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Lavoro agile e sicurezza: le tre difficoltà delle imprese

Dall’ultima opera di Raffaele Guariniello, un’analisi delle principali difficoltà interpretative della legge sul lavoro agile in chiave di sicurezza

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Raffaele Guariniello, figura di riferimento massimo nel panorama nazionale sulla sicurezza sul lavoro, ha recentemente pubblicato un eBook dedicato al tema “La sicurezza sul lavoro agile”. Si tratta di una delle prime – e insieme delle più qualificate letture interpretative della recente legge sullo smart working, la n. 81/2017, che ha impattato notevolmente sulla gestione della sicurezza. Nell’eBook, disponibile sul mercato a un prezzo calmierato, Raffaele Guariniello tocca vari temi: dalle forzature interpretative della legge alle linee guida del ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione, che Guariniello definisce “fuorvianti”, fino alla sicurezza del lavoro agile nei cantieri temporanei o mobili e nei lavori intra aziendali. Di seguito, un estratto dall’eBook.

Difficoltà delle imprese nella tutela della sicurezza dei lavoratori agili
di Raffaele Guariniello

Ci rendiamo ormai conto delle difficoltà che, sotto il profilo attinente alla sicurezza del lavoro, le imprese sono chiamate ad affrontare qualora si avvalgano di lavoratori agili. In base all’art. 18, comma 1, secondo periodo, Legge n. 81/2017, in caso di lavoro agile, “la prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa”; e si comprende quanto possa essere arduo per il datore predisporre ed attuare quelle “misure di prevenzione per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali” contemplate dall’art. 22, comma 2, Legge n. 81/2017. Non a caso, prima dell’approvazione della Legge n. 81/2017, taluno aveva causticamente, ma senza fortuna, auspicato l’”agilità” anche delle soluzioni adottate in campo prevenzionistico. E non a caso, dopo l’approvazione della Legge, altri ha evocato lo spettro della responsabilità oggettiva.
Tre punti meritano in ogni caso di essere sottolineati:
 1) L’art. 19, comma 1, primo periodo, Legge n. 81/2017 stabilisce che “l’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore”. Nessun dubbio che oggetto dell’accordo debba essere anche l’individuazione dei luoghi di esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, e che un datore di lavoro non potrebbe essere chiamato a rispondere di violazioni inerenti alla sicurezza in luoghi dei quali non sia edotto in tempo utile per la valutazione e prevenzione degli eventuali rischi ivi presenti. Va da sé, per altro verso, che simili violazioni possono essere addebitate al datore di lavoro che non si preoccupi di predeterminare i luoghi di esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali.

2) Al pari dei locali aziendali, anche i luoghi di esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali devono essere accessibili da parte del datore di lavoro (o di chi per o con lui, dall’RSPP al medico competente), dell’RLS e delle autorità competenti al fine di verificare l’osservanza delle norme di sicurezza nel rispetto dei rispettivi compiti assegnati dal D.Lgs. n. 81/2008. Qualora poi l’accesso a un determinato luogo sia inibito dal soggetto che ne abbia la disponibilità, scatta inevitabilmente il divieto di esecuzione della prestazione lavorativa in quel luogo, e ove del caso il recesso dall’accordo. L’art. 19, comma 2, ultimo periodo, Legge n. 81/2017 prevede che “in presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, o senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato”.
3) È immaginabile che non di rado un datore di lavoro versi nell’impossibilità di valutare i rischi presenti in determinati luoghi di esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, ovvero che a seguito della effettuata valutazione dei rischi si renda conto che in uno o più di tali luoghi non risultano adottate le necessarie misure di prevenzione e protezione. Può il datore di lavoro egualmente consentire l’esecuzione della prestazione lavorativa in tali luoghi? La risposta è no: “‘La valutazione del rischio deve essere preventiva allo svolgimento dell’attività lavorativa. Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare la valutazione dei rischi connessi alla sua azienda e alla sua attività proprio per scoprire e gestire eventuali pericoli occulti o non immediatamente percepibili, e non può aspettare di scoprire tali pericoli con l’infortunio di un dipendente. Ignorando le condizioni di agibilità del manufatto, il datore di lavoro avrebbe dovuto verificarle di persona o tramite un tecnico appositamente nominato, prima di consentirne l’accesso ai dipendenti. Ovvero avrebbe dovuto impedire del tutto tale accesso” (così, per tutte, Cass. 22 marzo 2016 n. 12257, in Guariniello, Il T.U. Sicurezza sul lavoro commentato con la giurisprudenza, nona edizione, Milano, 2017, sub art. 28, al paragrafo 20). Con l’avvertenza, peraltro, che “la valutazione dei rischi ha il compito di rilevare i rischi che possono essere individuati con la diligenza richiedibile al datore di lavoro e di individuare le misure, anche procedurali, idonee a fronteggiarli” (circa la necessaria prevedibilità dei rischi da valutare v. Guariniello, op. cit., sub art. 28, al paragrafo 2).

Leggi anche, di Raffaele Guariniello: Lavoro agile e sicurezza sul lavoro: i dubbi di Raffaele Guariniello

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