” tra gli obblighi adempiti solo formalmente e la reale diffusione di una “cultura della tutela”.

L’evento, promosso da Qualitas in collaborazione con Aiesil, Inail, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, vedrà anche la premiazione dei vincitori di un concorso dedicato a datori di lavoro, Rspp, preposti, professionisti, manutentori, tecnici, artigiani, che hanno realizzato soluzioni concrete ed economiche per aumentare la sicurezza sul luogo di lavoro, riducendo o eliminando il rischio per i lavoratori.

In occasione dell’evento, Ingegneri.info ha intervistato Paolo Simionati di Qualitas Aiesil Piemonte, tra i promotori dell’iniziativa e da più di trent’anni impegnato sul tema della tutela della sicurezza sul lavoro.

Dott. Simionati, qual è il tema centrale dell’evento?

Il tema centrale, in estrema sintesi, è non la carta per certificare la sicurezza ma la sicurezza certificata dalla carta”. Il Concorso “Meno carta più sicurezza”, infatti, vuole premiare gli operatori della sicurezza (datori di lavoro, progettisti, RSPP, manutentori, ma anche lavoratori e preposti) che hanno individuato interventi tecnici derivati dall’esperienza e che abbiano dato buona prova della loro efficacia per la riduzione dei rischi sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Oggi, purtroppo, ancora troppi operatori guardano alla sicurezza in termini formali, in larga parte finalizzati all’adempimento della norma di legge per evitare le sanzioni. Pertanto riteniamo che, chi progetta, attua e segue la sicurezza nei luoghi di lavoro in termini coerenti con il quadro legislativo vigente, investendo risorse umane ed economiche sui reali interventi di riduzione del rischio, debba essere premiato.

La troppa burocrazia, anche in questo settore, toglie preziose energie alle imprese che potrebbero invece essere impiegate per il miglioramento della sicurezza.

Per inseguire solo le richieste della legge ci siamo ridotti a fare sempre più i “commercialisti della sicurezza” e sempre meno gli “ingegneri della sicurezza”. Il risultato è disastroso per le imprese.

In che modo l’introduzione delle Linee applicative per la formazione alla sicurezza, previste dall’accordo Stato-Regioni, ha cambiato il modo di concepire il tema all’interno delle aziende, piccole o grandi? Quanto c’è ancora da fare in materia?

E’ ancora presto per poter dire quanto le Linee applicative per la formazione abbiano cambiato il modo di concepire la sicurezza all’interno delle aziende. Indubbiamente costituiscono un’occasione importante per discutere con i lavoratori e gli operatori, quanto e come debba cambiare l’approccio alla sicurezza nelle aziende.

Sono circa 35 anni che mi occupo di sicurezza e salute nelle aziende di tutti i settori, di piccole, medie e grandi dimensioni, e più me ne occupo e più mi appaiono aspetti che devono essere migliorati. C’è da fare tantissimo, a partire dal management, diciamo la verità, non sempre all’altezza.

Ma se dovessi indicarne una, la più importante per cambiare il modo di concepire il tema, mi verrebbe da dire la formazione della cultura della sicurezza e salute fin dalle scuole elementari, per i nostri figli, che saranno i futuri datori di lavoro, manager, lavoratori, progettisti del nostro paese.

Durante l’evento di Torino premierete tre esempi “vincenti” di riduzione “effettiva” del rischio. Al di là dei vincitori, può tracciare un bilancio relativamente alle proposte arrivate? 

Il Concorso “Meno carta più sicurezza” è la prima iniziativa nazionale che riconosce un premio in denaro e un riscontro significativo all’operatore della prevenzione più attento e innovativo. Al Concorso può partecipare chiunque, non l’impresa ma direttamente l’operatore che ha “speso del suo” per trovare soluzioni per la prevenzione dai rischi. Non progetti futuri che verranno realizzati solo se finanziati, ma interventi già attuati che abbiano dimostrato la loro efficacia.

Come vede, premiamo solo “chi ci crede veramente” senza dover produrre altra carta per dimostrare qualcosa. Secondo noi è così che dovrebbe funzionare anche a livello nazionale.

Gli interventi inoltrati alla Giuria di “Meno carta più sicurezza” (il cui Presidente è Lorenzo Fantini del Ministero del lavoro e delle politiche sociali) sono molto interessanti, riguardano sia il mondo produttivo industriale sia quello civile. Ad esempio ci è stato presentato un banco antisismico per le scuole. Quando lo abbiamo visto ci siamo chiesti, la carta, di fronte ad una emergenza o una calamità naturale, avrebbe fatto la differenza? No, non sarebbe servita a niente.

Per quanto riguarda gli altri interventi inoltrati al Concorso venite al Convegno del 22 maggio a Torino e li vedrete. Infatti, nel nostro paese non è presente un sistema premiante fruibile da parte di tutte le imprese, anche per quelle meno strutturate. Intendo dire che l’imprenditore che investe sulla sicurezza e sul miglioramento della salute dei propri lavoratori non viene premiato dalla legge. Questo non incentiva certo gli investimenti in tal senso ed è miopia da parte degli Enti governativi. Una detassazione diretta, come è stato fatto per gli interventi di risparmio energetico nell’edilizia, potrebbe essere una buona idea: l’imprenditore deve poter valutare subito, concretamente, il vantaggio che ricadrebbe di conseguenza su tutta la società.

Qualitas, che organizza l’evento, vanta una notevole esperienza in materia di formazione al tema della sicurezza. In base alle esperienze pratiche di corsi e convegni, quali sono le novità normative per datori di lavoro e Rspp più difficili da introdurre nelle regolari pratiche aziendali? 

Qualitas ha ideato il Concorso grazie alla propria esperienza, ma tengo a precisare che l’Inail di Biella e la Direzione Inail Piemonte hanno sostenuto e condiviso pienamente il Progetto. La formazione di tutti gli operatori, consulenti compresi, non è stata sufficientemente e correttamente interpretata così da fornire quella cultura del fare sicurezza, quella cultura della prevenzione vera, che è il punto centrale del Concorso Mcps.

L’esperienza ci ha dimostrato che anche implementare “sistemi” o “modelli” di gestione della sicurezza, se la volontà di perseguire l’efficacia delle misure di prevenzione non è fortemente presente, in ogni area dell’organizzazione, diventa l’ennesima attività di produzione di carta, documenti e registrazioni inutili.

Un consiglio che personalmente do ai miei clienti è “innanzitutto realizziamo la sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro, a partire dalla progettazione, e poi scriviamo il Documento di valutazione dei rischi residui”. L’errore, molto pericoloso e non produttivo, è procedere al contrario.

Qual è la sfida più difficile nell’Italia di oggi per la diffusione di una reale “cultura” della sicurezza sul lavoro?

Oggi si scrive molto ciò che vorremmo che fosse, senza valutare gli aspetti negativi che possono derivare da un approccio approssimativo e, come più volte affermato, troppo burocratico, poco pragmatico.

La sfida più difficile è fare comprendere al management aziendale che la carta non elimina il rischio, non migliora il benessere nei luoghi di lavoro ed, inoltre, non produce ritorno economico e competitività per la propria organizzazione. Questa è l’eredità di una cultura del “fare sicurezza” erroneamente interpretata.

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