Lavoro agile e sicurezza sul lavoro: i dubbi di Raffaele Guariniello | Ingegneri.info

Lavoro agile e sicurezza sul lavoro: i dubbi di Raffaele Guariniello

Il Jobs Act degli Autonomi ha conseguenze dirette sulla gestione della sicurezza tra datore di lavoro e lavoratore. Abbiamo chiesto un’opinione al Procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello. Che ha molte perplessità a riguardo

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Il cosiddetto “Jobs Act degli autonomi”, cioè la Legge 22 maggio 2017, n. 81, in vigore dal 14 giugno, ha introdotto una serie di novità in tema di lavoro autonomo e lavoro agile, cioè una definizione ampia con cui si intendono – almeno secondo il testo di legge – le “misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” (Capo II). Si tratta di due nozioni che, inevitabilmente, introducono una serie di conseguenze sul piano della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sul tema del lavoro agile e del suo rapporto con la normativa in tema di sicurezza, abbiamo intervistato Raffaele Guariniello, Procuratore della Repubblica di Torino e riferimento nazionale sul Tusl e le sue applicazioni. L’intervista è pubblicata in occasione della recente pubblicazione di “Il Testo Unico sicurezza sul lavoro commentato con la giurisprudenza”, l’edizione aggiornata al 2017 del ‘classico’ pubblicato da Wolters Kluwer (Ipsoa) in cui ogni articolo del TUSL è commentato dal Procuratore con ampi e approfonditi riferimenti a casi concreti.

Prima di tutto, che cosa si intende per lavoro agile? Da cosa nasce l’esigenza del legislatore?
Nelle parole di esordio, il legislatore fa grandi promesse alle aziende e ai lavoratori. Dice di voler incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. E allora niente vincoli precisi di orario o di luogo di lavoro, ma un lavoro subordinato in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa.

È sicuramente arduo per il datore di lavoro predisporre ed attuare le misure di prevenzione per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali. Tuttavia questo non lo esime dai suoi obblighi anche in tema di sicurezza sul lavoro. Cerchiamo di fare chiarezza. In quali casi si applica alle prestazioni di lavoro il D.Lgs. n. 81/2008, T.U. sulla sicurezza sul lavoro e quali sono le deroghe alla regola generale?
Difficile mantenere le promesse iniziali. Prendiamo la sicurezza sul lavoro. Non si può sfuggire a una domanda: un datore di lavoro deve tutelare la sicurezza del lavoratore agile anche all’esterno dei locali aziendali? Il Parlamento ne ha discusso, ma alla fine nella fretta di approvare la legge -e si badi, dicendolo apertamente- non ha affrontato “tutti i punti che avrebbero richiesto una migliore esplicitazione”. E allora, in ossequio al postulato “il legislatore non sbaglia mai”, tocca agli operatori, agli interpreti, alle imprese, trovare la soluzione. E qui, proprio le titubanze del legislatore inducono ad applicare in assenza di una deroga esplicita la regola generale dell’applicabilità del TUSL stabilita dall’art. 3, comma 1, D.Lgs. n. 81/2008.

La legge sul lavoro agile n. 81/2017 apporta novità al tema dell’applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro a tali lavoratori?
Una novità come il lavoro agile avrebbe meritato un’apposita, specifica, equilibrata, disciplina. La legge n. 81/2017 non ha saputo farla. Né si può rimediare, percorrendo l’indebita strada delle forzature interpretative. Sorprendenti sotto questo aspetto sono le linee guida del ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione.

L’informativa scritta non è l’unico adempimento in tema di sicurezza a carico del datore di lavoro di lavoratori che svolgono la prestazione in modalità di lavoro agile. L’obbligo di redigere un documento di valutazione dei rischi rimane valido?
Una tipica forzatura è quella di dire che questa “informativa scritta” sarebbe l’unico obbligo del datore di lavoro a tutela della sicurezza del lavoratore agile. Non è così. Tanto per fare un esempio, l’informativa scritta al lavoratore e all’RLS non esime il datore di lavoro dal redigere, ed anzi presuppone necessariamente, un DVR che analizzi anche i rischi inerenti all’attività ovunque prestata dai lavoratori agili.

Il lavoratore deve svolge un ruolo nell’individuazione e rispetto delle misure di prevenzione e protezione nell’ambito della propria azienda e al di fuori dei locali aziendali?
Più che mai in un’attività quale quella espletata all’esterno dei locali aziendali il lavoratore è chiamato a recitare il ruolo di debitore, e non solo creditore, di sicurezza che nelle sue più recenti sentenze la Corte di Cassazione gli assegna. E opportunamente la legge n. 81/2017 si preoccupa di ribadirlo esplicitamente.

L’art. 18, comma 2, L. n. 81/2017 prevede espressamente che il datore di lavoro sia responsabile della sicurezza e buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Come va letta questa norma in relazione al tema della sicurezza?
Ecco un’altra norma destinata a seminare dubbi ed equivoci. Più che mai questa norma deve essere letta in stretta simbiosi con le altre disposizioni contenute nella legge n. 81/2017, e, quindi, non può essere intesa come norma che intenda limitare gli obblighi di sicurezza del datore di lavoro agli strumenti tecnologici.

Il datore di lavoro è tenuto a formare e addestrare i propri lavoratori agili? E con quali modalità?
L’informativa scritta al lavoratore e all’RLS sui rischi non basta. In tanto il lavoratore agile è in grado di cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte a sua tutela dal datore di lavoro, in quanto venga effettivamente formato (e addestrato).

Sono necessarie particolari riflessioni nel caso in cui la prestazione lavorativa nell’ambito di appalti intra-aziendali?
È un tema finora sfuggito all’attenzione. Eppure, come facciamo ad escludere che il lavoratore agile effettui la propria attività anche presso un’azienda committente ovvero in un cantiere temporaneo o mobile? Si tratta di un’ipotesi nella quale diventa palesemente ostico negare l’applicabilità rispettivamente dell’art. 26 e del Titolo IV Capo I del D.Lgs. n. 81/2008, e, dunque, escludere che vuoi il datore di lavoro del lavoratore agile, vuoi altri soggetti possano essere chiamati a tutelarne la sicurezza.

E nel caso di lavoratori agili presenti in una situazione particolarmente a rischio come quella dei cantieri temporanei o mobili?
Va da sé che, nel caso in cui presso un cantiere temporaneo o mobile operi un lavoratore agile, il suo datore di lavoro sia tenuto ad osservare gli obblighi di prevenzione e protezione previsti dal D.Lgs. n. 81/2008. E va da sé che restino salvi a carico dei diversi soggetti facenti parte dell’organizzazione committente (committente, responsabile dei lavori, coordinatori) i rispettivi obblighi contemplati nel Titolo IV, Capo I, D.Lgs. n. 81/2008.

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